Il Ruanda a 20 anni dalla liberazione

yolandedi Yolande Mukagasana

Quando fu colonizzato dalla Germania, il Ruanda era un paese feudale, che passò poi  sotto il protettorato della Società delle Nazioni e affidato al Belgio.

La carta di identità che riportava l’etnia, utilizzata poi per il genocidio, fu emessa nel 1930 dalla Tutela belga. Una carta d’identità basata su valori socio-economici ruandesi. All’epoca delle guerre di indipendenza in Africa, il Re ruandese rivendicò l’indipendenza per il suo popolo. Fu poi ucciso dal potere coloniale a Usumbura, mentre suo padre, che resisteva al Cristianesimo, fu forzatamente esiliato e ucciso in Congo.

Nel 1959, a seguito di manovre politiche, i Tutsi furono presi di mira e cacciati dal Ruanda. Chi resisteva veniva massacrato. Alcuni sopravvissuti si rifugiarono nei paesi limitrofi: Zaire, Burundi, Tanzania e soprattutto Uganda. Tra quelli che non fuggirono dal paese prima dell’indipendenza, concessa dal Belgio nel 1962, alcuni furono uccisi, altri deportati all’interno del paese, nel Bugesera, a sud-est di Kigali, una regione infestata dalla mosca tse-tse e coperta da una foresta abitata da animali feroci. L’indipendenza fu offerta dal Belgio agli estremisti Hutu, mentre i Tutsi furono esclusi. Esclusi dall’istruzione, dal lavoro, ecc. Alcuni giovani Tutsi cercarono di rientrare forzatamente in Ruanda e la risposta fu il massacro dei Tutsi rimasti nel paese. Nel 1963 si parlò perfino di genocidio.

Tutta la politica ruandese, dall’indipendenza in poi, è stata basata su questa identità artificiale creata dal Belgio. A partire dall’indipendenza fino al 1994, epoca del genocidio, la maggioranza numerica è stata considerata una maggioranza politica. Tutti i massacri producono nuovi rifugiati. Quelli ruandesi continuavano a chiedere l’aiuto dell’ONU per mettere fine alla condizione di rifugiato che si tramandava di padre in figlio, ma invano. Fino al giorno in cui si sono organizzati, hanno creato un fronte e attaccato il Ruanda. E’ nato così il Fronte Patriottico Ruandese, il cui braccio armato, l’Esercito Patriottico Ruandese, ha messo fine al genocidio.

Dal 1990 al 1994, si combatte una guerra civile con la partecipazione in particolare di Francia, Zaire e Kenia, di molti altri paesi, di altri attori e di mercenari. Il 6 aprile 1994 l’aereo del Presidente ruandese subisce un attentato. Viene istituito un governo di transizione con l’aiuto dell’Ambasciata di Francia, pianificato da tempo e già sperimentato sui Bagogwe nelle montagne di Ruhengeri-Gisenyi, nel 1991, e nel distretto di Bugesera, nel 1992, quando viene uccisa anche una religiosa italiana, Antonia Locatelli, perché chiedeva aiuto per i Tutsi che venivano massacrati. Quando inizia il genocidio, il 7 aprile 1994, l’ONU richiama i Caschi blu della missione di pace. I Tutsi sono lasciati soli ad affrontare i loro assassini, mentre i militari del Fronte Patriottico si battono per fermare il genocidio. A luglio il Fronte Patriottico proclama ufficialmente la fine del genocidio e insedia un governo. La fine del genocidio perpetrato contro i Tutsi, costato oltre un milione di vite in cento giorni, mette a dura prova il Ruanda in termini di ricostruzione, giustizia e convivenza.

Dopo la liberazione dalla dittatura del potere Hutu, il Ruanda è un paese completamente distrutto dall’odio. Gli studiosi dicono che per fare giustizia dopo un genocidio è necessario almeno mezzo secolo. Dopo gli spaventosi massacri dei Tutsi, non si poteva lasciare il genocidio impunito. Il Ruanda ha fatto quindi appello alla propria cultura e alla giustizia tradizionale, basata sulla confessione, il perdono e la riconciliazione.

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2 commenti su “Il Ruanda a 20 anni dalla liberazione

  1. Cosetta dice:

    Vorrei riportare una frase della Dr.ssa Anne Marie Pellettier ” Ogni volta che le donne sono maltrattate e umiliate e’ come se una società si privasse del futuro ” questo dovrebbe diventare un manifesto da appendere ovunque x ricordare quanto la violenza anche morale sulle donne sia lesiva della dignità umana e dimostri se una società e ‘ realmente evoluta……e se gli uomini ne sono degni rappresentanti …..dobbiamo continuare a lottare

  2. elisabetta dice:

    Perché l’uomo, e intendo maschio, ha dentro di sé la violenza e la voglia di sopraffare gli altri? Perché sempre gli interessi politici ed economici spingono a tanta miseria e odio? Io non ho risposte.