La battaglia dei lavoratori sardi di Ottana vittime di amianto

di Maura Crudeli

Amianto: oggi più che mai questa parola è entrata nelle case della gente, sulle pagine dei giornali, nei reparti di ospedali e nelle aule giudiziarie.

Due gli elementi complici di questa maggiore popolarità: uno la forte visibilità mediatica dei vari processi in corso in Italia, tra cui quello dello stabilimento della Eternit di Casale Monferrato finito con una vergognosa sentenza di prescrizione e l’altro l’incidenza di malattie e morti collegate a patologie asbesto correlate.

I dati sono preoccupanti, perché nonostante la legge 257, varata nel 1992, vietasse l’estrazione, l’importazione, l’esportazione e la produzione di amianto e di prodotti contenenti questo materiale, secondo il Consiglio Nazionale delle Ricerche, ad oggi ci sono in Italia ancora circa 2,5 miliardi di mq di coperture in Eternit, quasi 30 milioni di tonnellate e più di 40.000 siti inquinati. Ma i numeri fanno ancora più paura quando parliamo di morti: 4000 vite spezzate all’anno per patologie asbesto correlate in Italia, 15.000 in Europa e 100.000 nel mondo.

Va ricordato che l’Italia è stata fino alla fine degli anni ’80 il secondo maggiore produttore europeo di amianto nonché uno dei maggiori utilizzatori. Grazie alle sue straordinarie proprietà meccaniche e al basso costo, l’amianto è stato utilizzato in modo massiccio su tutto il territorio nazionale, soprattutto nel campo dell’edilizia, della cantieristica navale, dell’industria tessile e militare. Lo sfruttamento industriale dell’amianto iniziò nel novecento, quando l’austriaco Ludwig Hatschek, nel 1901, ottenne il brevetto per l’uso del composto cemento-carta-amianto battezzando la sua invenzione “ETERNIT” dal latino “aeternitas” (eternità). Ma già alla fine dell’ 800 si è cominciò a ritenere che alcune malattie polmonari potessero essere associate con l’esposizione all’amianto. Negli anni ’40 e ’50 si raggiunse la certezza scientifica e statistica del collegamento tra l’attività lavorativa in presenza di amianto e l’ asbestosi, e vi fu un’ampia diffusione di pubblicazioni che si preoccuparono di studiare, analizzare ed esporre i casi di asbestosi e di malattie da polvere di amianto.

Il 1965 costituisce comunque la data in cui la comunità scientifica internazionale suggella definitivamente l’esistenza di effetti cancerogenetici dell’ amianto con gli atti della Conferenza organizzata nel 1964  dalla New York Academy of Sciences. Le fibre di asbesto inalate provocano gravi patologie dell’apparato respiratorio (l’asbestosi, il tumore maligno del polmone e della laringe e il mesotelioma pleurico ) e neoplasie a carico di altri organi, il mesotelioma peritoneale, pericardico e della tunica vaginale del testicolo e il tumore maligno dell’ovaio.

L’Aiea, l’Associazione Italiana Esposti Amianto che da più di vent’anni si batte sul territorio nazionale per l’eliminazione dell’amianto e la tutela della salute e della sicurezza degli ex esposti e dei cittadini potenzialmente esposti, sostiene che non esiste alcun livello minimo di soglia al di sotto del quale vi sia sicurezza, quindi la massima concentrazione accettabile di fibre nell’aria deve essere zero. Perché abbiamo aspettato quasi 90 anni prima di bandire l’amianto dal nostro territorio se già alla fine dell’800 avevamo le prove della sua pericolosità? Oggi possiamo sostenere che, a distanza di 25 anni dall’emanazione di quella legge, la questione amianto è una vera e propria emergenza nazionale.

Da quasi 10 anni in Parlamento si continuano a produrre disegni di legge il cui obiettivo è integrare, implementare e agire sul tema amianto con rinnovata forza e incidenza territoriale. Il diritto alla salute dei cittadini italiani deve essere una priorità assoluta di chi governa la cosa pubblica e che ha il dovere di garantire uno stanziamento di fondi adeguati per affrontare l’emergenza sanitaria e ambientale che non coinvolge più solo gli ex lavoratori esposti all’amianto, ma tutti i cittadini che, spesso inconsapevolmente, respirano nelle proprie città e a volte nei propri uffici o nelle proprie abitazioni le fibre di questo killer invisibile. Di amianto si continuerà a morire se non corriamo ai ripari e bonifichiamo con urgenza.

IL CASO OTTANA

In Italia riscontriamo casi di forte discriminazione territoriale nel riconoscimento dei benefici previdenziali e delle malattie professionali, tanto che le vittime dell’amianto che si sono ammalate negli stessi stabilimenti dislocati in Basilicata e in Sardegna, ottengono risposte diverse e in alcuni casi anche la negazione della loro esposizione.

E’ il caso degli stabilimenti di Ottana e Assemini in Sardegna dove da poco più di due anni l’Aiea Sardegna sta combattendo per far ottenere i diritti dovuti alle centinaia di operai che hanno lavorato in quegli stabilimenti e che si stanno ammalando di malattie asbesto-correlate.

Maura Crudeli è nata a Monfalcone dove il padre lavorava nei cantieri navali Fincantieri, laureata a Roma in Sociologia e specializzata in Tutela Internazionale dei Diritti Umani, perde il proprio babbo per mesotelioma pleurico sette anni fa. Oggi è la Presidente di Aiea Onlus senza fini di lucro, che si prefigge a livello globale l’abolizione dell’amianto (o asbesto) in ogni sua forma: estrazione, impiego produttivo, commercializzazione. L’Aiea, nata dal movimento di lotta per la salute “MedicinaDemocratica” e fondata il 18marzo 1989 a Casale Monferrato, difende i diritti degli ex esposti e delle vittime dell’amianto, salvaguarda la salute degli ex lavoratori, chiede giustizia costituendosi parte civile nei processi, aiuta le vittime e i familiari ad ottenere i risarcimenti previdenziali di diritto, si impegna a mappare il territorio e a costituire sportelli amianto per informare sulla pericolosità della fibra.

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2 commenti su “La battaglia dei lavoratori sardi di Ottana vittime di amianto

  1. Armando dice:

    In un clima dove per troppo tempo le istituzioni interessate al problema amianto hanno minimizzato e spesso eluso l’argomento , e` entrata di forza fortunatamente L’ AIEA facendosi carico di tutto ciò che ha comportato l’immobilismo degli ultimi 25 anni. Grazie AIEA

  2. Alessandro Pipino dice:

    Condivido l’ analisi della Dott. Maura Crudeli.. Considerando la riconosciuta pericolosità dell’ Amianto come fonte di gravi patologie sulla salute umana e la notevole quantità di amianto ancora esistente nelle nostre strutture edilizie è necessario, a mio parere, un investimento urgente da parte delle Istituzioni, che preveda una bonifica completa di questo materiale ancora esistente, in tutte le strutture pubbliche e private sul territorio Nazionale. Cordiali Saluti
    Alessandro Pipino Montebelluna (TV)