“Appello all’Italia per Aleppo, la mia città assediata e al collasso”

di Dachan Mohamed Nour

È iniziato il sesto inverno consecutivo di violenze contro la popolazione civile, un inverno di freddo, neve e privazioni.

La situazione umanitaria è al collasso, con ospedali, punti di soccorso, banche del sangue bombardati in molte regioni della Siria. L’assedio costringe alla fame e agli stenti i civili di diversi quartieri e villaggi. La pioggia di ordigni, che il regime di Assad e i suoi alleati russi fanno incessantemente piovere su molte città, ha distrutto il sistema degli acquedotti.

L’80% della popolazione non ha più accesso all’acqua potabile. Oltre metà della popolazione siriana si trova nella condizione di sfollati e profughi e chi resta è costretto a sopravvivere in condizioni disumane.

Ad Aleppo siamo di fronte ad una vera e propria deportazione della popolazione civile dei quartieri est, i quartieri più antichi, quelli dove è stata scritta la storia della civiltà mediterranea. Intere famiglie, migliaia di bambini sono costretti con la forza ad abbandonare le proprie case a bordo dei famigerati bus verdi. Ore di attesa all’addiaccio e altrettante a bordo dei mezzi che li porteranno verso destinazioni ignote. Molte donne hanno chiesto di essere uccise pur di non subire le violenze dei militari e dei miliziani ai posti di blocco. Medici, giornalisti, attivisti per i diritti umani, soccorritori sono stati arrestati e trucidati a sangue freddo.

In Siria sono state e continuano ad essere violate tutte le convenzioni internazionali sui diritti umani. Sono state usate armi chimiche, sono stati bombardati ospedali, scuole e luoghi di culto. È stata usata l’arma dell’assedio.

Questi crimini si consumano mentre nelle carceri del regime siriano decine di migliaia di innocenti vengono torturati, fino alla morte, senza aver mai incontrato un avvocato. Il tutto nell’immobilismo della comunità internazionale, nel silenzio delle istituzioni addette alla tutela dei diritti umani. I civili e gli oppositori siriani stanno subendo una vera e propria operazione di pulizia etnica. Il regime taccia di terrorismo tutti i suoi oppositori e tiene in ostaggio intere comunità che, pur di sopravvivere, sono costrette al silenzio, a rinunciare a denunciare i crimini per paura di ritorsioni. Al contempo, il governo siriano ha firmato in poco meno di due anni ben cinque amnistie con cui ha scarcerato oltre sessantamila criminali comuni, che si sono uniti alle milizie e ai para militari per seviziare la popolazione civile. Migliaia di criminali internazionali si sono introdotti in Siria per condurre le loro guerre per procura o per sostenere le azioni delle milizie governative ai danni di oppositori e semplici civili inermi.

Oggi nessuno ascolta la voce della popolazione siriana e il destino del Paese sembra appannaggio di iraniani, russi, iracheni libanesi e afghani. Le milizie di questi Paesi scorazzano in Siria commettendo atrocità e violenze, prendendo possesso dei beni e delle case dei siriani, imponendo la loro presenza con la forza. Onorevole Presidente, la Siria e Aleppo non possono più aspettare.

Da oltre cinque anni i bambini siriani non vanno a scuola, non ricevono cure adeguate, sono costretti alla fame e al freddo. Le donne siriane vengono stuprate e arrestate, i giovani siriani vengono costretti alle armi e vengono uccisi. Le case, le chiese, le moschee, gli ospedali, i siti archeologici siriani sono stati distrutti. Le nostre fonti dirette da Aleppo ci raccontano di un grosso sfollamento verso tre quartieri a sud della città. Come sappiamo, Aleppo è una città ricca di tutto, ma il regime ha bruciato i campi di orzo e di grano con le bombe incendiarie.

I campi di frutta e verdura sono stati occupati dalle milizie e, come si è detto, non c’è acqua, né luce, né gas. Non ci sono più farmaci. Ci sono persone che hanno ferite tutto sommato lievi, ma che per la mancanza totale di cure diventano mortali. Proprio oggi un bambino colpito da alcune schegge è morto per mancanza di cure.

Chiediamo a Lei, presidente Boldrini, e a chi crede nella politica dei diritti umani, della legalità e del diritto internazionale di promuovere un’azione che imponga la fine delle violenza in Siria e l’immediata apertura di corridoi umanitari che potrebbero salvare la vita di centinaia di migliaia di feriti e malati altrimenti costretti ad una morte disumana. Vi chiediamo di richiamare i rappresentanti diplomatici di Russia, Iran, Afghanistan, Libano e Iraq, i Paesi che stanno permettendo alle loro milizie di sterminare la popolazione civile siriana e di impossessarsi delle loro case e della loro terra. A molti di questi mercenari è stata promessa dal regime la residenza, la cittadinanza e uno stipendio. Vi chiediamo di far arrivare la voce della Siria ai rappresentanti dei parlamenti dei Paesi sopracitati e, nell’ambito degli incontri dei parlamenti internazionali, di richiamare i rappresentanti di questi Paesi.

Non permettiamo che continui questo genocidio. La politica e la diplomazia devono riacquisire il loro ruolo e non tacere di fronte alla violenza e di fronte alla sistematica violazione dei diritti umani. La preghiamo di accogliere questo nostro appello e di aiutare i civili siriani a non morire nell’indifferenza.

Il dottor Mohamed Nour Dachan è nato ad Aleppo in Siria e vive in Italia da quasi 50 anni. E’ laureato in Medicina e Chirurgia, ha diverse specializzazioni e lavora come medico di famiglia. Attualmente è presidente emerito dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (U.CO.I.I.) di cui è stato fra i fondatori e di cui è stato presidente effettivo fino al 2010. E’ presidente delle Comunità islamiche delle Marche. Ad ottobre 2016 Dachan è stato ricevuto dal Papa, insieme all’Arcivescovo di ancona e a una delegazione delle Comunità islamiche delle Marche. Questa è la sua onlus http://www.onsur.it/progetti/

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