Cosa ha fatto l’Europa per voi?

foto independent 2Il 31 gennaio di quest’anno è apparso sul quotidiano britannico ‘The Independent’ un articolo interessante sui vantaggi di essere cittadini europei.

Cosa vuol dire in pratica fare parte dell’Unione europea? Vuol dire, per esempio, che i nostri giovani hanno più opportunità di studio potendo considerare anche le università degli altri paesi UE. Vuol dire anche viaggiare in buona parte dell’Europa senza dover passare un controllo di frontiera e tanto altro.  Oggi ci sembra normale, ma sono vantaggi che solo pochi anni fa ci sembravano grandi conquiste.

Ecco l’articolo tradotto in italiano:

Un tetto ai costi del roaming per la telefonia mobile

Grazie al Regolamento UE relativo al Roaming in vigore dal 2007, quando si viaggia in Europa la bolletta dei telefoni cellulari è molto più bassa. La tariffa massima che un operatore può addebitare è di 24 centesimi di Euro (circa 20 pence) al minuto per le chiamate effettuate, 7 centesimi per quelle ricevute, 8 centesimi per gli SMS (meno di 7 pence) e 45 centesimi al megabyte per il traffico dati. Queste tariffe scenderanno ulteriormente a partire dal prossimo mese di Luglio.

I limiti si applicano automaticamente a meno che non siano stati scelti un servizio o un pacchetto specifici. Anche il volume di dati scaricabili è fissato a un massimo di 50 Euro (circa 41 £), a meno di accordi diversi con il proprio operatore, e si riceve una notifica quando si raggiunge l’80 percento del limite previsto.

Lo studente britannico Cemre Senol, 20 anni, si è sentito più sollevato quando ha saputo che grazie al tetto massimo europeo sui costi del roaming per la telefonia mobile non correrà il rischio di ricevere accidentalmente bollette esorbitanti quando si troverà all’estero. “Mi è capitato una volta di ricevere una bolletta di 180 sterline per una telefonata che ho ricevuto al cellulare mentre ero all’estero”, ha detto Cemre. “Il telefono era registrato sul conto di mia madre, che è andata su tutte le furie. Il tetto massimo europeo vuol dire che non dovrò più preoccuparmi così tanto delle tariffe e non dovrò prendermi ogni volta la briga di procurarmi una SIM card diversa a seconda del Paese in cui andrò”.

Compensazioni e pasti in caso di ritardo o cancellazione di voli

Questo è un diritto che pochi di noi sanno di avere. Se un volo subisce un ritardo o viene cancellato o si viene “buttati fuori” da una lista passeggeri per overbooking, si ha il diritto di chiedere la restituzione di una somma fino a 600 Euro (circa 490 sterline), eppure soltanto il 2 percento delle persone che possono chiedere tale restituzione lo fa.

Il Regolamento UE 261/2004 prevede il diritto a una compensazione, a un rimborso, alla prosecuzione del viaggio con volo alternativo, all’ “assistenza”, vale a dire pasti ed eventuale pernottamento, in caso di ritardi che comportino l’arrivo a destinazione più di tre ore dopo l’orario originariamente previsto. Questo vale per tutti i voli in partenza o in arrivo presso un qualunque aeroporto dell’UE con una compagnia dell’UE.

La compensazione tiene conto della distanza e della durata del ritardo e le relative richieste possono essere retrodatate per un massimo di sei anni.

Lo scorso anno Antony e Samantha Goldman di Muswell Hill, i loro figli Zak, 14 anni, Daisy, 12 anni, e un’amica di Daisy, Gracie Bolt, anche lei di 12 anni, sono rientrati con un volo da Malta che aveva un ritardo di oltre tre ore. “La compagnia aerea non si è scusata e quando ho scritto per chiedere una compensazione pecuniaria, hanno respinto la mia richiesta – nonostante avessi scritto anche all’amministratore delegato”, racconta Antony. Dopo aver condotto una ricerca sul web sui diritti che gli erano riconosciuti, Antony si è rivolto alla Bott Aviation, specializzata nelle controversie relative a compensazioni per ritardi nei voli. La compagnia aerea ha accettato una risoluzione extra-giudiziale e il gruppetto di passeggeri ha ricevuto 178 sterline a testa.

