Ebola, ecco come l’Aeronautica ha trasferito il medico malato in Italia

manfroni1di Piervalerio Manfroni

Il trasporto aereo di pazienti altamente infettivi è possibile solo attraverso l’utilizzo di sistemi di isolamento aviotrasportabili e personale altamente qualificato ed addestrato.Ed è una capacità esclusiva nello scenario internazionale. L’aumento dei viaggiatori internazionali, con la possibilità di rapidi spostamenti tra i vari continenti, l’esposizione a malattie contagiose endemiche in determinate aree geografiche, l’emergenza di malattie infettive altamente trasmissibili (vedi esperienza globale dell’outbreak di Ebola) e l’impiego di contingenti militari in ogni possibile parte del mondo, ha determinato l’esigenza di avere un sistema sicuro di evacuazione aeromedica, in grado di garantire la massima sicurezza per il paziente, i membri dell’equipaggio e il personale sanitario.

L’Aeronautica Militare ha sviluppato tale capacità sin dal 2005, attraverso l’acquisizione di sistemi capaci di mantenere l’isolamento del paziente durante il volo e consentirne allo stesso tempo l’assistenza medica, sistemi denominati in gergo tecnico ATI (Aircraft Transit Isolators).

In particolare, il  Servizio Sanitario del Comando Logistico, che ho l’onore in questo momento di dirigere, ha il compito di coordinare e pianificare tutte le attività inerenti questo genere di missioni, laddove l’attività operativa è di competenza dell’Infermeria Principale di Pratica di Mare, alle cui dipendenze vi è il Capo Gruppo Biocontenimento. L’unità di isolamento aeromedico impiegabile per una evacuazione sanitaria in alto biocontenimento, operativa in 8 ore dalla richiesta di trasporto, è costituita di massima da un Capo Team, un medico specialista in Malattie infettive, un anestesista rianimatore e personale sanitario qualificato oltre che addetti alla decontaminazione. Il personale svolge delle attività di addestramento ed esercitazioni periodiche in collaborazione con gli ospedali di riferimento e cura in Italia per le Malattie Infettive altamente trasmissibili, ovvero l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e il Luigi Sacco di Milano.aeronautica militare

Sono diversi i trasporti di pazienti infettivi in ambito nazionale effettuati nell’ultimo decennio in coordinamento con il Ministero della Salute, una capacità al servizio del e per il Paese in caso di emergenze biologiche.

L’ultima missione in ordine di tempo per il team di evacuazione dell’Aeronautica Militare è stato il rimpatrio dalla Sierra Leone del medico italiano di Emergency affetto da Ebola. Dopo poco più di 24 ore dal decollo dall’aeroporto di Pratica di Mare, il Boeing KC-767 allestito per lo speciale trasporto riatterrava sullo scalo laziale, una missione di oltre tredici ore di volo durante la quale – sempre in ambiente microbiologicamente protetto – il paziente è stato assistito senza alcun rischio e complicazione, per poi essere trasferito all’unità mobile di ricovero e cura dello Spallanzani.

Il trasporto in biocontenimento è dunque una capacità unica per il Paese, un’eccellenza dell’Aeronautica Militare e della Difesa, una risorsa in questo momento in campo per la lotta globale all’emergenza Ebola.

Il Generale Ispettore Piervalerio Manfroni  è il capo del Servizio Sanitario dell’Aeronautica Militare

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