“Dopo la morte di Andrea iniziative per difendere il diritto all’informazione in zone di guerra”

andrea-rocchelli-wHo ricevuto una lettera da Mariachiara Ferrari, compagna di Andrea Rocchelli, il fotoreporter ucciso da un colpo di mortaio a Sloviansk, in Ucraina, insieme al traduttore e attivista dei diritti umani Andrej Mironov.

Subito dopo avere appreso la notizia dell’assassinio, avvenuto il 24 maggio scorso, ho inviato a lei, come ai genitori di Andrea e ai familiari di Andrej, un messaggio per esprimere la vicinanza mia e dell’istituzione che rappresento. La risposta di Mariachiara Ferrari mi ha molto colpito, in particolare per la riflessione sulla difesa del diritto alla verità, alla conoscenza e all’informazione. Per questo ho voluto condividerla.

di Mariachiara Ferrari

“Assorbita dai pensieri e dalle crude necessità che si sono imposte con la perdita del  mio compagno Andrea Rocchelli e l’orfanezza del nostro figlio Nico, non le ho finora scritto quanto abbia apprezzato il messaggio inviatomi dopo la crudele uccisione di Slovianks. Vi ho colto non solo una particolare attenzione da parte dell’istituzione che rappresenta e presiede, ma anche una sensibilità personale e, se me lo consente, femminile nei confronti miei e di Nico. Per questo conserverò con cura il suo telegramma, perché al momento giusto anche mio figlio vi legga il riconoscimento dell’impegno etico-civile di suo padre da parte di una delle più autorevoli istituzioni del suo paese e insieme senta il tocco delicato di chi ha voluto essere vicina a sua madre, compagna del padre, per confortarla in un frangente tanto difficile.

Ben consapevoli dei vincoli e dei limiti, avevamo scelto di non contrarre matrimonio, e in questo periodo mi sono spesso scontrata con l’invisibilità che questo non-status mi condanna ad avere. Ricevere il suo telegramma ha invece dato il segno di un riconoscimento dell’indissolubile legame e della relazione che intreccia me, Andy e Nico, indipendentemente dagli atti d’ufficio. Guardo con fiducia ai compiti che lei svolge e all’impegno più volte dimostrato nell’ambito dei diritti umani.

In Ukraina si continua a combattere e altri giornalisti sono caduti a dimostrazione di quanto chi si occupa di informazione sia nel mirino delle armi dall’una e dall’altra parte, vittima non casuale. La macchina fotografica e la telecamera di Andy, irrimediabilmente rotte dal colpo di mortaio, sono state depredate delle schede di memoria, silenziate dalla ferocia dell’uomo che teme la testimonianza.

Spero che oltre alle inchieste avviate in loco e seguite dal nostro Ministero degli esteri, le istituzioni del nostro paese si facciano al proposito portavoce e protagoniste di iniziative incisive, in Europa, durante il semestre italiano, presso l’OCSE e le UN.  Non è giunto il momento di affrontare il problema della salvaguardia della libertà di stampa e d’informazione, in primo luogo difendendo la vita e il lavoro di giornalisti, fotografi, operatori video nei contesti ove questi operano? Oltre alle enunciazioni teoriche, ove si sottolinea il nesso tra democrazia e informazione libera, non è il caso di proporre e adottare strategie efficaci per la ricerca e l’esemplare condanna dei responsabili di queste violenze e uccisioni, in modo che siano di forte deterrenza per il futuro? E non da ultimo, che facciano sentire meno abbandonati e soli i reporter e tutti coloro che questo lavoro lo scelgono con consapevolezza dei rischi?

So bene quanto sia ardua e spesso frustrante la difesa dei diritti: fatte le debite proporzioni, anch’io vi sono professionalmente coinvolta occupandomi da anni del Centro Antiviolenza LiberaMente che a Pavia combatte la violenza contro le donne e tenta di porvi argine e rimedi. Sappiamo dunque che la legalità e l’impegno assiduo delle istituzioni sono l’unica via per rendere meno iniqua e violenta la società, anzitutto per i nostri figli. Per loro mi piacerebbe pensare che lo Stato non dimentica le vite spezzate di suoi cittadini che, per scelte di vita e passione, sono morte”.

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Un commento su ““Dopo la morte di Andrea iniziative per difendere il diritto all’informazione in zone di guerra”

  1. miriam dice:

    Gentile Presidente Boldrini,
    dopo aver letto il post di questa lettera che ha voluto condividere, mi chiedo: uno Stato che sembra non riuscire a far rispettare i diritti dei suoi militari, (vedasi 2 Marò trattenuti in India da oltre due anni illegalmente), dopo varie stragi avvenute in Italia e che ancora oggi siamo qui a domandarci chi è stato dopo mille processi. Mi chiedo, figuriamoci come possa avere (lo Stato) la voglia interessarsi a costruire qualche base di fondamento per l’incolumità di “semplici” reporter che, col loro lavoro ci portano il Mondo in casa facendoci conoscere a volte mille crudeltà e a volte belle notizie. Uno Stato che sembra così lontano dalle persone. E soprattutto svogliato quando si tratta di fare qualcosa per i propri cittadini.

    Cordialmente e buon lavoro.