“Non è stata una questione di soldi – volevo semplicemente che fossero riconosciuti i nostri diritti”, aggiunge Antony, che dichiara di voler andare a votare alle prossime elezioni europee di maggio. “Uno dei vantaggi dell’UE è che prevede l’obbligo per le aziende di rispondere del loro operato”.

Se anche il vostro volo ha registrato un ritardo analogo, potete verificare le possibilità di chiedere una compensazione al seguente indirizzo: http://www.bottonline.co.uk/aviation/flight-compensation-claims-form.

Il diritto di studiare in Europa – eventualmente anche gratis

I cittadini dell’Unione possono frequentare qualunque università all’interno dell’Unione Europea – risparmiando tantissimo denaro per le tasse universitarie.

In Danimarca non sono previste tasse scolastiche, mentre in Olanda ammontano a circa 1.500 sterline l’anno. Il Regno Unito non finanzia le tasse per chi frequenta università straniere, ma se nel Regno Unito si rientra nello scaglione massimo previsto per il pagamento delle tasse scolastiche, potrebbe costare molto meno andare a studiare in un altro Stato dell’Unione.

Oliver Mackie, 20 anni, studia medicina veterinaria presso l’Università Szent Istvan, in Ungheria. “Sapevo di avere il diritto di studiare all’interno dell’Unione Europea”, dichiara, “per cui, oltre a presentare domanda presso università britanniche, ho fatto un’indagine anche su quelle all’estero. Mi ha aiutato in questo la QS (qsnetwork.com), una società che organizza in tutto il mondo eventi di orientamento universitario.”

“Le tasse sono più basse che nel Regno Unito e lo stesso vale per il costo della vita. Non che questo mi faccia sentire più Europeo, ma si incontrano persone provenienti da tutto il mondo e questo ti aiuta a crescere come individuo. Occorrerebbe informare più persone su questo diritto di studiare all’interno dell’Unione Europea.”

Gli studenti dell’UE hanno anche il diritto di vivere in un qualunque Paese dell’Unione per la durata del corso di studi, se sono iscritti in un istituto di istruzione riconosciuto, dispongono di un reddito sufficiente senza integrazioni salariali e sono coperti lì da un’assicurazione sanitaria completa.

Il diritto all’assistenza sanitaria statale

Pur essendo, questo, un diritto noto a molti di noi, è importante verificare che si sia in possesso di una Tessera Europea di Assicurazione Malattia (TEAM) in corso di validità (nel Regno Unito il rinnovo è gratuito e si ottiene online attraverso il sito ethic.org.uk o chiamando il numero 0300 330 1350). La tessera garantisce l’accesso agli stessi servizi di assistenza sanitaria statale, agli stessi costi, previsti per i cittadini assicurati in altri Paesi dell’Unione Europea (e alcuni altri).

Barbara Badland ha fatto uso della sua TEAM quando è stata ricoverata in ospedale per una peritonite, mentre era in vacanza in Bulgaria. “Sapevamo come funzionava e ci siamo portati dietro le tessere”, dice Barbara. “Mio marito ha esibito la mia tessera in ospedale e non abbiamo dovuto pagare né l’operazione né la settimana di degenza – a parte i bendaggi, gli oggetti personali e il cibo, esattamente come accade ai cittadini bulgari. Ho provato gratitudine e soddisfazione per l’esistenza di un sistema di assistenza sanitaria d’emergenza europeo”, prosegue Barbara, 53 anni, di Peterborough, che si considera europea come sua madre era tedesca.

