Dalla tragedia del presente al futuro europeo: Yevhenia Tymoshenko

 “Per due anni mia madre è stata chiusa in una cella, senza un permesso per uscire all’aria aperta e senza poter fare telefonate”.

Una prigionia molto dura quella dell’ex primo ministro e leader dell’opposizione ucraina Yulia Tymoshenko, secondo quanto racconta la figlia Yevhenia, che ho incontrato questa mattina a Montecitorio.

Questa giovane donna, accompagnata a Roma dal vice presidente del Parlamento europeo, Gianni Pittella, mi ha colpito per la straordinaria determinazione e per il coraggio nel promuovere un’azione politica a sostegno della causa del suo popolo in un momento così drammatico in cui, nei feroci scontri a Kiev di questi giorni, sono morte circa cento persone e tantissime altre sono state ferite.

“L’unica via d’uscita dalla drammatica situazione che sta vivendo l’Ucraina – mi ha detto – è avere un Parlamento che funzioni e che i cambiamenti necessari avvengano in modo rapido, senza indugio. Le elezioni dovrebbero tenersi entro uno o due mesi mentre le autorità devono impegnarsi a fermare la violenza”.Tymoshenko3

Le parole di Yevhenia dimostrano come ci si possa battere per un ideale in maniera ferma, ma composta. Lei e i giovani in piazza nella capitale ucraina ricordano a tutti noi – cittadini di paesi fondatori dell’Ue in cui crescono l’euroscetticismo ed il distacco dalla vita politica – che il progetto europeo è capace di suscitare grande entusiasmo e di mobilitare masse che nell’Unione Europea vedono una prospettiva di diritti e sviluppo.

“Mia madre – ha aggiunto – è convinta che l’Europa unita non sarà mai realizzata pienamente senza una Ucraina libera e forte”.

E l’accordo tra il presidente Viktor YanuKovych e le opposizioni, siglato oggi dopo una difficile mediazione dei ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radolasw Siroski e Frank Walter Steinmier, dimostra che l’Europa, quando parla con una sola voce, può agire con forza ed in maniera efficace per difendere i diritti umani e per contribuire all’affermazione del progresso democratico.

Alla vigilia delle elezioni europee, in cui si leveranno le voci di chi predica un ritorno ai nazionalismi, da Kiev e da Bruxelles giunge la risposta: l’Europa c’è, e per farne parte tanti sono disposti a battersi.

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