Stati Uniti d’Europa per uscire dalla crisi e superare sfide globali

6 - Alla Fiera 'Più libri, più liberi' di RomaNell’intervista di Eugenio Scalfari pubblicata su Repubblica parlo del momento critico che vive oggi l’Europa e della necessità di agire per uscire da questa fase di stallodi Eugenio Scalfari

HO INCONTRATO il 2 febbraio scorso Laura Boldrini nella sua residenza alla Camera dei deputati da lei presieduta. Il tema che volevo discutere con lei era quello dell’Europa che da tempo è diventato dominante nella sua mente ed anche nella sua missione politica.

L’Europa è a pezzi mentre la situazione intorno a noi diventa sempre più drammatica: la transumanza di popoli interi, la civiltà globale che in questa forma così avanzata non era mai esistita e che le nuove tecnologie hanno reso ancor più operante nella circolazione delle merci, dei capitali, delle culture, dei linguaggi; le guerre locali sempre più diffuse e cruente; il fondamentalismo ideologico e religioso che ha dato luogo a forme di terrorismo efferate e mondializzate; infine la necessità di Stati di dimensioni continentali che abbiano la possibilità di confrontarsi tra loro pacificamente ma liberamente, dando vita ad una multipolarità indispensabile per agire in una società planetaria: Stati Uniti d’America, Cina, India, Brasile, Sudafrica.

Bisognerebbe aggiungere Europa poiché il nostro è uno dei continenti dotato d’una storia plurimillenaria, d’una cultura, d’una civiltà e di una ricchezza antica che ne farebbe uno dei continenti più potenti del pianeta. Bisognerebbe, ma purtroppo non si può perché l’Europa come Stato non esiste e dopo la caduta dell’Impero romano, non è mai esistito. E’ un coacervo di Paesi, 28 per l’esattezza, 19 dei quali hanno creato una moneta comune, legati tra loro da vincoli confederali e guidati da istituzioni confederate, delle quali ci sono i capi dei 28 governi che deliberano sulle materie comuni se e quando decidono con voto unanime o con maggioranze qualificate.

Si può andare avanti così?, domando a Laura Boldrini.
“No, non si può andare avanti così, tanto più in una fase di crisi economica che dura ormai da un decennio e da un terrorismo atroce che si diffonde di giorno in giorno. Le masse di emigranti, la disoccupazione e la povertà, le diseguaglianze crescenti, rendono sempre più necessaria la nascita della Federazione europea, ma pochi passi sono stati compiuti in quella direzione. Uno di essi, tra i più appropriati, fu l’accordo di Schengen, una cittadina sulle rive della Mosella, quando furono aboliti i confini interni tra i principali Paesi europei. Ma ora, a causa dell’immigrazione di massa degli ultimi mesi, quei confini sono stati quasi ovunque ripristinati; in alcuni Paesi addirittura con la costruzione di muraglie e di reticolati non violabili”.

Quegli Stati però, specialmente la Germania, dicono che tra qualche mese saranno di nuovo aboliti. Lei pensa che questo avverrà?
“Purtroppo mi sembra molto difficile, l’emigrazione continuerà e anziché accoglierla i Paesi europei cercano di arginarla; nel frattempo cresce il peso politico dei movimenti populisti e xenofobi, nazionalisti e contrari all’Europa e alla moneta comune”.

Questo è il futuro che lei prevede?
“Purtroppo sì e prevedo anche che se questo futuro non sarà sostituito da un’opinione pubblica di tutt’altra intonazione, il sogno europeo si dissolverà. Temo che ciò avvenga e per quanto posso sto facendo tutto ciò che credo utile a invertire questa tendenza”.

