“La vita girovaga da ricercatrice e il coraggio di restare in Italia”

giorgiamatteucci1wdi Giorgia Matteucci

Quando nel 2005 scelsi di intraprendere un corso di Laurea in Ecologia, perché sognavo di studiare il comportamento animale,

non immaginavo che a rubarmi il cuore sarebbero stati, invece, microscopici esserini, che non suscitano proprio la stessa simpatia di un animale domestico. Stavo completando la Laurea Triennale quando sono stata catturata dal mondo invisibile dei batteri, in un modo che definirei quasi fantascientifico: ho dovuto valutare la capacità che hanno di sopravvivere nello spazio.
Ho iniziato a capire come questi esserini hanno potenzialità enormi e a rendermi conto che meritavano tutta la mia attenzione. E tutti i miei studi, da quel momento in poi. Così, con la stessa tenacia che a 6 anni mi faceva dire di voler diventare il primo Presidente della Repubblica donna, ho macinato titoli di studio: prima la laurea triennale, poi la magistrale, fino a ottenere un Dottorato di Ricerca, con un progetto proprio in Microbiologia.
I tre anni di Dottorato sono volati via, fatti di giornate senza fine in laboratorio, di esperimenti che non riescono al primo tentativo e di qualche tirocinante sbadato che contamina le tue colture con uno starnuto; ma anche di tanta condivisione, soddisfazioni e valigie. Perché il ricercatore, si sa, è girovago per definizione, costantemente “disperso” in qualche parte del mondo, tra conferenze e collaborazioni, ma non sempre in fuga.
Si parla spesso della “fuga dei cervelli” dei ricercatori dall’Italia verso mete in cui trovare migliori condizioni di lavoro e una prospettiva di carriera. Non so dire se serva più coraggio a scegliere di partire o a scegliere di restare. Io, nel mio piccolo, ho scelto di restare.
Sono arrivata fino ai fiordi norvegesi e poi giù fino alle coste israeliane del Mar Rosso, per approdare nella piovosa west coast scozzese, giusto il tempo di andare a caccia di qualche batterio marino tra le isole Ebridi. Ogni volta sono partita con la giusta malinconia e ogni volta la malinconia ha lasciato spazio all’entusiasmo già al secondo giorno di viaggio. Ogni volta ho ricevuto proposte di ricerca, fatte da laboratori all’avanguardia e compensi da capogiro, ma ogni volta sono tornata.
Non è stata una decisione presa a cuor leggero. Non è facile convivere con la realtà che al momento non mi venga riconosciuto un compenso per le attività di ricerca che svolgo, a fronte delle allettanti proposte ricevute all’estero. Nonostante ciò, mi sono data del tempo per poter credere che nei prossimi mesi io possa riuscire a vivere facendo ricerca, con la curiosità scientifica che mi ha mosso finora, nonostante il muro di burocrazia e difficoltà economiche in cui spesso mi sono scontrata.
Ho deciso di stringere i denti e di dare fiducia all’Italia perché sono convinta che il nostro Paese, in questo periodo più che mai, abbia bisogno di giovani che osino cambiare le cose con i loro talenti e la loro cultura, mossi dalla continua ricerca di un miglioramento reale da mettere al servizio della comunità.
E se noi ce ne andiamo, chi resta in Italia?

Giorgia Matteucci è una ricercatrice del Dipartimento di Biologia dell’Università di “Tor Vergata” (Roma). Dal 2009 fa parte del gruppo di ricerca di Microbiologia ed è attualmente in attesa di discutere la sua Tesi di Dottorato in Microbiologia Ambientale. Si è specializzata nell’identificazione e il monitoraggio di batteri marini che possono essere patogeni per l’uomo e per gli animali acquatici. Per i suoi progetti di ricerca internazionali ha ricevuto finanziamenti europei e premi da parte della Comunità scientifica. Conta pubblicazioni e presentazioni in seminari internazionali ed è recentemente intervenuta alla Cerimonia di Inaugurazione dell’Anno Accademico della sua Università, esponendo la situazione dei giovani ricercatori. Ha vinto un Bando della Regione Lazio ottenendo un finanziamento che ha scelto di investire in un progetto nazionale, che sta portando avanti nonostante le iniziali difficoltà.

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2 commenti su ““La vita girovaga da ricercatrice e il coraggio di restare in Italia”

  1. lucio dice:

    Penso che il nostro Paese non sia inferiore a nessun altro Paese del mondo. Non è assolutamente giusto che ragazze/ragazzi in gamba debbano forzatamente lasciare il Paese in cui sono nati perché ormai non si riesce in alcun modo a trovare lavoro. Perché, invece, non valorizziamo nel miglior modo ciò che possediamo? Grazie

  2. Miriam dice:

    Per studiare il comportamento animale bisogna laurearsi in ETOLOGIA, non in ecologia!