“Imprese in piazza per una nuova politica economica”

Venturi3di Marco Venturi

Una  grande manifestazione si racconta non solo illustrando le ragioni ma anche facendo emergere l’emozione e la passione che l’ha pervasa.

Martedì scorso, piazza del Popolo, a Roma, era gremitissima. In tempi tanto difficili, Rete Imprese Italia ha coinvolto più di 60 mila persone, che hanno dato vita ad una mobilitazione vivacissima, ma al tempo stesso ordinata e priva di eccessi. Una esemplare dimostrazione di passione civile. Imprenditori, commercianti e artigiani provenienti da ogni parte d’Italia, sconosciuti fra di loro, con tradizioni culturali e professionali diversissime, si sono ritrovati in piazza coesi e uniti.

Abbiamo condiviso, dirigenti e manifestanti, la stessa fortissima emozione. Tante le ragioni di questa protesta di massa che ha rifiutato suggestioni distruttive per reclamare, invece, una profonda svolta della politica economica. L’obiettivo è far tornare centrale quel tessuto  vastissimo di micro, piccole e medie imprese, più di quattro milioni, che sono e restano il vero ed insostituibile cuore dell’economia italiana, garantendo in gran parte anche la tenuta sociale del Paese.

Le ragioni che ci hanno portato a manifestare in così grande numero sono le stesse che hanno determinato le gravi difficoltà nelle quali, in questi sei anni di crisi, si sono imbattute le nostre imprese, di cui 372 mila hanno chiuso i battenti nel solo 2013. Il nostro mondo costituisce il 94% del totale delle imprese italiane, con quasi il 60% degli occupati. Ed il 10,2% di tutta l’occupazione europea è garantito dalle sole Piccole e medie imprese italiane.

Senza di loro il Paese si ferma. Ma potranno andare avanti, creare lavoro e ricchezza solo se le politiche economiche daranno risposte molto diverse da quelle attuali. E’ necessario un fisco meno oppressivo, visto che la pressione fiscale e contributiva sulle imprese tocca ormai il 66%  dei profitti. E’ indispensabile una svolta che semplifichi la giungla burocratica che costa alle piccole imprese oltre 30 miliardi l’anno. Occorre una riforma dello Stato che lo renda più snello, più efficiente  e meno costoso. Fondamentale è, a questo proposito, un progetto coraggioso che tagli  sprechi e spese inutili al fine di recuperare risorse indispensabili per ridurre la pressione fiscale delle famiglie e delle imprese e favorire gli investimenti. E’ inoltre necessario che lo Stato onori i suoi debiti nei confronti delle imprese che hanno lavorato per la pubblica amministrazione. C’è la necessità di realizzare un rapporto diverso fra il sistema bancario e le imprese, perché senza credito si moltiplicano le chiusure e si apre la porta all’usura: se all’inizio del 2012 poco meno del 22% delle Pmi si recava in banca a chiedere credito, nel 2013 la percentuale è scesa al 9%. Infine, si deve poter contare su una giustizia che funzioni.

Questa svolta l’abbiamo chiesta molte volte e non molleremo la presa. Da essa dipende la possibilità di ripartire con l’occupazione. In questi giorni tante testimonianze dei nostri imprenditori insistevano sul fatto che gran parte dei sacrifici sostenuti avevano per obiettivo quello di non licenziare. Ed altrettante testimonianze hanno fatto capire con chiarezza che se non ripartono i consumi sarà impossibile ritrovare la via della crescita. Qualcuno ha dovuto cedere parte delle attività, qualcuno ha tenuto duro. Tutti puntano il dito sulle tasse che si cumulano fra balzelli nazionali e locali. I piccoli e i medi imprenditori, a Roma, hanno dimostrato di non voler cedere alla disperazione ma di voler far sentire la loro voce per costruire un futuro migliore per loro e per l’Italia. La mobilitazione è stata vista dai nostri tantissimi  imprenditori riuniti a Roma come un’occasione per ottenere un cambiamento.  Con questa formidabile partecipazione ci hanno consegnato un capitale prezioso per incidere nelle scelte di politica economica e sociale da protagonisti.

Marco Venturi è nato a San Pietro a Maida (CZ) nel 1947. Laureato in Sociologia all’Università degli Studi di Roma. Dirigente della Confesercenti dal 1975. Segretario Generale della Confesercenti Nazionale dal 1992 al 1998. Presidente Nazionale Confesercenti per la prima volta nel 1998, è stato riconfermato nel 2013. Consigliere del CNEL dal 1995.

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Un commento su ““Imprese in piazza per una nuova politica economica”

  1. Salvatore dice:

    Vorrei interloquire con il dott. Venturi , in maniera molto umile anche perche’ io non ho un curriculum e i titoli , per un confronto equilibrato .
    Io sono un calabrese ed in Calabria sono fortunato a viverci , abito a Lamezia Terme , la ditta dove lavoravo ” Cantafio group ” ha dovuto licenziare proprio a causa dei crediti dallo Stato e dei privati e nessuna commessa , quindi cassa integrazione , disoccupazione e mobilita’ , in tre anni non ho avuto nessuna opportunita’ di lavoro , nel frattempo ho perso la casa , gli amici , i parenti , e la famiglia , considerando come hanno reagito al mio fallimento , altri al mio posto si sarebbero gia’ suicidati , io invece sono un ottimista incallito , fiducioso che un giorno calabresi come Lei , che per fortuna non sono pochi , capiscano che non puo’ bastare puntare il dito su Roma , ma che e’ necessario difendere le realta’ locali principalmente negli ambienti piu’ vicini alla gente . Se i calabresi da sempre vivono , nel disaggio , all’ombra , nella poverta’ , nell’ignoranza , se le aziende diminuiscono e i disoccupati aumentano , lo devono principalmente ai propri governanti regionali , artefici di politiche conservatrici e non proiettate al futuro , incapaci di intraprendere percorsi moderni ed innovativi , di non saper valutare e supportare la capacita’ dei calabresi , di non saper definire delle linee di sviluppo economico e sociale della regione , di essere servili a programmatiche nazionali tradizionaliste e ambigue , di conoscere molto poco le risorse del nostro territorio , che non sono poche , e le problematiche dei calabresi , di aver sempre trascurato settori trainanti come l’industria e l’artigianato e sottovalutato il turismo e l’agricoltura , di non conoscere le materie prime ed abbondanti del nostro territorio , e potrei andare avanti , ma Lei , che riveste un ruolo cosi importante nella societa’ , che ha le capacita’ e le opportunita’ di farsi ascoltare , perche’ , oltre a scrivere le sue critiche ed osservazioni sul sito del Presidente Boldrini , non prova a scriverle a chi avrebbe l’obbligo di doverla ascoltare e risponderLe , cioe’ gli amministratori regionali e locali , il suo contributo sarebbe molto importante , come la gratitudine dei calabresi nei Suoi confronti .
    Salvatore Carino