La crisi migratoria rappresenta una chance per l’Europa

lipsia300x200La mia intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung in occasione della partecipazione al G7 dei Presidenti dei Parlamenti di Lipsia

di Jörg Bremer

On. Laura Boldrini, Lei è attualmente Presidente della Camera dei Deputati italiana; ha tuttavia lavorato fino al 2012 per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Perché questa ondata di profughi si sta riversando sull’Europa proprio adesso?

Siamo di fronte al più alto numero di rifugiati dalla seconda guerra mondiale. In tutto il mondo sono circa 60 milioni le persone costrette a fuggire. La Siria rappresenta in questo momento la più grave crisi umanitaria, con 12 milioni di persone strappate alle proprie radici di cui quattro milioni sono fuggite in Libano, in Giordania o in Turchia. In un primo momento,  nei campi si avevano discreti standard di assistenza. Ora, però, dilaga il drammatico fenomeno di stanchezza dei donatori. Allo stesso tempo, le persone sradicate non intravedono alcuna possibilità di tornare in patria; per cui raccolgono tutto il denaro ancora in loro possesso e si avventurano alla volta dell’Europa.

 L’Europa, però, dà l’impressione di essere stata colta completamente di sorpresa e di essere sopraffatta dalle dimensioni del problema.

In realtà, in Europa abbiamo a lungo creduto che queste crisi in Paesi vicini non avessero nulla a che fare con noi. Nei fatti, invece, il dramma dei rifugiati è anche un nostro problema  – ma allo stesso tempo ci offre una chance per rilanciare l’integrazione politica nel nostro continente. Una volta riconosciuto ciò, ovviamente la prerogativa è innanzitutto che l’Europa abbia tolleranza zero nei riguardi della xenofobia e della violenza. Io condivido appieno su questo punto le posizioni del Governo tedesco e della Cancelliera Merkel. È impossibile per noi parlare seriamente di democrazia e allo stesso tempo, però, negare ai rifugiati i diritti umani e libertà democratiche. E’ un nostro dovere giuridico e morale. L’Europa non può costruire muri per gestire questa situazione. Certo, è più difficile agire democraticamente in caso di crisi; ma è anche solo durante le crisi che si rivela la forza di un sistema democratico.

Queste sono parole nobili; ma attualmente gli Europei non sono neanche in grado di giungere ad un’intesa su quote per la distribuzione di richiedenti asilo.

E’ in effetti giunta l’ora che la problematica dell’asilo venga centralizzata a  livello europeo. A tal fine occorre che le istituzioni europee ottengano più potere e risorse. Finora, l’Ufficio Europeo di Sostegno all’Asilo (EASO), con sede a La Valletta a Malta, è stata una istituzione poco sfruttata e inefficace. Soprattutto, occorre che questa Agenzia venga dotata di personale e di fondi in modo da diventare la cabina di regia per la gestione  della materia dell’asilo nell’UE. I richiedenti asilo dovrebbero essere auditi e selezionati da team europei di esperti in base ai medesimi criteri. Per quanto riguarda la scelta del Paese d’asilo andrebbero tenuti in considerazione  aspetti quali i legami familiari e il ricongiungimento; ma in linea di principio i richiedenti asilo dovrebbero essere  traferiti in ogni Paese UE con un sistema di quote.  E’ necessario che ci siano a livello europeo gli stessi standard di assistenza e le risorse necessarie per fornirli al fine di evitare il fenomeno del cd.  “asylum shopping”, in base al quale i richiedenti asilo aspirano ad andare nel Paese che consente loro  un più sicuro riconoscimento della domanda di asilo e le migliori condizioni di vita.

All’Italia si rimprovera sempre di non applicare la normativa dell’Unione europea che prevede la registrazione dei migranti nel primo Paese d’ingresso dell’UE. 

In linea generale mi sento di respingere questa accusa. L’Italia vuole tener fede ai propri obblighi. D’altra parte, tuttavia, per le forze dell’ordine risulta spesso assai difficile, ad esempio, rilevare le impronte digitali dei migranti. Dal momento che queste persone non vogliono restare in Italia, si rifiutano di darle e non è opportuno ottenerle con la forza. L’ho visto io stessa: donne che si gettano a terra di fronte  alle forze dell’ordine, stringendo le mani per non rilasciare le impronte.  Non pochi migranti si sono gettati l’acido sui polpastrelli, pur di non consentire il rilevamento delle impronte.