Purché la propria assistenza medica sia finanziata dallo Stato, si può non dover pagare nulla o soltanto una parte dei costi immediati (dei quali si può chiedere successivamente il rimborso). La TEAM non sostituisce l’assicurazione privata, ma molti assicuratori non addebiteranno la franchigia per le richieste di rimborso di spese mediche nei casi in cui si sia esibita la propria TEAM, mentre alcune polizze non prevedono il rimborso di prestazioni che avrebbero potuto essere gratuite se fosse stata usata la TEAM. Ricordatevi quindi di verificare prima di partire.

Il diritto di andare in pensione in Europa

Una casa di riposo al sole è il sogno di molti britannici, ed è diventato un diritto del quale beneficiano coloro che hanno scelto di trascorrere gli anni d’oro della loro vita in Spagna e in Francia.

Come ad esempio Kevin Buckley, che riceverà presto la sua pensione dallo Stato britannico nonostante viva a San Cayetano, in Spagna, da quattro anni.

Kevin, che ha 64 anni e risiede in Spagna, dice: “A 65 anni riceverò la mia pensione statale britannica e avrò i requisiti per ricevere la tessera di previdenza sociale spagnola. Al momento, qui in Spagna, posso accedere ai servizi sanitari statali grazie alla carta Beverley di mia moglie, che lavora qui”.

Kevin ha usufruito di visite oculistiche gratuite in un ospedale pubblico spagnolo, usufruisce gratuitamente dei servizi medici di base e anche di medicine sovvenzionate a tariffe più basse che nel Regno Unito.

“Ci siamo informati sui nostri diritti prima di trasferirci qui”, dice. “Ho scoperto che potrò votare per le elezioni britanniche ancora per 15 anni e poi per quelle europee. Non mi sento più europeo che britannico, pur vivendo in una comunità spagnola”.

Il governo britannico verserà la pensione statale di vecchiaia che vi spetta a qualunque altro Paese, ma all’interno dell’UE quella pensione continuerà ad essere indicizzata come nel Regno Unito (cosa che non accade sempre anche altrove).

I regolamenti volti a coordinare i sistemi europei di sicurezza sociale prevedono che i cittadini dell’UE possano accedere a numerosi diritti, quali il diritto all’assistenza sanitaria statale, il diritto alle prestazioni per invalidità e il diritto alle prestazioni di maternità, sulla stessa base dei cittadini del Paese dell’UE nel quale si trovano, anche se alcuni di tali diritti possono dipendere dal possesso della residenza in quel Paese.

I diritti dei consumatori a compensazioni e rimborsi

Con la crescente diffusione del commercio elettronico, è necessario che tutti noi siamo informati sui diritti dei consumatori europei. Facciamo un esempio: se un oggetto, acquistato in un Paese dell’UE, non corrisponde nell’aspetto o nel funzionamento all’immagine che ne veniva data, il venditore è tenuto a ripararlo o a sostituirlo a titolo gratuito, oppure a rimborsare l’acquirente – come ha scoperto Peter Emery.

Peter, che costruisce e mette in pista per hobby modellini di macchine (slot car), ha acquistato la scocca in resina di una Ferrari da un produttore francese. Il primo ordine non è mai arrivato e l’articolo inviato in sostituzione è arrivato rotto. “Ho chiesto il rimborso dei miei 93 Euro, ma il produttore ha continuato a prendere tempo, ha contestato la mia richiesta e si è rifiutato di restituire la somma intera”, dice Peter, 62 anni, di Eynsham, Oxfordshire.

Peter non sapeva niente dei diritti che gli spettavano in quanto consumatore europeo, ma una ricerca online di associazioni per la difesa dei diritti dei consumatori europei gli ha fatto conoscere il Centro Europeo dei Consumatori (ukecc.net), che si occupa di problematiche transfrontaliere riguardanti i consumatori europei. “E’ stato facile procedere e loro mi hanno fatto avere il rimborso”, ha detto Peter. “Episodi come questi mostrano il valore della cittadinanza europea.”

I diritti dei consumatori europei, previsti dalle Direttive 1999/44/CE e 97/7/CE, includono anche una garanzia di due anni, a partire dalla data di acquisto o di consegna, e il diritto di recesso dall’acquisto di beni non difettosi entro sette giorni – che diventeranno presto 14.

