“La responsabilità delle parole”

Alessia Tusellidi Alessia Tuselli

Il mio progetto di ricerca sarà finanziato attraverso la borsa di studio stanziata con i proventi delle vendite del libro della Presidente Boldrini.

Lavoro da circa 3 anni nei progetti di educazione alla differenza o educazione di genere che si articolano nello spazio scolastico. Vasta è la rete degli interventi di educazione, formazione e sostegno contro la violenza di genere, sulle donne in particolare. Un importante nodo interessa queste azioni, quello della valutazione: quando lo spazio educativo si chiude, che impatto hanno gli interventi sul contesto, sulle vite delle giovani donne e dei giovani uomini? Che impatto, rispetto a quello che la convenzione di Istanbul, dal 2013, ci indica come atto di responsabilità? Coerentemente con il problema emerso e con gli intenti della convenzione di Istanbul, la ricerca presentata si propone di valutare l’efficacia e l’efficienza (interna ed esterna), gli impatti nel medio-lungo periodo, delle azioni che ho appena menzionato. Il fine è quello di permettere uno screening degli interventi, nel tentativo di fornire informazioni utili rese disponibili ai policy maker locali ed alle Agenzie internazionali.

Mi pare che per parlare di violenza, bisogna prima di tutto parlare di queste due cose.

Vorrei parlare dello spazio della cultura perché è qui che si articolano le possibilità, (come vedete una parola che torna). Possibilità che si dispiegano nello spazio educativo, che dovrebbe essere sempre uno spazio aperto, eterogeneo, che parla al plurale, dalle prospettive articolate, accessibile a chi di possibilità nella vita ne ha poche e non ne conosce altre. Possibilità di migliorarsi, di conoscere, di stupirsi e di cambiare, la possibilità di imparare ad essere la persone che siamo, donne e uomini, ragazze e ragazzi, femmine e maschi, ma prima di tutto, persone. Soprattutto, questo è lo spazio dove si articola il diritto all’esistenza, un diritto che si costruisce a partire dalle parole. Questo lo voglio dire forte: qui nasce la responsabilità della parola, perché le parole costruiscono.

Per esistere, sono necessarie le parole. Che hanno perciò una responsabilità enorme.

Se una cosa non viene chiamata non esiste: se la presidente ha in dotazione la carta prestampata di Montecitorio con su scritto “il presidente”, allora la presidente Boldrini non esiste;

Se le donne della Repubblica non hanno una sala a Montecitorio, uno spazio nei libri di storia, allora non esistono, nella storia e  nella memoria;

Se non si chiama “famiglia”, nella e per la legge, una coppia di persone che vogliono stare insieme per la vita, a prescindere dal sesso che le contraddistingue, allora quelle due persone , insieme, non esistono.

I linguaggi del nostro tempo sono cosi tanti, allora la responsabilità delle parole per far esistere le persone diventa ancora più grande. Assumiamoci la responsabilità di far esistere, di raccontare un’altra storia e di raccontarla in questo spazio. Dalle scuole dobbiamo partire per rendere manifesta una questione che ha radici culturali profonde, che spesso viene dimenticata, occultata, non considerata.

Dobbiamo lavorare perché gli uomini e le donne di domani siano migliori di noi, e perché ciò avvenga va data loro la possibilità, la libertà, di essere le persone che sono, e non quello che crediamo sia conforme per il genere di appartenenza.

Ragazze e ragazzi che siete qui oggi, io ho molta fiducia in voi,  sarete migliori, sarete uomini e donne migliori, genitori di un figlio che indosserà una maglietta rosa senza problemi; genitori di una figlia che giocherà a calcio con le stesse possibilità di un calciatore maschio; figlia che potrà non amare i tacchi e sentirsi donna ugualmente. Loro sapranno, grazie a voi e ai vostri insegnamenti, di andare bene lo stesso, così come sono, perché sapranno di essere, prima di tutto persone e, nel limite del possibile, felici proprio perché si sentono in diritto di esistere.

Alessia Tuselli ha conseguito la laurea triennale e magistrale presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, corso di laurea in Discipline Economiche e Sociali per la cooperazione e lo sviluppo, Università della Calabria (Unical). Attualmente è dottoranda di ricerca in Scienze Sociali e Statistiche, XXX ciclo, presso il dipartimenti di Scienze sociali, Università Federico II, Napoli, città in cui vive da un anno. Da tre anni è formatrice in corsi di educazione alla differenza (o educazione di genere) per le scuole primarie e secondarie, corsi destinati ad adolescenti, pre-adolescenti, e docenti, naturalmente con articolazioni diverse a seconda dell’utenza. È nata a Pizzo in provincia di Vibo Valentia il 23/05/1986

 

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5 commenti su ““La responsabilità delle parole”

  1. Marisa dice:

    Ringrazio l’onorevole Boldrini per l’articolo sulla violenza di genere e per l’importanza attribuita alla formazione educativa per rendere ogni essere umano consapevole delle proprie risorse per costruire una cultura del rispetto.
    L’attenzione al linguaggio è altresì importante perchè la parola può costruire ma può anche demolire col rischio di diventare azione negativa pericolosa.

  2. teresa dice:

    Molto interessante , manifesto la mia disponibilità a collaborare al corso come una formatrice di formatori giurista dei diritti umani con particolare attenzione alle questioni di genere tra spazio e tempo per un confronto e costruzione di laboratorio per l’apprendimento universale oltre le differenze.Docente di discipline giuridiche ITCS ALberti di San Donà di Piave, il mio cv è on web.

  3. Marisa dice:

    N.B. Nel mio commento precedente, mi preme sostituire “l’onorevole Boldrini” con “La Presidente Boldrini”. Grazie

  4. Alessandro Pipino dice:

    Un plauso alla Presidente Laura Boldrini per il sostegno al suo progetto di Educazione di Genere…. (una riflessione) Un maggior potere alle Donne in Politica, nell’ Amministrazione Pubblica, nelle strutture Amministrative ,Fnanziarie, Industriali, Artigiane, a mio parere è auspicabile, ,in quanto le Donne, in genere, sono più determinate, meno arroganti, meno presuntuose, meno corruttibili degli Uomini.
    La violenza sulle donne, esercitata in ogni paese,, a mio parere, è soprattutto un problema Culturale.che puo essere vinto con il tempo, con l’ Educazione famigliare e scolastica, superando gli egoismi sociali che ancora permangono nelle nostre società
    Alessandro Pipino Montebelluna (tV) alexapipino@hotmail.com

  5. sono d’accordo sull’uso della parola. le parole devono essere ponderate perchè una parola non è come un’altra. lei presidente della camera parla di cultura quando la cultura non esiste più. si sarà accorta, in parlamento, della grande ignoranza che serpeggia tra i i parlamentari. il motivo è semplice: i professori universitari colti di ogni facoltà non ci sono più. le riforme scolastiche sono state una disgrazia. a livello parlamentare è necessaria una cultura classica alla vecchia maniera. come si può tornare indietro e prendere una maturità classica portando tutti gli esami e i riferimenti degli ultimi anni di liceo? impossibile. quanto alla questione di genere sono d’accordo con lei ma ho qualche perplessità che la violenza sulle donne possa diminuire. apprezzo, in ogni caso, i suoi sforzi per far tornare una società civile ma ho il timore che io non la vedrò. con stima infinita per il suo operato.