Così come in Germania vi sono regioni più aperte di altre nei confronti degli stranieri, anche l’Italia si trova ad essere divisa in un Meridione povero, ma più accogliente nei confronti degli stranieri e un Nord ricco, ma più duro di cuore. Come se lo spiega?

È una questione che ha a che vedere con la Storia. Al Sud, soprattutto in Sicilia e in Calabria, l’emigrazione è un’esperienza ancora viva o un ricordo presente. Molti sanno quali siano state le esperienze dei loro parenti negli Stati Uniti, in America Latina o in Europa in quanto stranieri. Inoltre, sono secoli che nel Sud, tra gli italiani, vivono più “altri” che nel Nord. In realtà, invece, al Sud ci sono meno posti di lavoro per i migranti, mentre il Nord ha bisogno dei migranti per l’economia.

Prima ha accennato al fatto che per l’Europa queste ondate migratorie possono essere anche una opportunità. 

Sì, penso effettivamente che, se si arrivasse ad una gestione  centralizzata dell’asilo, potremmo essere molto più efficaci che non affidandoci a 28 sistemi nazionali diversi: sarebbe una nuova immagine dell’Europa, che non fa lacerare dalle sue divisioni interne. Un’Europa della solidarietà e della condivisione, quella che stiamo vedendo ad esempio proprio in questi giorni  in tante belle iniziative dei cittadini tedeschi. Le giovani generazioni conoscono l’Europa solo per i problemi di bilancio o per le preoccupazioni legate all’euro. Ma noi dobbiamo far sì che i nostri giovani tornino di nuovo ad innamorarsene, di questa Europa. Quest’Europa che, dopo la seconda guerra mondiale, ci ha portato pace e libertà. Dobbiamo fare in modo che l’Europa non sia il problema, ma la soluzione. In fin dei conti, nella concorrenza con il resto del mondo e con i giganti globali, gli Stati nazionali europei come li abbiamo conosciuti finora stentano d essere competitivi. Spero che, finalmente, da confederazione riusciremo a diventare gli Stati Uniti d’Europa.

E come dovrebbe essere organizzata, concretamente, questa Federazione?

L’Europa deve raggiungere un’integrazione politica. Dovremmo fare velocemente questo percorso, prima che prendano il sopravvento le forze che vogliono disgregare l’Europa e vadano perse le conquiste unitarie ottenute finora. Abbiamo visto le debolezze di questo assetto europeo anche nella gestione del caso Grecia, quando il Paese ha rischiato l’espulsione dall’eurozona.

Ma la sua strada verso la Federazione d’Europa non prevede come presupposto il rispetto di tutti i trattati precedenti dell’UE, come, ad esempio, quello della disciplina di bilancio? L’Italia è stata accusata di non rispettarlo sempre.

Ovviamente i trattati vanno rispettati, ma  le regole devono poter essere anche socialmente sostenibili. Devono corrispondere all’esigenza di giustizia sociale. Altrimenti si rischiano tensioni e totale sfiducia verso la politica e le Istituzioni, a tutto vantaggio dei gruppi populisti. E’ anche chiaro che i cittadini dell’UE sono più disposti  ad adeguarsi e a fare sacrifici se questa è un’Europa che garantisce  la crescita e l’occupazione ed è in grado di far fronte a situazioni di crisi.

Lei ha detto che nei confronti della xenofobia dovrebbe esserci una tolleranza zero. In realtà, anche nel suo Parlamento siedono deputati che considerano gli stranieri delle “zecche” sulla pelle degli italiani.

Alla Camera abbiamo varie forze politiche che considerano centrali i valori dell’accoglienza e della solidarietà. Ma c’è anche chi esprime apertamente la propria xenofobia, e quando qualcuno utilizza un linguaggio d’odio noi non rispondiamo sempre con la necessaria fermezza. La xenofobia e l’intolleranza devono essere stigmatizzate anche nel Parlamento. 

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2 commenti su “La crisi migratoria rappresenta una chance per l’Europa

  1. Ottimo e qualificatissimo intervento , quello della presidente Boldrini, che ha centrato pienamente il problema dell’ immigrazione nel più generale ambito dei problemi dell’ Europa . Senza unione politica dell’ Europa rimarremo in mano alle banche e agli speculatori, che sfrutteranno e distruggeranno l’Unione Europea.

  2. Cosimo dice:

    La bomba demografica antieuropa è il risultato del collaborazionismo guerrafondaio filousa del partitounico Fi/Pd