Alla Ericsson Italia lavoro a rischio anche se l’azienda fa profitti

foto sito 3di Patrizia Calandro

Sono una dei 2900 dipendenti Ericsson in Italia, che ad oggi vede il suo futuro più che mai precario e incerto.

La Ericsson, multinazionale leader nel settore dell’innovazione tecnologica, impiega personale altamente specializzato e da molti anni, per resistere nel settore globale delle telecomunicazioni e riposizionarsi nel comparto ICT è in fase di trasformazione. Peccato che questa trasformazione si sia tradotta in esuberi strutturali di personale dislocato nelle diverse sedi, da Roma e Milano a Genova.

Negli ultimi dieci anni la società ha portato a termine ben undici procedure di mobilità volontaria:  circa mille colleghi hanno scelto spontaneamente di andar via, i più fortunati in età pensionabile, altri hanno deciso di rimettersi in gioco oppure sono stati ricollocati nell’indotto. Sempre nello stesso periodo, la Ericsson ha spostato in paesi esteri come  Romania, India, Cina, Bulgaria molte attività professionali, “invitandoci” a trasferire knowhow ai colleghi che poi avrebbero svolto le nostre stesse mansioni  portandoci via il lavoro. Tra il 2014 e l’inizio del 2015 sono stati ceduti rami di azienda  (su Milano e Marcianise) facendo fuoriuscire circa settecento lavoratori. Nell’ultimo accordo firmato nel 2013, che includeva anche la mobilità volontaria, i lavoratori hanno accettato diciotto mesi di solidarietà e riduzione di altri istituti nonché l’eventuale demansionamento, proprio per scongiurare ulteriori esuberi.

Eppure, a fronte di tutti questi sacrifici, oggi l’azienda dichiara altri duecento esuberi entro dicembre 2015 e con lo scenario economico di riferimento e l’andamento del mercato prevede che gli esuberi diventino circa seicento fino al 2017 o forse addirittura mille. Questa volta non ci sono più volontari o persone vicine al pensionamento e l’azienda è intenzionata a procedere ai licenziamenti.

Ecco perché, da quando si è aperta la procedura ci siamo mobilitati con scioperi nazionali, assemblee, presidi. Abbiamo organizzato proteste davanti l’ambasciata svedese, la Rai, Montecitorio, la Regione. Abbiamo raccontato la nostra battaglia in programmi televisivi e della nostra situazione hanno scritto i giornali. Insomma, stiamo facendo di tutto per fare emergere questa situazione, che sembra inverosimile. La Ericsson, infatti, non è un’azienda in crisi, come oggi ce ne sono tante! Fa profitti che nell’ultimo anno sono anche cresciuti dell’otto per cento e assume, avvalendosi degli sgravi fiscali introdotti dalla legge di stabilità e della nuova regolamentazione del lavoro, ma licenzia gli “anziani” (età media 45 anni) per assumere i “giovani” (età media 28).

Allora mi chiedo, se gli sgravi fiscali fossero stati per il mantenimento del posto di lavoro degli “anziani” forse improvvisamente tutti noi saremmo diventati preziosissimi e ricollocabili? Ericsson procederebbe ugualmente con i licenziamenti? Credo che la ricchezza, sana e vera di un’azienda e di un paese, non si crea dividendo le generazioni. Siamo tutte persone che hanno contribuito e contribuiscono al successo. La mia è un’azienda privata che pone la sua attenzione al business, al profitto, ai dividendi per gli azionisti e ai bilanci, ma è un peccato che i conti si facciano troppo spesso sulla pelle dei lavoratori italiani. Le commesse non mancano affatto, solo che sono più profittevoli se alcune attività vengono svolte all’estero o da giovanissimi pagati al minimo sindacale dato che, competenza e maturità professionale non sono più parametri qualificanti.

Sono e siamo tutti molti preoccupati. E’ difficile per un genitore interrogarsi su come potrà continuare a sostenere i propri figli. E’ triste che molte colleghe stiano aspettando di vedere cosa accade prima di scegliere la maternità. E’ sconcertante constatare che non si comprende la dimensione sociale del lavoro. E soprattutto che la situazione che viviamo in Ericsson è solo la punta di  un iceberg. Nei prossimi anni potremmo assistere ad un riassetto dell’intero settore italiano delle telecomunicazioni che potrebbe portare molti e molti altri licenziamenti.

