Tre domande a Morten Kjaerum, direttore agenzia diritti umani UE

morten2Morten Kjaerum, direttore dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione Europea, di base a Vienna, è stato uno dei relatori di spicco della Conferenza “Il valore dell’Europa”, tenutasi a Montecitorio il 13 e il 14 marzo.

Nel suo intervento ha presentato dati allarmanti sulle violazioni di diritti umani nel territorio dell’Unione europea.

Nell’Europa del 2014 il rispetto dei diritti umani resta un problema serio. Ha parlato anche di nuovi casi di antisemitismo. Stiamo regredendo?

Abbiamo fatto tanta strada, siamo riusciti a costruire un solido quadro legale, e penso che in generale la protezione dei diritti umani sia migliorata.  Ma restano grandi problemi da risolvere. Il razzismo verso le minoranze etniche, per esempio, e l’antisemitismo che pensavamo fosse alle spalle, sono ancora vivi. Pensate ai risultati sconcertanti della nostra ricerca. Abbiamo interrogato le comunità ebraiche di nove paesi membri dell’Unione europea e più di un terzo delle persone hanno detto di aver preso seriamente  in considerazione di lasciare il paese in seguito alle discriminazioni subite.

La ricerca parla di violenza contro le donne diffusa. Può fornire qualche numero per avere un’idea della dimensione del fenomeno?

Pensate solo a questo dato: più di sei milioni di donne nell’Unione europea dicono di essere state vittime di stupro negli ultimi dodici mesi. Una donna su tre ha subito un qualche forma di violenza dall’età di quindici anni. 75% delle donne lavoratrici con un livello senior hanno subito molestie sul luogo di lavoro. Queste cifre dimostrano chiaramente che nell’Ue non c’è un’adeguata consapevolezza del fenomeno e di conseguenza strumenti efficienti per contrastarlo. E non dobbiamo scordarci della violenza psicologica. Pensiamo ai social media che fin dall’inizio sono stati severi nella censura di contenuti razzisti o antisemiti, ma che fino alla scorsa estate non avevano fatto nulla per impedire parole ed immagini d’odio contro le donne diffuse in rete.

Questo è un punto chiave. In che modo i media in generale, non solo i social media, potrebbero migliorare la situazione? 

Prima di parlare dei media bisogna parlare forse di chi ha accesso a un microfono, come i politici e i leader d’opinione. Sono loro prima di tutti che dovrebbero fare più attenzione quando parlano di rom, donne, persone LGBT o altri gruppi vulnerabili. E poi certo vengono i media, che dovrebbero semplicemente riflettere meglio la realtà. Prendiamo il caso dei migranti in Italia, per esempio. Danno un contributo sostanziale all’economia delle piccole e medie imprese, ma di questo i media non ne parlano quasi mai. Parlano sempre invece in maniera spesso populista di come i migranti abuserebbero del nostro welfare, giocando con le paure delle persone. Un’altra cosa che potrebbero fare i media per offrire una narrazione più vicino alla realtà è quella di dare voce ai contraddittori, invece di lasciare tutto lo spazio a dichiarazioni che fanno magari scalpore, ma che sono di carattere razzista o omofobo. Penso che questa sia una delle differenze principali tra Usa e Europa. Negli Stati Uniti alle parole d’odio vengono sempre accostate dichiarazioni nel senso opposto, mentre in Europa troppo spesso, e la tendenza mostra un peggioramento, i contraddittori in difesa dei gruppi minoritari non trovano spazio.

Morten Kjaerum è un avvocato danese. E’ stato direttore dell’Istituto danese per i diritti umani ed è ora a capo dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali. 

 

Share Button

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicatoI campi richiesti sono marcati da *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

Un commento su “Tre domande a Morten Kjaerum, direttore agenzia diritti umani UE