Infanzia, in Italia nidi comunali solo per il 13,5% dei bimbi

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di Arianna Saulini 

A 25 anni dall’approvazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) si sta lentamente affermando in Italia una cultura dell’infanzia.Ma c’è ancora da fare, in termini di programmazione e risorse dedicate ai bambini e agli adolescenti. La Convenzione ha compiuto una “rivoluzione culturale”, riconoscendo il minore non soltanto come oggetto di tutela e assistenza, ma anche come soggetto di diritto, e quindi titolare di diritti in prima persona.

In questi 25 anni, in Italia sono stati adottati provvedimenti importanti, a partire dalla ratifica  della Convenzione, nel 1991, e dei suoi due Protocolli opzionali, nel 2002; poi la Legge 285/97 ha creato un Fondo Nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza (superato da un fondo unico indistinto per le politiche sociali) mentre la Legge 451/97 ha previsto organismi di coordinamento specifici dedicati all’infanzia come: la Commissione parlamentare infanzia, l’Osservatorio nazionale infanzia, il Centro nazionale di documentazione e di analisi per l’infanzia. Infine, nel 2011, è stato istituito il Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, che affianca i Garanti regionali presenti in alcune Regioni.

Tuttavia, il sistema, così come pensato, fatica ad andare a regime, e l’assenza di un Piano Nazionale infanzia dal 2011, ben riflette il ritardo nella programmazione organica degli interventi per i minori e relativi investimenti.

Negli ultimi quattordici anni il Gruppo CRC, un network composto 87 associazioni che si occupano attivamente della tutela e promozione dei diritti dell’infanzia in Italia, ha monitorato l’attuazione della Convenzione in Italia, attraverso l’elaborazioni di rapporti di aggiornamento e l’organizzazione di incontri istituzionali di confronto con le istituzioni competenti a livello centrale e locale. Ancora oggi solo il 13,5% dei bambini 0 – 3 anni  ha accesso a nidi comunali o servizi integrativi. A questa percentuale si stima vada aggiunto un ulteriore 4% di bambini accolti da servizi privati non sovvenzionati da fondi pubblici. Al Sud e nelle Isole la situazione è più difficile: solo il 2,5% di bambini in Calabria che ha accesso ai nidi, seguita dalla Campania con il 2,8%.

La difficoltà principale che emerge dall’ultimo Rapporto del Gruppo CRC è quella di “mettere a sistema” le politiche per l’infanzia e l’adolescenza nel nostro Paese. Si è infatti assistito a un decentramento delle politiche sociali verso le Regioni, senza la definizione dei Livelli Essenziali di Prestazioni concernenti i Diritti Civili e Sociali (LEP) e soprattutto con la progressiva e costante diminuzione delle risorse destinate alle politiche sociali nel corso degli anni. Inoltre, non esiste un monitoraggio compiuto a livello istituzionale delle risorse dedicate all’infanzia e all’adolescenza e, proprio dall’analisi realizzata dal Gruppo CRC, risulta evidente che manca una strategia complessiva e una visione di lungo periodo. Anche sul fronte raccolta dati sull’infanzia, si resta un passo indietro. Permane la carenza del sistema italiano di raccolta dati inerenti l’infanzia e l’adolescenza; lacuna che non permette di stimare l’incidenza di importanti fenomeni e costituisce un impedimento per la programmazione e la realizzazione di politiche ed interventi idonei e qualificati.

In occasione dei 25 anni della Convenzione, il Gruppo CRC ha incontrato la Presidente della Camera Laura Boldrini e il Presidente del Senato Piero Grasso, consegnando loro il 7 ° Rapporto di aggiornamento, elaborato dal Gruppo e chiedendo che il Parlamento s’impegni a portare a termine importanti provvedimenti a favore dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese. In particolare, è stato sottolineata l’urgenza di una riforma della legge sulla cittadinanza per i minori di origine straniera e di adeguate misure di protezione e accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Il nostro auspicio è che da questo 20 novembre in poi si faccia un salto di qualità e che si passi da un’affermata cultura dell’infanzia anche a politiche e provvedimenti lungimiranti.

Il Gruppo Crc è un organismo creato a partire dal 2000 da un gruppo di associazioni impegnate nella tutela e promozione dei diritti dell’infanzia, che ha deciso di costituire un network per preparare un Rapporto indipendente, supplementare a quello governativo, da sottoporre al Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Negli oltre dieci anni di lavoro ha pubblicato sette Rapporti di aggiornamento annuale e due Rapporti Supplementari. Oggi il Gruppo CRC è composto da 87 soggetti del Terzo Settore che hanno dato vita ad un sistema di monitoraggio permanente, indipendente e condiviso sull’attuazione della CRC in Italia www.gruppocrc.net

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Un commento su “Infanzia, in Italia nidi comunali solo per il 13,5% dei bimbi

  1. lucio dice:

    Purtroppo in Italia, diversamente da altri Paesi molto evoluti in questo, non esiste una vera tutela alla maternità.
    Per tanti motivi, in primis quello economico, non si fanno più figli.
    Se però se decidesse davvero di intervenire pienamente con misure economiche e magari con la creazione di asili nido in tutti i posti di lavoro medio-grandi forse le cose cambierebbero e magari le madri sarebbero più tranquille.
    Grazie Laura