Polillo: “L’industria culturale ha bisogno di regole per il web”

Marco-Polillo-wdi Marco Polillo

“Forse il tempo è arrivato. Per anni la rete è potuta crescere e fortificarsi senza regole, autogestendosi e sviluppando le proprie inclinazioni.

Ora è probabilmente arrivato il momento di individuare alcuni principi e regole fondamentali a tutela di coloro che hanno a che fare con l’universo internet: quindi di tutti noi.

Al fine di consentire lo sviluppo di nuovi settori, i principi economici impongono periodi più o meno lunghi di deregolamentazione per consentire una crescita robusta, fiduciosi che il mercato tenderà a selezionare gli operatori migliori e a sacrificare gli avventori improvvisati, che i modelli di business si svilupperanno secondo le logiche più efficienti, permettendo al settore di cominciare a generare ricchezza per tutta la comunità. Poi però arriva il momento in cui è necessario individuare delle regole: quelle strettamente necessarie a consentire un armonico sviluppo dell’ecosistema e soprattutto a garantire i diritti di tutti coloro che frequentano o hanno comunque a che fare con il sistema.

Tutela della privacy, tutela dei minori, rispetto della dignità personale, furti di identità, adeguata informazione nei confronti degli utenti più giovani sono questioni da molto tempo oggetto di dibattito tra giuristi e nelle istituzioni. Ma il dibattito deve necessariamente estendersi ai diritti dei soggetti economici ed in primo luogo di quei settori che stanno percorrendo la transizione tra mercato fisico e mercato digitale.

L’industria dei contenuti è al centro di questo processo: film, serie tv, musica, e-book, news, videogiochi sono i principali propulsori dello sviluppo della net economy. La pressione sull’industria a convertirsi definitivamente ai servizi “liquidi” è stata ed è molto forte. Tuttavia questa transizione si sta rilevando drammaticamente traumatica per l’industria culturale italiana. Mentre il mercato del libro e dei giornali di carta, del cinema, dei cd crollava, il mercato dei medesimi prodotti on line cresceva molto lentamente mettendo seriamente in difficoltà un settore produttivo che rappresenta oltre il 5% del pil del nostro Paese e occupa circa 300mila addetti. Non l’unica ma sicuramente la principale causa di questa discrasia è da individuarsi nella facilità con cui la rete consente la diffusione illegale dei nostri prodotti culturali e la timidezza con cui le istituzioni hanno cercato di arginare il problema.

Il pretesto per fronteggiare qualunque misura che provasse seriamente ad affrontare il tema è stato sempre, da parte degli autoproclamati rappresentanti del “popolo della rete”, l’utilizzo improprio del sacrosanto diritto alla libertà di espressione: ma cosa c’entra il furto di un film con la libertà di espressione? Come si fa anche solo ad ipotizzare che i produttori di cultura, che fondano la propria attività proprio sulla libertà di espressione possano anche lontanamente immaginare di limitarla?

Ancora una volta, come nel caso della violazione della privacy delle persone o delle umiliazioni che spesso personaggi più o meno famosi debbono subire in rete, è lecito chiedersi se dietro questi falsi paladini della libertà, che sono pronti a calpestare i diritti di alcuni in nome dei diritti di altri, non si nascondano ben altri interessi, di coloro cioè i cui interessi economici nella nuova net economy sono talmente forti da utilizzare in maniera mistificatoria i diritti civili per tutelare le loro posizioni di assoluto dominio del mondo del web e cercare di ritardare il più possibile l’applicazione di regole condivise per continuare ad imporre le loro”.

Marco Polillo è presidente di Confindustria Cultura Italia 

foto di Valter Ranieri

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4 commenti su “Polillo: “L’industria culturale ha bisogno di regole per il web”

  1. Grafic Novel dice:

    La Rete è come una grande bolla di sapone talmente bella da guardare ma anche fragile ed è per questo che ha bisogno di regole, strumenti necessari per garantire il rispetto di ogni individuo, facendo in modo di garantirne soprattutto la privacy e il rispetto unito alla tutela dei diritti fondamentali. La Rete che ci vede immersi in un processo di comunicazione, scambio, attacchi, prodotti immessi su un mercato che non sempre riusciamo a gestire. Stiamo assistendo al boom degli e-book e al crollo dell’editoria cartacea come del downloading della musica e dei film on line, che dovrebbe essere regolarizzato per impedire che tutto quello che non è in Rete non incrementi produzione, arrivando come nel caso di giornali, riviste e libri ad un crollo e in alcuni casi a chiusure totali.
    Il Web che cammina sottobraccio alle necessità e bisogni dell’essere umano senza diventarne schiavo. Necessaria una carta dei diritti oltre che umani anche di mercato. Grazie Presidente.

  2. Miriam dice:

    Gentile Presidente Boldrini,

    mi piacerebbe chiedere al signor Polillo quante ore usa internet al giorno. O se ha mai “navigato” in internet.
    E poi, sig. Polillo non si preoccupi di chi “viaggia” in internet sappiamo difenderci da soli dagli orchi cattivoni.
    Non prendete questa scusa per fare meglio solo i Vostri interessi economici.. non abbiamo le fette di salame sugli occhi. Ma pensate che la gente che usa internet sia imbecille??

    La ringrazio per l’attenzione, cordialmente.

  3. ezio bedani dice:

    Buonasera.
    Sono un cittadino “tartassato” da mille input promozionali.
    La normativa prevede la possibilità di concedere o negare il consenso al trattamento dei propri dati e purtroppo molte volte l’erogazione di servizi e beni è subordinata alla concessione.
    Queste concessioni – complice il mercato dei dati – moltiplicano più che geometricamente i soggetti che ne diventano proprietari e/o utilizzatori.
    Per contro, la procedura per revocarne l’impiego è lenta, costosa e inadeguata.
    Chi potrebbe, realisticamente, non solo revocare, ma anche solo conoscere tutti coloro che possono utilizzare i propri dati?
    La risposta è: il Garante della privacy!
    Propongo non solo che ogni soggetto in possesso di dati li comunichi al Garante, ma anche che ogni cittadino possa, tramite il proprio codice fiscale o altro mezzo, accedere a un data base personale dove possa telematicamente verificare chi è in possesso dei propri consensi, dei propri dati e – ovviamente – revocarli con un semplice click.
    Spero che in un periodo storico dove si vuole finalmente semplificare la vita dei cittadini, si tenga conto di questo suggerimento e magari mi si possa rispondere che questo sistema esiste già e mi venga indicato come usarlo.
    In alternativa, sarei curioso di conoscere le ragioni per cui non si potrebbe fare.
    Vi ringrazio, saluto e spero nella vostra difesa.

    Ezio Bedani – Padova

  4. luigi crocco dice:

    Gentilissima presidente laura Boldrini
    Come al solito scrivo col mio vecchio android insicuro e lento ma non lo cambio sulla convizione che con la tecnologia internet sempre piu’ veloce si sia perso il valore sulla lentezza delle cose che devono maturare come leggere un buon libro su consiglio di un altro che l ha letto oppure in libreriia meglio ancora prestato o regalato da qual uno che conosce i nostri interessi cultural. E leggendo l articolo devo rammaricarmi sulla frenesia dello scoop in internet a pubblicizzare qualsiasi lettura su qualsiasi argomento senza disclipina critica a distinguere cio’ che e’ buono da cio’ che e’ inutile e superficiale sulla civetta
    ingannevole del prezzo irrisorio che in periodo dj crisi