Lavoro in nero e caporalato, 430mila vittime nelle campagne

ivana_gallidi Ivana Galli

C’è la storia di Francis, ex caporale oggi pentito, il racconto della violenza subita da Agnese

e le esperienze vissute da tanti altri che si sono ribellati al regime di sfruttamento, trovando nel sindacato uno strumento di riscatto e di affermazione della loro dignità. Poi ci sono i numeri: 430.000 lavoratori agricoli in nero o sotto caporale, stranieri e italiani, 80 distretti agricoli coinvolti da Nord a Sud, senza troppe distinzioni, un business che tra infiltrazione della criminalità e sfruttamento dei caporali muove tra i 14 e 17,5 Miliardi di Euro.

Il Terzo Rapporto agromafie e caporalato, realizzato dall’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, fatto di storie e numeri, fotografa ed analizza il fenomeno dello sfruttamento e del caporalato in agricoltura, indagando le forme di illegalità che permeano tutta la filiera agroalimentare. Nel rapporto si descrive una vera e propria transumanza di uomini e donne che si muovono seguendo le stagioni di raccolta.

Una piaga antica purtroppo mai estirpata dalle nostre campagne di raccolta, che si presenta oggi nella sua versione moderna, anche dietro forme apparentemente legali che invece nascondono caporalato e sfruttamento: false cooperative, agenzie interinali utilizzate in modo strumentale, rapporti di lavoro attivati ma giornate lavorative mai versate. Ciò fa emergere un sistema ben strutturato – si passa dal singolo caporale al caporalato come sistema – che vede la complicità di colletti bianchi, professionisti del malaffare, che lucrano sulla condizione di vulnerabilità e debolezza dei lavoratori, in particolare stranieri.

Proprio in merito alla presenza di braccianti stranieri, comunitari o no, il rapporto pone l’attenzione in particolare rispetto alle campagne di raccolta intensive che ciclicamente attraggono centinaia di lavoratori in cerca di impiego. È proprio in questo segmento che si concentra quello che il rapporto definisce il “caporalato mafioso”, un intreccio tra tratta internazionale degli esseri umani e caporalato violento, che impone alloggi ai limiti della dignità umana, come i ghetti nelle aree agricole, la sottrazione dei documenti, le estorsioni, le minacce, per imporre il sistema di sfruttamento. A questi lavoratori viene corrisposto un salario inferiore di circa il 50% di quanto previsto dai contratti nazionali o provinciali di lavoro, ore di lavoro che possono arrivare fino alle dodici consecutive. Secondo la rilevazione il 60% di questi lavoratori non ha accesso ai servizi igienici e all’acqua potabile durante le ore di lavoro. Un focus sulle sulle ispezioni che, anche grazie al lavoro di denuncia della Flai Cgil, sono aumentare nel 2015 del 59% rispetto all’anno precedente, rileva che su 8862 aziende ispezionate sono stati trovati 6153 lavoratori irregolari (3629 totalmente in nero) con 713 episodi di caporalato registrati.

Dai dati emerge un fenomeno grave ed odioso, non degno di un paese civile e moderno, che è necessario estirpare con l’impegno ed il contributo di tutti.

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3 commenti su “Lavoro in nero e caporalato, 430mila vittime nelle campagne

  1. Alessandro Pipino dice:

    A mio parere il Caporalato mafioso e violento, piaga della nostra società, va estirpato alla radice. Il lavoro di bracciantato in Agricoltura deve essere giustamente regolamentato con regole e contratti precisi, ma soprattutto devono essere sanzionate energicamente e senza riserve le violazioni alle disposizioni delle leggi previste. . Noi Cittadini “attivi” siamo disponibili ad un conseguente aumento dei prezzi dei prodotti agricoli ( prezzo della Legalità e di Civiltà) per un operazione degna di un paese Civile che abborrisce lo Sfruttamento

    Alessandro Pipino – Montebelluna (TV)

  2. dal momento che si sa tutto sul caporalato che sfrutta italiani ed extracomunitari talvolta fino alla morte, mi domando ma possibile che lo stato italiano non abbia i mezzi per far cessare questa disumanità. e mi chiedo ancora: che differenza c’e tra gli scafisti e i caporali? a mio avviso nessuna. viviamo in un paese dove domina l’illegalità, dove i magistrati fanno il buono e cattivo tempo e così via discorrendo. da un lato sono orgogliosa di essere italiana, dall’altro provo vergogna.

  3. luigi crocco dice:

    …….sul censimento Inps 2008 vi erano 1.875.000 imprese con 19.361.000 dipendenti a salario e 6 categorie in operatori agricoli, badanti ecc così ho capito che sul obbligo penale del datore di lavoro di versare al inizio di gennaio i contributi 40%(31,50% il datore di lavoro +8,50% il lavoratore) la convenienza maggiore era da parte del datore di accordarsi col lavoratore tramite i conviventi caporalati : O tu lavori in nero oppure non ti assumo. Praticamente un’usanza schiavista generata dal mercato poco redditizio sulla vendita conccorrenziale oggi con gli altri paese dei nostri prodotti agricoli prima di inserirli sulla filiera della vendita a noi consumatori finali