Le donne in Afghanistan? Insicure e oppresse, l’80% è analfabeta

22-anna-meli-250x200di Anna Meli

La condizione delle donne e la piena affermazione dei loro diritti sono indicatori fondamentali per valutare il livello di democraticità di un paese.

Ne ho avuto la riprova questa estate quando, per la prima volta, mi sono recata in Afghanistan. Dilaniato da un conflitto che va avanti da più di 30 anni, il paese si trova al 169 posto per indice di sviluppo umano, e vanta il triste primato di paese più pericoloso per le donne, tra le quali il tasso di analfabetismo raggiunge l’80%.  Sono 3 milioni i bambini che non vanno a scuola e il 40% della popolazione non ha accesso alle cure mediche e ai servizi primari.

A questo si somma il dramma della violenza fisica, psicologica e sessuale, che anche qui come nel resto del mondo è perpetrata nelle mura domestiche, ben l’82% dei casi in famiglia. Lo spettro di vessazioni include abusi, delitti d’onore, rapimenti, prostituzione coatta, stupri, matrimoni precoci e forzati. Maltrattare e uccidere una donna resta un crimine impunito, anche in presenza di leggi che formalmente lo condannano.

Il clima di insicurezza e oppressione si respira forte nelle strade dominate dai maschi dove le poche donne e le ragazze che camminano per le strade della capitale – difficile immaginarsi cosa siano le aree rurali e periferiche – si fanno forza muovendosi in gruppo o coprendosi totalmente con il famoso burka. E sì, da simbolo di oppressione, il burka è spesso usato come scudo dalle molestie maschili e sono molte le donne che dichiarano di indossarlo come forma di protezione.

Un quadro drammatico nel quale la promozione dei diritti delle donne si presenta come una vera e propria impresa titanica. Eppure anche in questo contesto così difficile esistono forme di resistenza e una società civile che non si arrende. COSPE, un’organizzazione non governativa italiana che si occupa di cooperazione internazionale fin dal 1983, ha deciso di essere al fianco di alcune associazioni di donne, come HAWCA – Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan, per sostenerle ed essere vicino alle battaglie contro la violenza e per trovare non solo protezione e aiuto nei momenti di grave difficoltà o pericolo, ma anche opportunità e strumenti per far diventare le donne protagoniste della propria vita. Oltre alle Case Protette e ai Centri Donne, COSPE gestisce insieme a HAWCA anche due Centri di assistenza Legale e psicologica, a Kabul e Herat, nei quali offre alle donne vittime di violenza una prima assistenza sanitaria, formazione sulla sicurezza personale, consulenza psicologica e un supporto legale.

Sono i volti, le storie e la forza delle avvocate afghane di HAWCA i simboli di un paese che può rinascere, se la comunità internazionale riuscirà vincolare maggiormente gli aiuti al governo afghano perché onori gli impegni presi sul fronte dei diritti umani.  La campagna Women for Change, promossa da una rete di associazioni afghane insieme a COSPE, chiede maggiore spazi di partecipazione reale e attiva per le donne in tutti i settori della società e la rimozione di tutti gli ostacoli per un accesso e un successo scolastico paritario per le bambine e le ragazze.

Chiediamo più spazio e protagonismo per le donne ovunque nel mondo. Le loro sfide sono le nostre sfide.

Anna Meli è la Direttrice del Dipartimento Comunicazione di COSPE Onlus. Le fonti dell’articoli sono: TrustLaw, Fondazione dell’agenzia Reuters; Medica Mondiale; Amnesty International; Rapporti Nazioni Unite.

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Un commento su “Le donne in Afghanistan? Insicure e oppresse, l’80% è analfabeta

  1. luigi crocco dice:

    ,, credo che sulle donne insicure e oppresse al 87% analfabete è un problema antico su tutti gli stati in povertà o sul rischio di povertà dove non viene sviluppato dalla politica dei loro governi la giustizia , l’ economica, l’innovazione, l’istruzione cure mediche , scambi commerciali ed altro di sviluppo al paese ma questa è una piaga che perseguita l’umanità sin dai primordi dal baratto alla moneta . ma allora era limitato al loro triangolo nel territorio poi nei secoli si è esteso sulla necessità degli cambi della terra che portò sofferenze di ogni genere sulla conquista di territori e tante guerre per mantenersi sui territori . Ma oggi vi sono organizzazioni di tutto il mondo che si impegnano a portare aiuto alle necessità primarie che permettono di sopravvivere nei territori in povertà così partecipo con gioa quando vengono aiutati dalle nazioni ad insegnarli di perfezionare il modo di vivere sul loro territorio , curasi, imparare a leggere e scrivere , allevare bestiame , coltivare terreni, pescare , cacciare , sviluppare l ‘artigianato locale ecc.