Il Partito Pirata replica a Confindustria: “Cultura sia condivisa gratuitamente sul web”

lanta1di Giuseppe Cossalter

“Come Partito Pirata in Italia vogliamo rispondere a Marco Polillo, editore e presidente di Confindustria Cultura Italia, che su questo sito ha espresso la sua concezione di web.

Mai lettura è stata più dolorosa dell’apprendere che qualcuno preferisca anteporre gli interessi economici di pochi ai diritti di molti. Ma il culmine del dolore sfocia nel momento in cui il web viene considerato al pari di una qualsiasi azienda, al pari di un qualsiasi mercato economico, in un’ottica meramente finanziaria orientata al profitto. Profitto, inutile dirlo, generato ai danni di tutti.

C’è troppa mistificazione, in tutto questo. Si tratta di un attacco frontale atto a sminuire chi, come noi, il web lo difende a spada tratta. Vogliono etichettarci come difensori di non si sa quale potente lobby economica inesistente, quando in realtà gli unici a trarre profitto da possibili limitazioni del diritto all’espressione dei netizens sono proprio quelle Aziende rappresentate dalla Confederazione. Non esistono “produttori di cultura”, la cultura deve essere di tutti. Non esiste il “furto di film” o di qualsiasi altra opera intellettuale digitale, ne esiste la condivisione su larga scala. L’avvento di Internet ha cambiato molte cose, ma quello che molti non hanno ancora realizzato è che il web può essere un enorme propulsore per l’economia. Il problema è l’approccio.

La cultura non ha bisogno di essere creata, veicolata, plasmata a misura di conto corrente. La cultura ha bisogno di essere diffusa e condivisa a titolo gratuito, generando interesse mediatico ed attenzione, per poi essere eventualmente monetizzata tramite canali alternativi. La cultura è il nostro passato, il nostro presente, e vogliamo che sia anche il nostro futuro. Ma in un mondo nel quale l’informazione viaggia in tempo reale, che senso ha cercare di applicare ragionamenti capitalistici che nulla hanno a che vedere con il concetto stesso di cultura? Che senso ha proporre al pubblico prodotti che non desiderano a prezzi poco appetibili, quando si potrebbe abbracciare il crowd-funding per fornire loro ciò che desiderano alla giusta cifra?

L’industria dei contenuti “vittima” del 2.0 non ha saputo adeguarsi a quello che è lo spirito libero, un po’ anarchico, del web. Non ha saputo capire che per attuare quella “transizione” dal reale al virtuale di cui si parla, bisogna rivedere i fondamenti stessi di un sistema capitalistico che non tiene conto degli interessi dell’utente finale. E quella stessa industria oggi è lì, alla porta, pronta a sfondarla ed a fare irruzione per arrestare tutti coloro che hanno scelto la Rete come casa: godendo nel privare la gente della loro felicità. E visto che, a dire di altri, la nostra è una posizione “di assoluto dominio nel mondo del web”… lasciatecelo dire, in conclusione: evidentemente non siamo gli unici a pensarla così. Là fuori, nel mondo reale, è pieno di Pirati che inconsapevolmente militano nel perseguire i nostri stessi obiettivi, mentre ci rattrista sapere che altre persone, invece di godersi le infinite possibilità di tutta questa tecnologia, pensano ad inseguire una gioia effimera e decisamente egoista”.

Giuseppe Cossalter, per gli amici e per l’NSA “Lanta”, è nato a Vicenza nel 1991. Da sempre appassionato di informatica, ha fondato la sua azienda all’età di 20 anni. E’ un attivista del Partito Pirata in Italia. Iscritto nel 2013, ha preso parte alla fondazione del Partito Pirata Europeo a Bruxelles in qualità di delegato italiano.

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6 commenti su “Il Partito Pirata replica a Confindustria: “Cultura sia condivisa gratuitamente sul web”

  1. L’Italia deve comprendere che il web ha cambiato molte cose, deve comprendere che sono necessari nuovi modi di considerare l’industria del terziario nell’ottica dell’esistenza del web. La cultura e l’informazione sono un diritto inalienabile. Preoccupiamoci di più di trovare modi nuovi di proporre l’informazione corretta sul web senza bufale e senza “protesi di complotto”, nuovi modi di produrre ricchezza senza la necessità di restrizioni. Invece di tentare inutilmente il web, cosa impossibile, cerchiamo di usarlo come un punto di forza. Preoccupiamoci di costruire una solidarietà sociale basata sulla condivisione e sulla produzione dell’informazione corretta, ne abbiamo veramente bisogno.

