“Ecco cosa significa salvare una vita umana”

image1di Matteo Gregorio

Sono stato impegnato presso l’isola di Samos in Grecia, a bordo della Motovedetta SAR CP322, per prestare assistenza e soccorso a donne, uomini, anziani e bambini.

Persone in fuga da fame e guerra che  hanno affrontato il tratto di mare che separa la Turchia dalla Grecia, in qualsiasi maniera e in ogni condizione climatica. Nei 19 giorni di missione abbiamo effettuato 9 operazioni di salvataggio tutte durante la notte, spesso si sfioravano addirittura i -4°C, ognuna estremamente delicata e complessa, mettendo in atto qualsiasi metodica. Siamo riusciti a salvare 165 vite, grazie anche al prezioso affiatamento con tutto l’equipaggio. Ne ho viste di ogni tipo in queste 9 operazioni, persone abbandonate sulle scogliere raggiungibili solo via mare, tantissimi bambini e neonati, numerose persone all’interno di piccolissime barchette di plastica. Spesso è stato decisivo, per strappare da morte certa questa povera gente, il mio intervento in acqua.

C’è un operazione di soccorso, però, che ricorderò più di tutte e mi lascerà il segno per sempre. Era la notte del 2 febbraio, buia e fredda come al solito. Appena mollati gli ormeggi, riceviamo immediatamente le coordinate di chi richiedeva soccorso e io e l’altro rescue dopo aver indossato l’equipaggiamento, ci siamo diretti a velocità massima sul target. Raggiunta la zona interessata iniziamo subito le ricerche con tutti gli strumenti in dotazione alla motovedetta, (radar, visore notturno, termo camera) ma nulla di tutto ciò era riuscito ad individuare quello che ad un certo punto le nostre orecchie potevano sentire ma non volevano credere: erano le urla di persone, i pianti strazianti dei bambini. Ci trovavamo in mezzo al mare, la visibilità era praticamente limitata al solo faro di ricerca della nostra barca, avanzavamo lentissimi per paura di investire quella povera gente agonizzante nell’acqua gelida, indicavamo la direzione al Comandante della motovedetta in base alla provenienza delle loro grida, poi finalmente individuiamo un primo gruppo di naufraghi, sicuramente una famiglia che per fortuna indossava giubbotti di salvataggio. Ho effettuato un primo intervento in acqua, mettendo in sicurezza a bordo, anche grazie all’equipaggio, i primi 5 naufraghi, ma sapevamo che non era finita, sentivamo ancora delle grida e dovevamo sbrigarci, ogni secondo che passava poteva essere fatale. Raggiungiamo il secondo gruppo, questa volta i naufraghi erano separati, il primo rescue si è diretto sul gruppo più vicino, mettendo tutti in sicurezza a bordo, io ho iniziato a nuotare, cercando al buio fra i frantumi di quella che poteva essere la loro barca affondata. Dopo oltre 150 m, il faro di ricerca riesce ad illuminare qualcosa, avanti ai miei occhi è comparsa una persona anziana priva di giubbotto di salvataggio e abbondantemente vestito che ormai aveva soltanto la bocca per respirare fuori dall’acqua e il dorso delle mani che, battendo sulla superfice, segnalava la sua presenza, 30 sec più tardi non avremmo visto più nulla, altri 5 minuti e non so se avremmo trovato tutti gli 11 naufraghi ancora in vita. Alla fine del soccorso, dopo aver realizzato di aver strappato dalla morte quelle 11 persone, le emozioni che ho provato sono indescrivibili, la persona anziana non finiva di ringraziarmi durante il trasporto in acqua e nella navigazione di ritorno nel porto di Samos. Tutto ciò non ha nessun prezzo, il diritto alla Vita non ha nessun valore economico ma è dovuto a chiunque, costi quel che costi.

Matteo Gregorio è sottocapo di prima Classe Rescue Swimmer in servizio nella Guardia Costiera Italiana

 

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3 commenti su ““Ecco cosa significa salvare una vita umana”

  1. Leidi Pierino dice:

    Non ci sono parole per quello che avete fatto per salvare quelle vite. Siete persone NOBILI, Rischiate la vostra vita per altre vite. Dio ve ne rendera MERITO.

  2. Claudio dice:

    Salvare vite umane e aiutare i migranti in arrivo da zone di guerra è un grande lavoro che tutti i giorni impegna Guardia Costiera, Marina Militare e tutti le altre forze dell’ordine e associazioni di volontariato
    un grande grazie a tutti loro che tutti giorni svolgono una nobile opera