Finora lei ha tentato ed è parzialmente riuscita a mettere insieme quattro presidenti delle Camere con il dichiarato obiettivo degli Stati Uniti d’Europa. Questo avvenimento fu reso pubblico alcuni mesi fa, ma era appena un inizio. E’ andata avanti su questa strada? Non le sembra un’utopia? L’Europa unita non pare che mobiliti l’opinione degli europei. Sono largamente indifferenti, semmai più sensibili alla propaganda xenofoba. Lei è ottimista? Spera che questa situazione si possa modificare in un lasso di tempo ragionevole?
“Lei ha parlato di utopia. E’ vero. Io l’ho battezzata col nome di Eurotopia, cioè utopia dell’Unione europea. E mi riferisco al primo gruppo di persone che la pensò e poi lottò per realizzarla in una data molto lontana: 1941. In Italia c’era ancora Mussolini, la guerra infuriava in tutta Europa e nel mondo intero: Germania, Italia, Giappone, contro Francia, Inghilterra, Stati Uniti d’America e campi di sterminio, culminati con la Shoah. E voglio ricordare che l’utopia d’una Europa unita, federata, pacifica, fu lanciata da un gruppo di antifascisti confinato nell’isola di Ventotene: Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Ursula Hirschmann. Il loro motto era “La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve esser percorsa e lo sarà”. Più tardi, quando la guerra era finalmente terminata e Spinelli già lavorava affinché il sogno europeo prendesse forma, disse un’altra frase che è diventata la mia guida: “Il valore di un’idea, più ancora del suo successo finale, è fatto dalla capacità di risorgere dalle proprie sconfitte””.

Lei sa che anche Matteo Renzi nei giorni scorsi è stato a Ventotene per rendere omaggio a Spinelli e al suo Manifesto?
“Lo so e ne sono stata molto contenta. Spero tuttavia che Renzi abbia ben chiaro che Spinelli voleva un’Europa federata e non confederata. Finora la politica italiana non ha manifestato e fatto proprio quest’obiettivo”.

La differenza è forte?
“Molto forte”.

Quali sono secondo lei le persone che hanno ereditato gli ideali di Ventotene?
“La storia lo dice: De Gasperi, Adenauer, Schuman. Furono loro a fondare la Comunità del carbone e dell’acciaio, il primo nocciolo di un’Europa unita e furono loro ad ispirare i trattati di Roma che dettero le prime indicazioni dell’Europa politica oltreché economica”.

Ma oggi? Chi sono secondo lei le persone di alta levatura politica, economica, sociale che hanno ancora in mente l’obiettivo che lei persegue?
“Non sono molti, ma la loro importanza non è da poco: certamente il presidente Mattarella e i presidenti emeriti Ciampi e Napolitano. Aggiungo anche Mario Draghi che guida la Banca centrale europea”.

Angela Merkel? Hollande?
“Lo spero, ma prove effettive da parte loro non sono ancora venute. Forse perché non esiste ancora una diffusa opinione pubblica europea che voglia gli Stati Uniti d’Europa. Questo è un punto essenziale: far sorgere un’opinione pubblica europea specie tra i giovani. Se i giovani guardano al futuro, al proprio futuro, il suo nome è Europa. Questo bisogna che la scuola gli insegni. Ma poi ci sono proposte concrete ed anche simboli. Non dimentichiamolo: i simboli sono molto importanti. Pensi alla bandiera tricolore che nacque nella Francia della rivoluzione e fu adottata in Italia da Mazzini e da Garibaldi”.

Ha ragione quei tre colori rappresentavano tre valori: libertà, eguaglianza, fraternità. Sono stati i grandi valori della Rivoluzione e del Risorgimento italiano e sono al centro della nostra Costituzione repubblicana. Ma, a parte i simboli, lei ha in mente anche modifiche istituzionali per arrivare all’obiettivo dell’Europa federata?
“Alcune iniziative e proposte, sì, sto cercando di effettuarle. Per esempio un contributo a garanzia europea per tutti gli europei che debbano essere economicamente sostenuti. Non dovrebbe esser finanziato dai singoli Stati, ma dall’Europa con il proprio bilancio, alimentato da una tassa specifica. Insomma una forma di assistenza e di giustizia sociale che creerebbe di colpo un sentimento europeistico, soprattutto tra i giovani che oggi sono privi di speranze di futuro e afflitti da gravi disagi nel presente. Penso anche a creare una cittadinanza europea. Per ora c’è nelle parole ma non nei fatti. La cittadinanza vera è solo nazionale. E’ questione procedurale ma è appunto sulle procedure che dobbiamo agire. Il cittadino europeo deve essere tale a tutti gli effetti del diritto e così anche per quanto riguarda il diritto di voto. Le procedure di voto oggi sono dissimili da Paese a Paese. Bisogna renderle eguali di modo che i candidati siano transnazionali ed anche il Parlamento di Bruxelles lo sia, nei fatti e non solo nelle parole. Prima parlavamo di simboli e di bandiere. La bandiera europea deve venire per prima; quella nazionale è importante ma viene dopo. E gli inni. Mameli va benissimo, nella nostra storia come la Marsigliese è la storia della Francia, ma l’Inno alla Gioia è l’Europa e deve essere suonato per primo in tutte le pubbliche circostanze”.

