La mia sfida: convertire l’azienda agricola di famiglia al biologico

di Maria Desiante

Sono un’imprenditrice agricola che ha scelto il biologico.

L’ho fatto perché sono fermamente convinta che la salvaguardia del territorio sia necessaria e d’esempio in un mondo che ha dimenticato la parola rispetto.

Rappresento la quarta generazione di una famiglia di agricoltori e oggi lavoro e gestisco la nostra Masseria a Gravina di Puglia, in provincia di Bari.

E’ iniziato tutto nel 2005. Grazie ai consigli di amici, esperti agronomi, abbiamo deciso di convertire l’azienda al biologico, interamente. E’ stata una sfida: in due anni abbiamo abbandonato completamente l’agricoltura convenzionale, cosa che inizialmente ci ha comportato grandi difficoltà ma che ha anche determinato la buona riuscita della masseria stessa.

Quando dico che il biologico è stata una sfida intendo dire che questo tipo di metodo è una scelta che ti impone di sottostare all’imponderabile: alla natura, ai suoi bisogni e alle sue variabili. Non c’è mai un’annata uguale ad un’altra, non si può prevedere con assoluta certezza come andrà un raccolto perché le variabili sono moltissime: i venti, le piogge, l’umidità.

Oggi non tornerei indietro: sono felice di fare quello che faccio e della strada che abbiamo intrapreso. Abbiamo vissuto, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, un periodo in cui i prodotti agricoli non avevano il giusto valore economico e il sistema bancario si rivolgeva come istituto di prestito ad altri settori. Siamo stati definiti folli, eppure anche quando le cose andavano male abbiamo sempre avuto qualcosa da mangiare. Mi pareva impossibile vivere certe situazioni, e continuavo a ripetere a mio padre: “Ma come fanno a non capire che produciamo qualcosa che nutre le persone?”. La tecnologia avanzava a ritmi velocissimi e nessuno che pensasse che l’agricoltura è il fondamento della vita.

Credo sia fondamentale guardare al mondo agricolo non solo come produttore di cibo -nutrimento e sostentamento – ma come generatore di identità culturali e territoriali dal profondo valore sociale.

La terra è vita, è madre del nostro passato, del nostro presente, del nostro futuro. Va tutelata e rispettata. Solo il vero amore per la terra recupera, trasferisce e diffonde dei saperi che rappresentano l’estro e la creatività propri di ogni civiltà. Persino uno dei più grandi ed affascinanti architetti del mondo e massimo esponente dell’architettura modernista, Antoni Gaudì, scrisse che “per essere originali bisogna volgere lo sguardo alle proprie origini”.

La nostra Puglia, la nostra Italia con il loro grande patrimonio agroalimentare, storico e culturale devono guardare alle origini e volgere lo sguardo al futuro.

 

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