“Isabella, piccola italiana morta nel rogo di una fabbrica a New York”

edvige-giunta-wdi Edvige Giunta

Isabella Tortorella. Dal 2001, ogni anno, il 25 di marzo, questo nome affiora sulle mie labbra.

Quell’anno il Collettivo delle Donne Italo Americane organizzò, insieme a Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University, una commemorazione dell’incendio della Triangle Shirtwaist, una fabbrica di camicie di moda del primo novecento. Quel giorno una folla si radunò presso l’Asch Building e ognuno chiamò a gran voce il nome di una vittima. Io chiamai Isabella.

Novant’anni prima, nel 1911, 146 dei 500 lavoratori della fabbrica Triangle, la maggior parte emigrate italiane ed ebree, erano morti proprio in quella palazzina a causa di un incendio e delle inadeguate misure di sicurezza. Al processo, i proprietari della fabbrica furono assolti. Forse procurato da una cicca di sigaretta buttata casualmente in un bidone stracolmo di pezzi di tessuto, l’incendio divampò all’ottavo piano e si propagò al nono e decimo. Pavimenti non spazzati e coperti di frammenti di stoffa altamente infiammabile; porte chiuse a chiave perché i padroni temevano che le operaie se la sfilassero con ritaglio di stoffa; l’altezza dei piani, non raggiungibili dalle scale dei pompieri: queste furono tra le condizioni che causarono una delle peggiori tragedie nella storia della città di New York.

Molti si salvarono grazie al su e giù del coraggioso Joe Zito che lavorava all’ascensore. Altri salirono sul tetto e da lì passarono alla palazzina accanto,  aiutati dagli studenti dell’adiacente New York University. Molti perirono nelle fiamme. E tanti si buttarono giù dalle finestre. La folla inorridita vide sacchi di stoffa buttati dall’alto aprirsi a mezz’aria e rivelare donne, ragazzine, a due a due, a volte tre, strette in un abbraccio disperato, prima di schiantarsi sull’asfalto.

Il mio primo incontro con la storia della fabbrica del Triangolo risale alla fine degli anni settanta ed ebbe luogo durante le dimostrazioni femministe dell’8 marzo a Catania, dove studiavo all’università. Scendevamo in strada in nome dei diritti delle donne e pensavamo in tante che la giornata della donna commemorasse le vittime di un incendio di una fabbrica statunitense un 8 marzo del primo novecento. Ci sbagliavamo. L’incendio era scoppiato il 25 di marzo. E non sapevamo del legame profondo che ci univa a queste donne; fra esse tante italiane come noi, emigrate recenti, come la diciassettenne Isabella Tortorella che era arrivata in America dieci anni prima del rogo del Triangolo.

Il fatto che molte delle 146 vittime fossero di origine italiana è divenuto parte della coscienza storico-culturale italo americana solo negli ultimi decenni del ventesimo secolo. Un lavoro di recupero paziente e devoto ha animato scrittori, registi, insegnanti e operatori culturali, soprattutto donne.

E così il 25 marzo 2011 le donne italo americane erano presenti in massa alle commemorazioni del Triangolo. Le strade erano piene di stendardi a forma di camicia, proprio quelle camicie che le operaie del Triangolo stavano cucendo in quel terribile giorno di un secolo prima. Ogni camicia portava un nome: Annina Ardito, Francesca Caputo, Rosaria Maltese. Vincenza Pinelli

L’incendio del Triangolo galvanizzò il movimento operaio americano del primo novecento e divenne un punto di riferimento per la lotta per i diritti dei lavoratori e delle donne, ma è anche una connessione storica fra italiani e italiani d’America. I misteriosi percorsi della storia hanno fatto sì che la vicenda dell’incendio si annidasse nella coscienza dell’emergente femminismo italiano.  Trovato il suo posto nella memoria italo-americana, l’evento ora trova il suo posto nella memoria storica italiana. Le donne e gli uomini del Triangolo sono le nostre sorelle e i nostri fratelli, antenati sospesi tra l’Italia e l’America, da ritrovare e da ricordare.

Edvige Giunta si è laureata in Lingue all’Università di Catania. Si è trasferita negli Stati Uniti dove ha studiato nel programma di Ph.D. dell’University of Miami. Si occupa di letteratura e cultura delle donne italo-americane ed e’ l’autrice di ‘Writing with an Accent’. Insegna alla New Jersey City University. 

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4 commenti su ““Isabella, piccola italiana morta nel rogo di una fabbrica a New York”

  1. patrizia luciano dice:

    non dovremmo mai dimenticare i sacrifici di chi ci ha preceduto onoriamo queste lavoratrici tutti i giorni nella nostra vita quotidiana . Putroppo ancora oggi molte donne e uomini muoiono tragicamente sul lavoro urliamo il nostro sdegno a tutti coloro che vogliono arricchirsi spregiudicamente obbligando a far lavorare le persone per stipendi di fame e con scarse norme di sicurezza senza se senza ma noi diciamo NO ….grazie

  2. Cosetta dice:

    E’ proprio così ! Gli uomini e le donne del Triangolo sono i nostri fratelli e le nostre sorelle ! Grazie x aver pubblicato questo articolo , lo dedico anche alla memoria di mia zia Italo-Americana che è’ andata in quella terra x portare a casa il Pane !

  3. luigi dice:

    Gentile Laura Boldrini
    la mia esperienza sulle cause tragiche che provocano ribellione sulle coscienze si limita alla lettiura sui giornali provocando una senzazione.di malessere o di impotenza sul. perche’ accadono cosi su tutte le altre notizie che la mia sensibilita’ non approva ma cosi vanno le cose nel mondo che dal mio piccolo punto di vista umano non posso cambiare se
    non sul speranza

  4. Marina dice:

    Sul presunto legame fra l’incendio e l’8 marzo, tuttavia, si veda la ricostruzione dello storico Bruno Cartosio già quasi 10 anni fa:
    http://www.universitadelledonne.it/cartosio8-3.htm