Di queste cose abbiamo lungamente parlato. Laura Boldrini partirà nei prossimi giorni per l’isola di Lesbo dove migliaia di rifugiati arrivano e poi ripartono affrontando la morte del mare, come avviene anche dalla Libia. I rifugiati non possono essere respinti o immobilizzati da fili spinati. Poi da Lesbo andrà a Schengen nel battello ancorato sulle rive della Mosella. Anche questo sarà un viaggio simbolico.
Ma nel concreto – le ho chiesto – come vedrebbe un ministro del Tesoro europeo, unico interlocutore della Bce? E come vedrebbe la futura Europa federale: con un presidente del genere di quello che siede alla Casa Bianca?
“Il ministro del Tesoro unico lo vedo come un obiettivo fondamentale. Ricordo che è una proposta di Draghi. Nell’ambito delle mie competenze non spetta a me impegnarmi su questa materia, ma come cittadino speranzoso d’una futura Europa, trovo questa proposta della massima importanza. Dovrebbe disporre di un debito pubblico sovrano e quindi emettere titoli del Tesoro europei e promuovere adeguati investimenti e garanzie bancarie. Bisogna farlo. Dal canto mio proporrò che siano rese più numerose e vengano prese nella dovuta considerazione dal Parlamento di Bruxelles, le proposte di legge di iniziativa popolare. Sarebbe un passo avanti notevole”.

E l’architettura presidenziale di tipo americano? Io credo che sia la migliore soluzione.
“Su questo punto la pensiamo diversamente: io credo in un regime democratico di quelli che i Paesi europei hanno sempre applicato salvo drammatiche eccezioni”.

Lei dice sempre ma qui mi permetta di correggere: io dico quasi mai. La vera democrazia ha spesso ceduto il campo a formule di potere concentrato su un piccolo gruppo di consulenti di una sola persona. Penso alla Gran Bretagna, culla del liberalismo, il premier decide tutto e da solo. In America il presidente ha grandissimo potere e governa direttamente, ma il Congresso ha un potere di controllo e di freno molto democratico. “Questo tema è di grande interesse, ma mi consenta di dire che è prematuro. Verrà il tempo. Intanto lavoriamo per l’Europa federata”.

Le ho fatto i miei auguri. Anzi: li faccio a ciascuno di noi affinché questa utopia cominci a camminare per le strade di tutta Europa.

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5 commenti su “Stati Uniti d’Europa per uscire dalla crisi e superare sfide globali

  1. questa intervista mi ricorda i padri fondatori della nostra democrazia. da un lato mi esalta per le ottime e concrete considerazioni dell’on. boldrini, mentre da una prospettiva opposta ho il sospetto che quanto espresso noi che non abbiamo più 20 anni non vedremo mai realizzato quello che definisco un sogno. il nord europa non ha nulla in comune in termini di umanità con i paesi dell’europa del sud. nelle nazioni a nord conta la finanza e organizzazioni perfette che non vogliono essere inquinate. in italia, in spagna, in grecia ci sono cuori che battono mentre negli altri paesi ci sono cervelli capaci che si rifiutano di mettersi in discussione. sono orgogliosa di essere italiana di avere un presidente della repubblica come mattarella, di una presidente della camera come l’on. boldrini e di un presidente del consiglio che apprezzo più dei suoi predecessori. spero che il partito lo sostenga altrimenti andremmo incontro a grossi guai come se non bastassero quelli che stiamo vivendo,