  2. stiamo vivendo un periodo inarrestabile di degrado sociale e culturale che non possiamo ipotizzare quale effetto avrà sulle generazioni future. il web può aiutare, ad esempio, per andare a cercare delle particolarità storiche che non riusciamo a ricordare. può essere utile in alcuni casi e fare danni in altri. io sono un medico di una certa età ed ho preso la maturità classica a roma prima della riforma. resto del parere che la cultura proviene dalla scuola se gli insegnanti sono capaci e dai libri.il web fa danni perché i libri sono idispensabili. era sui libri che noi eravamo abituati a sottolineare ciò che era più importante. i libri e gli appunti presi da professori validi, insieme alla nostra passione per la cultura facevano di noi delle belle persone. ora i ragazzi non sanno né scrivere né parlare. comunicano attraverso un apparecchio senz’anima e non parlano con un linguaggio forbito. non è loro la colpa certamente ma di una società malata. come è malata la società che fa acquisti a distanza, che non ama altro che i soldi quando esistono cose che non si possono comprare. i valori quali l’onestà e la dignità sono andati perduti. è un vero peccato. se penso ad un mondo che non c’è più mi rattristo e neppure la saggezza che dovrei avere come donna di una certa età ma ancora in gamba e con cervello pensante mi aiuta. se mi soffermo a guardare roma come è ridotta ora mi dispero. non sono la sola ma certamente siamo in minoranza.

  3. Mario Teodoro Pizzorno dice:

    La Cultura dovrebbe essere alla portata di tutti ma non è così, come fa una ragazza, un ragazzo che proviene da una famiglia disagiata a frequentare l’Università se non ha nemmeno i soldi del treno per raggiungerla? Se non può nemmeno prendersi un pezzo di focaccia per fare colazione, un caffè? La Cultura Dovrebbe essere Libera, i Saperi sono patrimonio Universale e di tutti. Diffondiamola sempre, in ogni forma, senza nessun vincolo di ogni tipo, a Gratis!!! Mario T. Pizzorno.

  4. Russo Antonio Luigi Ik8vry dice:

    Condivido ritenendo giusto quanto asserito nel’articolo. Chi non può “comprare” ha tutto il diritto di sapere, è coscienza personale farne un uso personale senza vendere niente Emule e Utorrent sono programmi usati perché si da quello che si può dare, si prende quello di cui si ha bisogno, personalmente sono programmi che seguono quelli che ritengo i principi della filosofia di Marx, sono opinioni DEL TUTTO PERSONALI ma chi ha deve dare quello che può, chi prende non deve prendere più di quello di cui ha bisogno, Marx abbia fondamentalmente ha detto questo è la nostra cultura che valuta le persone non per quello che sono ma per quello che hanno e POSSIEDONO

  5. luigi dice:

    mah su questa storia del Web non ho alcuna cultura vuoi per pigrizia causata da centinaia se non migliaia di informazioni che il mio cervello non ritiene vuoi a chiedere continuamente soldi su ogni prodotto prima di vederlo abituato come sono ad informarmi prima se altri l’hanno provato e girare per negozi se proprio mi interessa acquistarlo
    Comunque il tema riguarda il profitto capitalistico che sul Web trova facile terreno essendoci decine se non centinaia milioni di utenti finali che per diletto e/o lavoro trovano interesse sulla facilità di rispondere a questo tipo di domanda e offerta sul enorme volume dove si inseriscono i peggiori millantatori, truffatori e delinquenti di difficile identificazione e persecuzione legale se poi lo estendiamo sul furto d’ opera di dee . foto film , racconti ecc. il tema riguarda il diritto di autore che non tutela l’utente sia quello che lo pubblica sia su quello che lo riceve. Comunque a scrivere questa storia mi sono reso conto che il computer senza un’ adeguata cultura su come utilizzalo al meglio delle nostre capacità sulle aspettative virtuali può diventare uno strumento pericoloso anche per la salute