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6 commenti su “Alla Ericsson Italia lavoro a rischio anche se l’azienda fa profitti

  1. francesco dice:

    credo che la vicenda che e stata documentata rileva quando l economia sia miope all interesse del sociale.se una azienda va bene non si cerca di,licenziare anzi li si deve premiare per cio che fanno come utili tramite i prodotti che vengano realizati.

  2. luigi crocco dice:

    Gentile presidente.Laura Boldrini
    Da troppo tempo leggo notizie simili in italia che mettono a repentaglio migliaia e migliaia di lavoratori con altre migliaia e migliaia di familiari che vivono del loro lavoro.
    Credo sia giunto il momento di cambiare pagina sulle promesse disattese sul ingresso del euro basterebbe rifocolarizzare l attenzione sul motivo principale per cui e stato voluto l euro,
    di sostenere i salari sul inflazione con la politica monetaria tecnicamente attribuita alla banca centrale europea Bce di Francoforte , e la politica sociale dei redditi di competenza esclusiva a ciascun Governo degli stati membri che deve rispondere al proprio elettorato cosi dal 2001 per un motivo o l ‘ altro nessuno dei nostri maggiori responsabili al governo si e’ preoccupato di denunciare l’ anomalia al parlamento eu, deo
    beni sui prezzi raddoppiati al consumo diminuendo oltre il 50% il potere di acquisto dei lavoratori a salario in Italia con tutti i problemi dopo 14 anni , ancora ne derivano.
    Ma chiudo sulla speranza della nuova pagina per i testi approvati 6 luglio 2001 sulla crisi e l occupazione pagine 12 n.1-72 in particolare pagina 3/12 n. 13-14 si invita la commissione di trovare un metodo per un futuro in eurobbligazioni al 60% del debito pubblico dei paesi in difficolta’
    23 milioni minimo di persone economicamente attive a rischio disoccupazione e indigenza che valga anche in America sulla concorrenza dei bond e derivati Usa,per l euro forte a moneta rifugio.
    Per cui sin da subito potrebbero essere disponibili 120 miliardi di eurobbligazioni annuali a finanziare imprese con l obbligo di diminuire minimo 5000 euro annui gli oneri al Inps a 23 milioni di lavoratori a salario in difficolta ‘e sul controllo e gestione della Bce e della Banca d’ Italia e delle altre banche centrali in eu, il ritorno della liguidita’ per pagare piu’agevolmente nel tempo decine e decine milioni di pensioni al inps.
    Anche come primo paese al mondo a paradiso fiscale sul lavoro!!!

  3. lucio dice:

    Sono d’accordo con Francesco ma purtroppo sembra che in Italia che non si conosca il concetto di meritocrazia. In compenso molti nostri connazionali hanno sviluppato un’ottima professionalità nel rubare. A volte mi vergogno di essere italiano.

  4. Riccardo dice:

    Chi conosce Ericsson Sa Che queste cose sono normali. Io di mio grazie a Ericsson ho cambiato 3 volte azienda senza alzarmi dalla scrivania e soprattutto senza volerlo ma il mercato è così o fai quello che vuole o ti toglie il lavoro

  5. ecco, questo è uno dei tanti casi in cui lo stato è latitane. cosa possono fare dipendenti licenziati a 45 anni? perché lo stato non si assume responsabilità? e che dire del lavoro in nero al nord? nei confronti del caporalato non mi sembra siano stati adottati provvedimenti. stessa cosa nei confronti delle mafie cui dovrebbero essere requisiti i beni mobili e non immobili che vengono fatti saltare in aria subito dopo. ho il sentore che senza dubbio, in alto loco, ci siano connivenze e complicità. possibile che siano spariti tutti i valori e che certi individui, anche con alte cariche pensino solo al denaro? chissà, ma forse chiedo troppo, se l’on. boldrini possa intervenire di fronte a queste gravi ingiustizie. se non lo farà sono certa che non è nelle sue possibilità.

  6. ma come si fa a licenziare 50enni che non troveranno mai più posti di lavoro? vera crudeltà contro cui lo stato dovrebbe trovare misure adeguate. conosco una famiglia di imprenditori che quest’anno chiuderanno in passivo. poiché in situazioni analoghe i loro genitori non hanno mai licenziato nessuno, di comune accordo, gli eredi si sono ridotti gli utili per non licenziare nessuno. queste sono le persone di grande valore umano.