L’impegno di Memorial per ricordare il Terrore staliniano

Arsenij Roginskij1di Arsenij Roginskij

Che cos’è Memorial? E’ una rete di organizzazioni indipendenti, sparpagliate principalmente in Russia, ma anche in Ucraina, in Lettonia e in altri paesi, Italia compresa.

Memorial opera in due settori, strettamente interconnessi. Il primo è la difesa dei diritti dell’uomo: offriamo consultazioni giuridiche gratuite, monitoriamo i luoghi di detenzione, difendiamo i diritti degli immigrati, siamo attivi nelle zone di crisi, in particolare nel Caucaso settentrionale, in Cecenia e in Daghestan.

Quest’impegno ci ha reso un punto di riferimento nella società, un luogo di aggregazione per una cittadinanza attiva, il che non ci fa amare molto dal potere, soprattutto negli ultimi tempi. E ci dà una grande responsabilità, quella responsabilità che in Russia manca così tanto ai cittadini. Il secondo è la diffusione nella società di una consapevolezza del passato: organizziamo mostre, convegni e, soprattutto, lavoriamo nelle scuole perché la storia del Terrore – il terrore di massa staliniano, che ha inghiottito milioni di vittime, il terrore più selettivo dell’epoca successiva – diventi parte integrante della memoria collettiva, che è a nostro avviso il fondamento della coscienza civica e, quindi, di una cittadinanza attiva e responsabile.

Dopo il 1945, in Europa occidentale la riflessione sulla catastrofe del nazismo e della guerra ha fatto sì che i valori della democrazia, della libertà e dei diritti dell’uomo diventassero la base del viver sociale. Da noi non è avvenuto niente di simile. La catastrofe del Terrore, che è stato per la società un trauma per molti versi simile – almeno per quel che riguarda il deprezzamento della vita umana e l’offesa alla dignità, oltre che alla libertà, dell’uomo -, non è stata mai stata rielaborata, nemmeno dopo il crollo del regime sovietico. Il risultato è che la memoria storica della Russia è frammentaria, lacunosa e contraddittoria.

E’ una memoria soltanto di vittime, perché non riusciamo a identificare i carnefici. Non possiamo nemmeno ricorrere allo stratagemma usato in quelle che furono le altre repubbliche dell’Unione sovietica, che scaricano tutta la responsabilità sui russi. Da noi, i “nostri” uccidevano i “nostri”: non abbiamo un altro a cui attribuire tutte le colpe. A complicar di più le cose, c’è il fatto che lo Stato criminale del Grande Terrore è lo stesso che riuscì a sconfiggere il Male assoluto hitleriano, e la vittoria sul nazismo costituisce tuttora il principale motivo d’orgoglio nazionale dei russi. La memoria della guerra, che con Putin ha ritrovato un ruolo centrale – la Russia è un paese di grandi vittorie di cui deve andar fiera, senza porsi tante domande -, ha finito per marginalizzare la memoria delle repressioni, riducendola a una semplice memoria delle vittime, da onorare, certo, ma nulla di più. Come se il Terrore, che oggi nessuno nega, fosse stato una sorta di catastrofe naturale, quali le epidemie di peste nel medioevo o un terremoto, di cui nessuno può essere responsabile.

Viviamo in un paese che non ha tirato le conclusioni del terrore e, più in generale, di tutta l’esperienza sovietica. Ed è per questa ragione, secondo noi, che nemmeno dopo la caduta del comunismo il diritto, la libertà e la democrazia sono stati messi a fondamento del nostro viver comune. La fragilità della memoria storica rende infatti debole in Russia la coscienza civica, che ai tempi dell’Urss, con l’ausilio del terrore, era stata annientata: l’uomo comune trema davanti allo Stato, onnisciente e onnipotente, e non può certo avere un sentimento di responsabilità per quel che succede nel paese. Assumersi la responsabilità per il passato è quindi per noi il primo passo per costruire una coscienza civica. Per farlo, serve un duro lavoro quotidiano, bisogna superare il passato nel presente. Memorial cerca soltanto di dare un fondamento a questo processo, per avere una società di cittadini responsabili.

Memorial, fondata nel 1989, è una delle principali ONG attive in Russia nel campo dei diritti umani e della battaglia per la memoria storica. In seguito alla legislazione pesantemente restrittiva delle libertà civili degli ultimi anni, è stata iscritta dal regime di Putin sul registro infamante degli “agenti stranieri” per via dei finanziamenti internazionali dei suoi progetti e rischia ora la chiusura. Memorial ha ricevuto numerosi premi internazionali ed è stato più volte candidato al Nobel per la pace. Nell’ottobre di quest’anno ha ricevuto a Formia il premio intestato a Vittorio Foa.

Arsenij Roginskij è stato un esponente della giovane generazione del dissenso democratico ai tempi dell’Urss. Per il suo impegno per salvare la memoria storica dello stalinismo e delle repressioni, occultate dalla “storia ufficiale” sovietica, ha scontato diversi anni di campo. E’ stato fra i fondatori di Memorial, di cui è presidente dal 1998.

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