L’Italia che lotta contro Ebola. Un made in Italy di cui essere fieri

“Sì, ho avuto paura, per qualche ora forse. Poi però te lo scordi, piombi nella realtà dell’emergenza, dei problemi contingenti, i bambini cominciano a chiamarti “mommy” e pensi solo a fare il tuo lavoro”.

Così ha risposto Rosy Argiolas, infermiera sarda, alla domanda – “hai temuto per la tua vita?” – rivolta dal giornalista Pablo Trincia ai tanti operatori umanitari riuniti oggi alla Camera per l’incontro “Ebola, gli italiani che sfidano la paura”. Per aiutare gli altri, Rosy ha già consumato parte delle sue ferie dell’anno prossimo. E come lei in tanti. Ho voluto incontrarli a Montecitorio per esprimere loro la gratitudine delle istituzioni. Ma a sentirsi chiamare eroi sorridono o si imbarazzano. Diciamo allora che sono persone normali capaci di fare grandi cose.

Sono la dimostrazione che l’Italia fuori dai confini non è solo il made in Italy dello scambio commerciale o la presenza militare, ma è anche la professionalità e generosità nel salvare vite umane. Incontrarli per ascoltare le loro testimonianze sulle difficoltà che devono superare ogni giorno, sui progetti che stanno portando a compimento, ha avuto oggi un valore ancora maggiore. Perché siamo nei giorni in cui l’esercizio della solidarietà è stato deturpato da squallidi traffici emersi dall’inchiesta romana. I più deboli – migranti, rifugiati, minori non accompagnati – si sono ritrovati ad essere vittime due volte: della loro difficile condizione e del malaffare. Le voci che si sono susseguite stamattina nella Sala del Mappamondo ci hanno ricordato che c’è un’altra Italia che raramente viene raccontata ma che rende onore al nostro Paese.

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Un commento su “L’Italia che lotta contro Ebola. Un made in Italy di cui essere fieri

  1. Gabriele dice:

    sì comincia a limitare l’immigrazione clandestina