  2. Francesco di Michele dice:

    Vorrei essere così ottimista e determinato come Lalessandrelli…ma poi mi rendo conto che ciò che ha scritto nel finale del suo commento…sono solo cavolate…quindi prima abbandoniamo questo scafo di marinai imbroglioni…alzandoci le maniche delle camicie ed iniziando a lavorare per ripristinare questo paese distrutto da politici ladri ed incapaci…l’europa è un utopia..l’europa potrebbe esistere solo se esistesse gente sana di mente ed onesta…oltre che capace politicamente.

  3. ablasoR dice:

    Gentile Presidente Boldrini,

    questa sera sarà da segnare come una data squallida nella storia della cosidetta Unione Europea (nella quale ho creduto, sognato, militato da membro UEF).
    Poveri noi…
    Per trattenere un paese che ” userà l’Europa come uno strumento (‘tool’) per far crescere l’economia del UK” (secondo le parole appena pronunciate in conferenza stampa da Cameron), i politici di turno sono riusciti a concedere delle cose che sembravano fino a qualche ora fa INconcepibili.
    I pilastri dell’Europa dei nostri Padri fondatori hanno ufficialmente, e con buon placito di 27 altre nazioni, incominciato a sgretolarsi.
    Un brutto esempio per una Europa veramente sociale tanto sospirata…
    Rimpiango quel 1° gennaio 1973 che vide il UK raggiungere i sei paesi fondatori.

    Io nell’Europa ci voglio credere ancora ! Ma voglio una Europa genuina, quella di Spinelli, Adenauer, Schuman, Monnet et al.
    Una Europa grande, unita, che mette al posto giusto l’essere umano, il più debole,
    i giovani e gli anziani anche se non sono redditizi, gli ammalati, coloro che fuggono da guerre, carestie o sevizie per motivi politici.
    Per coloro che Eurofunzionari

  4. Ottokar Heizer dice:

    Egregia Presidente,

    Essere un membro di una famiglia altoatesina lo so che significa di vivere in uno stato la cui lingua non si parla bene. Come in Italia troppo documenti e informazioni statali non sono disponibile nella lingua tedesca, la lingua della maggioranza della popolazione della provincia autonoma di Bolzano.

    Ognuno cittadino fa l’esperienza che il linguaggio giuridico e molto complesso, ma non solamente questo linguaggio. Anche i linguaggi degli diversi domani tecnici sono molto complicati. Ma nel secondo caso si può utilizzare documenti che vengono da Germania oppure da Austria. Comunque nel campo giuridico non si può usare documenti dei vicini del nord perché la sistema e conseguentemente il linguaggio e molto differente.
    Anche se Lei ha lavorato per una organizzazione internazionale, questo fatto si può difficilmente immaginare e ben capire se non si fa questa esperienza quasi ognuno giorno.

    Cordialmente

    Ottokar Heizer

    • Ottokar Heizer dice:

      Allora la mancanza di una lingua comune sarà uno dei problemi più grandi degli Stati Uniti d’Europa. Per me è difficile d’immaginare come si può superare quest’ostacolo.

      Com’è stato scritto pochi giorni fa in un commento dello Der Spiegel, settimanale tedesca, c’è anche la necessita di creare una dominio pubblico europeo. Probabilmente creare qualcosa di questo genere sia una sfida molto grande. Comunque qualcuno deve prendere l’iniziativa, perché altrimenti le perspettive trasportato dalle medie nazionali continuano di dominare la discussione pubblico.

      Consequentemente qualcuno deve sollecitare il Presidente della Commissione europea ad elaborare una proposta europea. Per l’Italia, uno dei più grandi e influenti paesi dell’Unione europea, l’obiettivo della politica rilevante dovrebbe essere di svolgere un ruolo direttivo nella soluzione di questo problema straordinariamente complesso e impegnativ