Donne, grammatica e media. Una battaglia culturale

ellekappa-giulia1-wdi Nicoletta Maraschio

“C’è un settore della lingua italiana contemporanea che merita a mio avviso, un’attenzione speciale per diversi motivi,

si tratta di un settore abbastanza ristretto, ma estremamente sintomatico di come una lingua possa cambiare sotto la spinta di significative trasformazioni sociali e culturali e nello stesso tempo possa resistere al cambiamento per la forza della sua stessa tradizione e per la mancanza di un consenso generalizzato.

Mi riferisco al modo con cui le donne vengono descritte dalla lingua italiana contemporanea, e in particolare all’uso della forma maschile anziché femminile per i titoli professionali e per i ruoli istituzionali ricoperti sempre più spesso da donne (ministro/ministra; architetto/architetta; il giudice/la giudice; il presidente/ la presidente; il senatore /la senatrice; ma sempre infermiera; fioraia; maestra; operaia; parrucchiera). Cecilia Robustelli è senza dubbio una studiosa che si è occupata molto di questo tema, sia dal punto di vista scientifico, sia da quello operativo, collaborando attivamente con enti diversi, come il Comune di Firenze, con varie amministrazione pubbliche e associazioni professionali e anche con l’Accademia della Crusca.

La Guida che ora si pubblica è significativamente intitolata Donne, grammatica e media, è rivolta a un ambito di grande risonanza ed è dedicata all’analisi delle più comuni scelte linguistiche adottate dalla stampa per rappresentare la donna. Essa contiene alcune importanti proposte operative, utili a far superare dubbi e perplessità circa l’adozione del genere femminile per i nomi professionali e istituzionali “alti”, suggerendo soluzioni di facile applicazione e di “buon senso” (per usare le stesse parole dell’autrice).

Quello che colpisce in modo particolare dai molti esempi riportati è la grande oscillazione di forme maschili e femminili che ricorrono persino a distanza ravvicinata (in uno stesso articolo si parla di ex sindaco/ex sindaca e in un altro la stessa persona è definita rettrice e subito dopo ministro), un’oscillazione certamente sintomatica di una grande, persistente incertezza.

Non dobbiamo meravigliarcene troppo: il nuovo ruolo sociale, culturale e politico della donna implica trasformazioni linguistiche profonde che richiedono tempo. Credo tuttavia sia molto importante che soggetti diversi si uniscano per stimolare una più diffusa consapevolezza dell’opportunità che anche l’italiano si muova verso un progressivo adeguamento alla realtà presente. Il rischio per la nostra lingua è quello di continuare a trasmettere una visione del mondo superata, densa di pregiudizi verso le donne e fonte di ambiguità e insicurezze grammaticali e semantiche. Perché mantenere oscurato il genere in nome di un presunto significato “neutro” del maschile?

Lo dice bene Cecilia Robustelli: “Oggi la parità di diritti passa per il riconoscimento – anche attraverso la lingua – della differenza di genere”. E allora occorre aggiungere una considerazione finale a quelle iniziali. La lingua non solo rispecchia una realtà in movimento, ma può svolgere una funzione ben più importante; quella di rendere più visibile quello stesso movimento e contribuire così ad accelerarlo in senso migliorativo”.

Questo testo è la prefazione, scritta da Nicoletta  Maraschio, Presidente onoraria dell’Accademia della Crusca, alla guida ‘Donne, grammatica e media. Suggerimenti per l’uso dell’italiano’, di Cecilia Robustelli. La guida è stata presentata a Montecitorio da Gi.U.Li.A, rete di giornaliste unite, libere e autonome. 

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5 commenti su “Donne, grammatica e media. Una battaglia culturale

  1. GF dice:

    Complimenti a Cecilia Robustelli per il volume e un grazie sincero a Laura Boldrini per farsene promotrice. Cara Presidente ti vogliamo bene! Un saluto da un residente all’estero che si occupa proprio di gender-sensitive language!

  2. GraficNovel dice:

    Il linguaggio è alla base di tutto e anche comprendere che in diversi ruoli si dovrebbe usare il femminile se si tratta di una donna, senza nulla togliere alle capacità della persona che si trova a svolgere una mansione. I tempi cambiano e anche il modo di guardare e accettare chi c’è dinnanzi a noi. Lei Presidente è un esempio, quando correggeva le persone che aveva di fronte che per il solo fatto di essere Presidente della Camera, automaticamente si rivolgevano con il Sig.re Presidente ignorando che era una donna. Adesso è diventato di uso comune rivolgersi a Lei con: La Presidente della Camera Laura Boldrini.

  3. Roberto dice:

    Ragionamento impeccabile….ma risultati incerti,per anni ancora avremo problematiche del tipo descritto nel testo di Nicoletta Maraschio,e molto dipenderà anche dai partiti al governo…ho sempre pensato al nord Europa come ad un esempio da seguire…e sono sicuro che gli Svedesi (tanto per fare un nome) conoscano bene la differenza fra il Presidente/la Presidente….occorre tempo in Italy. Saluti.

  4. Stefania Solcia dice:

    Sono una neo assessora all’unione dei comuni di Basiano e Masate, dove per la prima volta abbiamo una stupenda giunta composta da 3/4 da donne!
    Dove posso trovare qualche copia di questo testo ?
    Grazie mille.
    Saluti Stefania

  5. Miriam dice:

    Presidente Boldrini,

    E’ incoraggiante sapere quali sono le priorità di talune persone.

    Desolante, veramente.