Il medico italiano tra le nuvole boliviane

004-----SDP_9683[1]di Alessandro Manciana

In certi luoghi del mondo il cielo appare più vicino alla terra tanto da sembrare che si possa toccare realisticamente con un dito. 

L’Altopiano boliviano, tra le cui valli racchiude il mitico lago Titicaca, è uno di quei posti ed è qui che svolgo il mio lavoro. Ho 43 anni, sono un medico pediatra bresciano, da dieci anni vivo in Bolivia con mia moglie boliviana e mio figlio di tre anni. In questo Paese sono il responsabile del progetto sanitario “Gota en Salud”, “Una Goccia in Salute” del CELIM di Bergamo, socio FOCSIV – volontari nel mondo,  sostenuto dalle diocesi di Bergamo, di Brescia e di Gubbio.

Un progetto piccolo, “una goccia” appunto, che si prefigge di arrivare, in modo capillare, ai meno ambienti, ai malati, alle persone più bisognose in uno dei  Paesi più poveri del  Sud America.

Tutte le settimane parto da La Paz con il mio pick up insieme a Marta, una giovane radiologa volontaria italiana, e Carmen, infermiera boliviana, per andare ad incontrare i nostri pazienti che vivono in piccole comunità, composte da poche famiglie, in un territorio esteso e povero di risorse con un’altitudine di circa 4.000 metri. È gente di etnia aymara, l’antica civiltà preincaica originaria di queste terre, che nella maggior parte dei casi parla solo la propria lingua indigena. Sono zone impervie, spesso prive di strade non è, quindi, inusuale che per raggiungere le case dei nostri pazienti si sia costretti a percorrere anche dei lunghi tratti di strada a piedi.015-----SDP_0376[1]

Oltre a prevedere l’assistenza a domicilio, la somministrazione delle cure palliative per i malati terminali e l’accompagnamento dei malati nelle strutture di riferimento anche durante il loro ricovero, siamo impegnati nell’organizzare sia campagne di prevenzione oculistiche, dentistiche e sulle possibili cause di mortalità infantile  che dei corsi di formazione di medicina tradizionale locale e di quella occidentale.

Essere medico in Bolivia vuol dire mettersi continuamente in discussione, applicare le conoscenze, il ragionamento clinico appreso all’Università e negli anni di lavoro in Italia è utilissimo, ma non è sufficiente. Qui bisogna calarsi, con tanta umiltà, nella cultura, nello stile di vita del popolo con il quale si entra in contatto. Non siamo in questo Paese per creare strutture parallele, ma per migliorare il rapporto delle strutture statali presenti con i soggetti più deboli, costruendo una rete di collaborazione fra strutture sanitarie, parrocchie ed associazioni che operano in questo contesto.

Alessandro Manciana il 4 dicembre scorso è stato insignito del Premio Volontariato Internazionale 2015 della FOCSIV – volontari nel mondo ed ha partecipato con un proprio intervento sul lavoro che sta svolgendo in Bolivia in occasione dell’incontro del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla presenza della presidente della Camera, Laura Boldrini, con le associazione di volontariato italiano per la Giornata Internazionale del Volontariato.

Photo Stefano dal Pozzolo – Contrasto

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3 commenti su “Il medico italiano tra le nuvole boliviane

  1. paolos88 dice:

    lodevole

  2. dalla descrizione il luogo dove svolgi la tua attività sembra un sogno. sono una tua collega di roma che si chiede: come sarebbe certa parte del mondo se non ci fosse il volontariato? tu fai un lavoro impegnativo e gravoso. sarai contento dopo una diagnosi ben fatta e dopo aver fatto guarire un malato che, a volte, senza il tuo aiuto forse non ci sarebbe più. ora per te non sarà più difficile mescolare la medicina occidentale con quella locale. i malati, inoltre, proveranno grande stima nei tuoi confronti. credo che quando la sera rientrerai a casa proverai la gioia di una giornata spesa bene. tu sei un magnifico medico, come pochi. e sarai medico fino a quando ti sarà dato di vivere. un bravo medico deve usare la ragione ma deve anche avere un grande cuore. io ti immagino così. non può essere altrimenti. continua il tuo cammino carissimo collega e un augurio e un forte abbraccio da parte mia.
    Luisa Alessandrelli

    • Alfredo dice:

      Certo deve essere un bravissimo uomo prima di essere bravissimo medico. Te l’assicuro ho lastessa esperienza in Africa (Kenya, Centrafrica, Somalia). Ma ci sono anche bravissimi medici che operano in Italia e non fanno rumore, non fanno sentire la loro voce nelle piazze, si sporcano le mani con sangue, lacrime, sudore,pipi (qualche altra cosa) stando al capezzale dei malati in attesa che qualche paziente, curato e guarito, lo denunci per avere soldi. Nel silenzio della nostra classe politica.