Il diritto al commercio attraverso i confini

Il Regno Unito ha un esercito crescente di piccole imprese e di persone che intraprendono la libera professione. Appartenere all’UE ci offre un mercato potenziale molto più ampio – nonché condizioni di parità.

Jonathan Meare, 45 anni, inventore e direttore di jdm designs, che ha lanciato il picchetto ferma-telo da spiaggia – un’idea che gli è venuta su una spiaggia di Ibiza, quando il suo telo continuava a volare via per il vento – dice: “Ho ricevuto i voucher per l’innovazione, che arrivano con i Finanziamenti Europei, e ho registrato il mio modello in Europa, coprendo quindi anche il Regno Unito. Non è stato costoso e la procedura è stata facile e snella. Questo è uno dei vantaggi dell’UE, che molti possono non sapere di avere”.

“Per il mio lancio europeo sono stato aiutato anche dall’agenzia britannica UK Trade & Investment, il che è stato molto importante considerando che la stagione balenare da noi è molto breve e avevo bisogno di commercializzare il prodotto per 12 mesi l’anno. Ho potuto constatare che gli scambi in Europa sono facili come nel Regno Unito – di fatto, non guardo all’Europa sentendomi uno straniero. Valgono le stesse regole, la maggior parte delle persone che contatto parla inglese, non ci sono problemi di fuso orario e al momento vendo in 27 Paesi. In realtà, a volte costa meno spedire prodotti in Europa che in alcune parti del Regno Unito.”

Il diritto a lavorare e votare nell’Unione Europea

I cittadini britannici hanno il diritto di lavorare all’interno dell’Unione Europea – e di votare per le elezioni europee. Tuttavia, lo stesso vale per quelli che vengono da altri Stati dell’UE e scelgono di vivere e lavorare qui.

Sietske De Groot, piccola consulente aziendale, vive nel Regno Unito dal 2007. “Ho fatto un ampio uso del diritto di vivere e lavorare in un altro Paese dell’UE”, dice. “Alcuni temono che questo diritto possa portare a un aumento eccessivo dell’immigrazione verso il Regno Unito. Tuttavia, la gente dimentica che esiste la possibilità di spostarsi e, per esempio, di andare in pensione in località che hanno un clima migliore del nostro.”

“Mi è sempre piaciuto molto il mercato del lavoro britannico. È aperto, flessibile e ricco di opportunità per chi nutre ambizioni. Soprattutto Londra, la città più vibrante d’Europa.”

“Spostandomi da un Paese all’altro sono riuscita ad acquisire maggiore consapevolezza dei miei diritti di cittadina dell’Unione. Se si lascia il proprio Paese, non necessariamente si lasciano anche i propri diritti. Ad esempio, posso votare per le elezioni amministrative e per le elezioni europee nel Paese in cui mi trovo. A Londra ho votato due volte per le amministrative e una volta per il sindaco. Il prossimo maggio voterò per le elezioni europee. È facilissimo: basta iscriversi alle liste elettorali presso il proprio consiglio.”

“Ritengo molto importante poter votare qui: ciò mi consente di esprimere le mie opinioni su questioni importanti per il luogo in cui vivo. Vorrei incoraggiare tutti, inclusi i miei amici britannici all’estero, a fare lo stesso e a recarsi alle urne a maggio. Molti non sanno che qui possono votare oppure si dimenticano completamente del voto elettorale una volta lasciato il loro Paese. Ma è importante far sentire anche le loro voci.”

Ecco il link all’articolo originale: http://www.independent.co.uk/life-style/european-debate/so-what-has-europe-ever-done-for-you-9099786.html?origin=internalSearch

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Un commento su “Cosa ha fatto l’Europa per voi?

  1. vito dice:

    OK, ma il compito storico dell’Europa è ben altro: favorire il bene comune dei suoi cittadini da Lisbona a Vladivostok e da Murmansk a Timbuctu.