Dviri: “Israele tra violenza e caos, ma io continuo a lavorare per la pace”

manuela dviri-wdi Manuela Dviri

Sono orribili giornate. Giornate di disperazione.

Non si sono ancora sbiadite le immagini dei tre adolescenti israeliani rapiti e poi barbaramente uccisi da due giovani palestinesi né quelle del giovane palestinese a sua volta barbaramente arso vivo da tre giovani israeliani, eppure è come se fosse successo in un’altra era, in altri tempi.

Ora è caos, morte, distruzione, sconforto totale, angoscia, guerra. Siamo stati tutti travolti, israeliani e palestinesi, dall’ennesima ondata di violenza.

Non sono una politica, non ho votato per il governo che mi rappresenta e non desidero fare propaganda per il mio Paese. Lascio ad altri il compito. Posso solo dire ciò che sento. E sento intorno a me solo dolore.  Ieri mi ha telefonato una vecchia signora, sopravissuta alla Shoà, di novantacinque anni . “Non voglio più vivere “ mi ha detto. “Non voglio più vedere la sofferenza del mio paese, non ne voglio più sapere di allarmi, di missili, di paura, di quel terribile reticolo di tunnel da qui escono esseri  umani inferociti che vogliono uccidere e rapire i miei figli e nipoti e bisnipoti. Perché sono ancora viva?”

Non so che dirle. Anch’io, a volte, vorrei sparire, non esistere. E alla sofferenza per la morte di soldati diciottenni che conoscevo (siamo in un piccolo paese ci conosciamo tutti), si aggiungono quella per la sofferenza e la morte di tanti bambini di Gaza che non conosco e di tante donne e madri, vittime non solo del nostro esercito, ma anche di chi li usa come scudi umani, violando sistematicamente ogni diritto. 100000 persone, tra cui amici e persone che conosco bene, sono diventati profughi nella loro stessa terra, senza acqua, cibo e luce, ma Hamas, non vuole fermarsi fino alla vittoria su Israele. E che razza di vittoria sarebbe, alla fine? Prima o poi, si sa, anche questa guerra finirà, e  in Israele i politici dovranno rispondere alle nostre domande e rendere conto dei loro errori . Spero che anche a Gaza succederà la stessa cosa.

Ma il mondo, per il momento, tace. Nessuno dice niente. Nessuno fa niente. Chi ha voglia di sentir parlare, o che Dio non voglia, di cercare  di porre fine all’ennesima guerra mediorientale? O di parlare dei 1000 bambini che muoiono ogni giorno in Siria ? o in Iraq? O in Libia?

Qui almeno  si spera  arriverà, prima o poi, il cessate il fuoco. Fino alla prossima volta, naturalmente. Ho dentro un grumo di dolore che non si scioglie. Le lacrime mi strozzano la gola. Voglio che quest’orrore finisca. Vorrei urlare,  vorrei pregare,  ma non  so come. Ero a Roma  un mese fa a pregare con Peres e Abu Mazen nei giardini del Vaticano, Dov’è finita la nostra preghiera?

No, non  ho il lusso di farmi prendere dalla disperazione e dal pessimismo. Ce n’è già più che a sufficienza, intorno a me, e odio e rancore e morte e distruzione. Da ebrea, da israeliana, madre, donna, da essere umano, la mia preghiera laica è continuare  a dedicarmi, anche e soprattutto in queste stesse ore,  a “Saving Children”  un progetto  gestito dal Centro Peres per la Pace, e finanziato dalla Regione Umbria e Toscana.

Il progetto si occupa di salute per bambini palestinesi, qualora all’interno dell’Autorità Palestinese non possano essere curati per ragioni che non sto ora a elencare e che penso non sia difficile immaginare. A ora ne abbiamo curati,  in Israele, più di diecimila. Una goccia nel mare , ma una goccia importante. 170 medici palestinesi si sono specializzati attraverso un progetto parallelo in vari ospedali israeliani e già lavorano a Gaza e a Ramallah.

Mi auguro quindi che l’Italia ci aiuti almeno in questo, e spero di non vedere partire dall’Italia un aereo che venga a portare i bambini feriti in Italia, in un atto tanto bello e scenografico quanto costoso. Abbiamo bisogno di tornare a ricucire l’umanità e la pietas tra i due popoli. Datecene almeno la possibilità. Pregate in questo modo, insieme con noi.

 

Manuela Dviri è una giornalista e scrittrice italiana naturalizzata israeliana. Nel 1998 il figlio Yonathan, che prestava servizio nell’esercito israeliano, viene ucciso durante un conflitto a fuoco. Da allora si batte per una soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese. Al figlio è dedicata l’opera teatrale ‘Terra di latte e miele’. Scrive per le testate israeliane: ‘Maariv’, ‘Yedioth Aharonot’ e ‘Haaretz’. Nel 2000 pubblica un libro di racconti ‘Beizà shel shokolad’ (L’uovo di cioccolata). Dal 2001 collabora con il Corriere della sera, dove pubblica il ‘Diario da Tel Aviv’, e dal 2004 scrive su ‘Vanity Fair’ interviste, storie, reportages da Israele. Nel 2003 ha promosso ‘Saving Children’, progetto che ha permesso di curare circa 10.000 bambini palestinesi negli ospedali israeliani. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per l’attività giornalistica e letteraria oltre che per il suo impegno per la pace. 

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3 commenti su “Dviri: “Israele tra violenza e caos, ma io continuo a lavorare per la pace”

  1. Cosetta dice:

    Coraggio ! Dobbiamo credere nella Pace e operare x la Pace senza stancarci e Pregare , Pregare e ancora Pregare x essa , tutti abbiamo il dovere di fare qualcosa nel nostro piccolo o grande mondo e testimonianze come la Sua fanno la differenza…..

  2. la pace ci sarà ma sarà effimera. non parlo di Israele che per ragioni legate all’olocausto sento così vicina. parlo dei palestinesi e di tutti i popoli arabi che in pace non possono vivere. ricordo le parole di oriana fallaci quando raccontava dei bambini che fin dall’asilo venivano addestrati nell’uso delle armi. penso alle condizioni incivili delle donne che non contano nulla e che non hanno diritti. che Dio mi perdoni ma per questa gente non provo pietà eccezion fatta per i bambini.

  3. lucio dice:

    Dico solo che nel 2014 è una sconfitta per tutti che non possa esistere una vera Pace in ogni luogo del mondo. Purtroppo si muore già per tanti motivi. E’ così necessario farsi del male?