Il futuro della mobilità? Big data e ‘self driving car’

di Carlo Ratti

Si sente dire di frequente che stiamo entrando nell’era dei Big Data, delle grandi moli di dati. Di che cosa si tratta in ambito urbano?Secondo una celebre stima formulata da Eric Schmidt, l’ex amministratore delegato di Google, ogni due giorni il mondo genera una quantità di informazioni pari a quella prodotta dall’alba della civilizzazione fino al 2003 (oggi una quantità ancora superiore, dato che la stima di Schmidt è ormai vecchia di qualche anno). Queste informazioni, raccolte per i motivi più diversi – da una foto postata su Twitter a un database popolato con la lista dei pagamenti di una banca – ci permettono di osservare la città con occhi nuovi. Se interpretati, i dati ci fanno scoprire qualcosa in più sulla nostra società e sullo spazio in cui viviamo, guidandoci nella sua trasformazione.

L’analisi dei Big Data cambierà molti aspetti della nostra quotidianità: ad esempio il modo in cui ci muoviamo. Oggi le automobili sono risorse molto sottoutilizzate: i veicoli passano infatti la stragrande maggioranza del loro tempo parcheggiati e vuoti (fino al 95 per cento, secondo alcune statistiche americane). Proprio per questo la mobilità è un ambito di sperimentazione ideale per l’economia della condivisione – la cosiddetta ‘sharing economy’ a cui appartengono società come Uber o BlaBlaCar.

Un esempio di interpretazione dei Big Data è quanto abbiamo realizzato a New York con il MIT Senseable City Lab. Per un anno intero abbiamo monitorato gli oltre 13 mila taxi della città, costruendo una mappa interattiva capace di visualizzare circa 170 milioni di itinerari e la loro frequenza per fascia oraria. In questo modo abbiamo iniziato a farci un’idea su quello che si potrebbe risparmiare viaggiando insieme ad altri utenti: quasi il 40% in termini di denaro, distanza percorsa ed emissioni di CO2.

L’impatto di questi processi sarà ancora più evidente con l’avvento nei prossimi anni delle «self-driving car», ovvero le auto che si guidano da sole. In futuro la «nostra» auto potrà darci un passaggio al lavoro e poi, invece di restare ferma in un parcheggio, portare a scuola i nostri figli o quelli del vicino o chiunque altro faccia parte della nostra famiglia o rete di conoscenti o colleghi. Il risultato della condivisione dei veicolo, combinato alla condivisione del viaggio di cui parlavamo prima, ci consentono di ipotizzare una città in cui tutti potrebbero viaggiare su richiesta, ‘on-demand’, ma avendo in circolazione soltanto un quinto delle auto presenti oggi. Immaginiamo come sarebbero diverse le nostre città se facessimo sparire 8 veicoli su 10! L’impatto potrebbe andare da un minore costo ambientale a un sensibile risparmio di denaro, tempo ed energie. Liberate da veicoli in sosta, porzioni delle nostre strade e dei nostri parcheggi potrebbero persino essere riconvertite ad aree verdi.

Quello della mobilità è un esempio fra i tanti – ma molti altri aspetti delle nostre città possono essere trasformati dai Big Data. I dati stessi, se resi pubblici, possono aiutarci a cambiare il nostro comportamento, rendendoci consapevoli delle dinamiche urbane e del livello di sostenibilità delle nostre azioni quotidiane. Tramite i dati possiamo arrivare a capire più a fondo l’ambiente in cui viviamo – in modo da potercene poi prendere cura in modo più efficace.

Carlo Ratti è architetto, ingegnere e agit-prop. Professore presso il MIT di Boston, dove dirige il laboratorio di ricerca Senseable City Lab. E’ inoltre co-fondatore dello studio di progettazione Carlo Ratti Associati.
Nel suo intervento a Montecitorio per la presentazione del Rapporto Italia decide 2016 ha fatto riferimento a studi e progetti i cui dettagli sono a questi link:
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4 commenti su “Il futuro della mobilità? Big data e ‘self driving car’

  1. non ho potuto ascoltare il discorso di carlo ratti a Montecitorio per problemi tecnici del mio computer. ho letto, tuttavia, con attenzione, quanto gli esperti vorrebbero fare per quanto riguarda la mobilità nelle nostre città. se prendiamo ad esempio roma quanto scritto è da giudicarsi inattuabile ed utopistico. ogni sindaco a roma ha cercato di migliorare la viabilità con risultati disastrosi. colleghi di lavoro che usano lo stesso mezzo, ad esempio, si presuppone che debbano abitare nello stesso quartiere o in zone vicine. dovremmo pensare che tutti dovrebbero uscire dal proprio ufficio allo stesso orario. spesso accade che qualcuno di loro debba trattenersi e per tornare a casa dovrebbero prendere mezzi pubblici fatiscenti o inesistenti. quante volte assistiamo agli autubus fermi perché vetusti sono soggetti a guasti dei motori.sarebbe bello trovare le vie di roma sgombre da auto in fila ma giudico il progetto esposto per la capitale meramente utopistico. come giudico utopistico l’auto senza guidatore. vogliamo che ci si atrofizzi il cervello? spero di no. le auto che restano parcheggiate, il più delle volte sono le seconde auto. roma non è new york., dati o non dati che cozzano con la realtà. bellissimo il progetto che tuttavia non potrà essere messo in pratica. mi spiace di non essere d’accordo per la città di roma dove vivono figure legate agli impieghi soprattutto pubblici ed al commercio che lavorano in attività con orari differenziati.

  2. luigi crocco dice:

    mah forse per gli esperti e gli adetti ai lavori informatici sarà interessate muoversi un domani sui mega miliardi di bit dove ogni ricordo viene memorizzato ma nella pratica comune di un bimbo, uomo ,donna quando si siede al computer ha a che fare con un deficente che scrive, clicca qua clicca la°,- torna indiero -avanti- errore- ripeti – la rete o il sever è bloccato .
    E sono passati 10 minuti che sommati tutte le volte sono ore e ore che si perdono INDIVIDUALMENTE NON IMPARE UN LAVORO MANUALE E/O INTELETTUALE SUL ESEMPIO DEl contatto verbale e fisico anche STUDIO E SVAGO
    Che solo sul utilizzo del auto computerizzata al computer già è troppo e mi avanza a chiudere il computer , e pensare a qualcos’altro che non atrofizzi il mio encefalo antico

  3. nuccio dice:

    tutto molto bello ed interessante, ma gli uomini non sono ne’ filosofi ne’ santi e allora

    bisogna vedere cosa ne pensano i costruttori di auto e i petrolieri.