Un lavoro grazie ad Asylon, il vino etico-solidale di Todi

Asylon-wdi Gilberto Santucci

Asylon è il termine con cui nell’antica Grecia si indicavano i luoghi sacri nei quali si rifugiavano le vittime di guerre e persecuzioni.

Da circa due anni è anche il nome di un progetto pilota di integrazione sbocciato a Todi, in Umbria. Un progetto che è anche una bella storia, in grado a sua volta di raccontare molte altre storie. Sono quelle delle migliaia di persone che ogni anno chiedono asilo nel nostro Paese e le cui vite, spesso per lunghi mesi, restano sospese in un limbo all’interno dei centri di accoglienza, in attesa che le commissioni competenti si pronuncino.

E’ a Todi, dove già da un decennio la Caritas accoglie ogni anno decine di rifugiati nell’ambito del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, che ha preso forma l’idea di una collaborazione con lo storico Istituto Agrario “Ciuffelli” per attivare dei percorsi di formazione-lavoro che coinvolgano questi giovani durante il loro periodo di permanenza in accoglienza. E il tutto attraverso le risorse derivanti dalla vendita da parte dell’azienda agraria annessa alla scuola di un vino proveniente dai propri vigneti, alla cui coltivazione contribuiscono i richiedenti asilo coinvolti nel progetto stesso.

E’ così che, alla fine del 2011, con la Caritas e il patrocinio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nasce “Asylon”, il vino etico-solidale che trova, per la sua commercializzazione, anche il sostegno di Libera, associazione di nomi e numeri contro le mafie. Queste sinergie hanno dato vita ad un circuito virtuoso in grado di autoalimentarsi e di essere trasferito altrove con gli stessi auspicabili risultati.

Di Asylon in due anni sono state vendute in Italia e all’estero 5.000 bottiglie, per un ricavo di 30 mila euro, che hanno permesso a due gruppi di giovani rifugiati ospitati a Todi di essere inseriti nel progetto e di studiare all’istituto agrario, acquisendo competenze ed abilità utili a dare dignità al loro futuro.

La storia di Asylon, dicevamo, è anche un contenitore di tante altre storie. Come quella di Mohammed, 31 anni, scappato nel 2010 dal Niger attraverso la Libia ed approdato a Lampedusa nel maggio 2011 durante la cosiddetta “Emergenza Nord Africa”. A Todi ha studiato l’italiano, ha imparato la potatura delle viti e degli olivi, ha frequentato il cantiere scuola per le costruzioni bioedili in terra-paglia, ha collaborato alla vendemmia e ad altre operazioni agricole nell’azienda del “Ciuffelli”. Proveniente da una famiglia di contadini, aspira ad un lavoro in agricoltura che possa consentirgli di vivere dignitosamente in una terra che considera ormai la sua seconda casa.

La sua storia, dunque, potrebbe essere vicina ad un lieto fine. Ma la sua è soltanto una delle tante storie dei richiedenti asilo cui va data una risposta.

Gilberto Santucci è responsabile dell’azienda agraria-fattoria didattica dell’Istituto Agrario “Ciuffelli” di Todi, scuola di agricoltura tra le più antiche d’Italia. Giornalista pubblicista, ha fondato nel 1990 la testata locale “TamTam” che ha diretto per oltre venti anni; attualmente collabora con diverse testate.

Link al servizio trasmesso dal Tg3 Nazionale sul progetto

https://www.youtube.com/watch?v=K49p_FJg2rQ

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Un commento su “Un lavoro grazie ad Asylon, il vino etico-solidale di Todi

  1. nicola quadraro dice:

    Opera veramente commendevole ed esemplare nel nostro Paese. Con un poco di buona volontà tanti terreni incolti per abbandono o difficoltà di varia natura potrebbero servire da ottime scuole per tanti tipi di coltura e di commercializzazione del prodotto finito.