Moas, il nostro impegno civile che ha salvato 7mila persone

ProfilePicdi Regina Catrambone

“Immagina di trovarti in una casa in fiamme senza via d’uscita” mi disse un giorno Mohammed.

“L’unica via di salvezza è una finestra ai piani alti. Sai che le possibilitàdi farcela sono poche, ma non hai alternative. Tu cosa faresti?”. Mohammed è un ingegnere siriano, una delle 3000 persone salvate nel Mediterraneo l’anno scorso dall’organizzazione fondata da me e mio marito Christopher.

Quando io e mio marito abbiamo deciso di creare MOAS (Migrant Offshore Aid Station) – ovvero stazione di aiuto in mare per i migranti – centinaia di persone continuavano a morire nel Mediterraneo perché, come Mohammed, avevano deciso di optare per quell’unica alternativa: imbarcarsi su carrette del mare verso l’Europa pur sapendo di rischiare la propria vita e, spesso, quella dei propri figli.

Era l’8 luglio del 2013. Io e Christopher eravamo su una barca nel Mediterraneo. Avevamo lasciato il porto di Lampedusa, proprio nello stesso giorno in cui Papa Francesco era arrivato nell’isola per la sua prima visita ufficiale. Durante il tragitto da Lampedusa alla Tunisia, abbiamo avuto un segno tangibile della tragedia umana che da anni si svolge nel nostro mare. È stata una giacca che galleggiava tra le onde, sembrava quasi un fantasma. Probabilmente era appartenuta a una persona che  non ce l’aveva fatta, come tantissime altre. È stata la scintilla che ha fatto scattare qualcosa dentro di noi. Nello stesso tratto di mare che noi attraversavamo per vacanza e lavoro, migliaia di persone continuavano a perdere la vita. Proprio nello stesso giorno, Papa Francesco da Lampedusa lanciava il suo appello contro la ‘globalizzazione dell’indifferenza’. È stato come se stesse parlando a noi, le sue parole sono arrivate dritte nei nostri cuori, e nelle nostre teste. È stata una presa di coscienza. Abbiamo deciso che non saremmo rimasti indifferenti. Avremmo provato ad abbattere il muro dell’indifferenza attraverso azioni e non parole.

In quel periodo, l’operazione umanitaria Mare Nostrum non era ancora iniziata, sarebbe stata lanciata dopo la tragedia del 3 ottobre 2013. Mentre c’erano molte ONG che lavoravano con i migranti a terra, non c’era nessuno che operava in mare, proprio li dove ce n’era più bisogno. Dopo varie ricerche, siamo andati in Virginia e abbiamo acquistato la Phoenix: un vascello di 40 metri, dodato di due droni della Schiebol S-100 (gli stessi usati dalle navi della marina militare italiana), due gommoni e tutto l’equipaggiamento necessario per la ricerca, soccorso, post-soccorso in mare. Cosi’ è nata MOAS, un’organizzazione umanitaria di Ricerca e Soccorso nel Mediterraneo. La nostra nave opera come una vera e propria ambulanza in mare per i migranti in difficoltà.

La prima operazione è stata cominciata nell’agosto 2014 e in 60 giorni abbiamo salvato in tutto 3000 persone. Quest’anno la missione è iniziata il 2 maggio e durerà sei mesi, fino ad ottobre.  In poco meno di 2 mesi abbiamo già salvato circa 4000 persone. La missione 2014 è stata finaziata completamente da noi. Ma adesso abbiamo bisogno di raccogliere fondi per poter rendere il progetto sostenibile nel lungo periodo. Spesso amici e conoscenti mi chiedono perché abbiamo investito i nostri capitali in un progetto simile, e non abbiamo lasciato che fossero solo le istituzioni a farsi carico del problema. Credo che tutti noi, come cittadini, abbiamo il dovere di assumerci la responsabilità davanti alla crisi umanitaria che ha luogo da decenni sotto i nostri occhi. Dove le istituzioni non arrivano, è giusto che arrivi la società civile.

Mi auguro che la  Phoenix  possa essere presto adattata ad altri scopi. Ma finché persone disperate saranno costrette a rischiare la propria vita in mare, noi saremo lì ad aiutarle. Dall’anno scorso ad oggi, 7000 esseri umani sono salvi grazie a MOAS. Non c’è gratificazione più grande. Anche se ne avessimo salvata una sola di persona, saremmo già stati ripagati di tutto.

Regina Catrambone è un’imprenditrice nel ramo delle assicurazioni internazionali. Originaria di Reggio Calabria, dal 2007 risiede a Malta insieme al marito Christopher e alla figlia Maria Luisa. Nel 2014, Regina e Christopher fondano Migrant Offshore Aid Station (MOAS), un’organizzazione non-profit di ricerca e soccorso in mare per i migranti in difficoltà. 

Saving Lives at Sea | MOAS (Migrant Offshore Aid Station) from Migrant Offshore Aid Station on Vimeo.
 

 

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Un commento su “Moas, il nostro impegno civile che ha salvato 7mila persone

  1. Giovanni Falcetta dice:

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    LA COSTITUZIONE E’ STATA GIA’ ESPULSA DALLA SCUOLA !
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    I DIRIGENTI SCOLASTICI, GIA’ NEL 2010, CON AMPIO POTERE DISCREZIONALE, HANNO LICENZIATO O MANTENUTO IN SERVIZIO GLI INSEGNANTI.
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    ECCO GIA’ REALIZZATO, NEL 2011, IN LOMBARDIA, IL PROGETTO APREA – RENZI : I DIRIGENTI SCOLASTICI, IN QUESTO CASO L’EX DIRETTORE DELL’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER LA LOMBARDIA, DOTT.GIUSEPPE COLOSIO, HANNO MANTENUTO IN SERVIZIO, OD OBBLIGATO AL ” PENSIONAMENTO COATTO ” ( EX LEGGE BRUNETTA, ART: 72, c. 11, L.133 / 2008 ) IL PERSONALE SCOLASTICO CON 40 ANNI DI CONTRIBUTI IN BASE AD UN LORO AMPIO POTERE DISCREZIONALE. DISSE; INFATTI, COLOSIO IN UNA SUA INTERVISTA RILASCIATA, NEL 2010, A ” LA REPUBBLICA “, CRONACA DI MILANO ( VEDI SOTTO IL TESTO INTEGRALE ), :

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    ” CON BUON SENSO ( SIC ! NDR….), CERCHEREMO DI LASCIARE ANCORA IN CATTEDRA I DOCENTI CHE RICOPRONO RUOLI STRATEGICI NELLE SCUOLE “,
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    INFATTI, NEI DOCUMENTI SOTTO ALLEGATI, 1 – 2, EGLI ” SALVA ” IL MIO COLLEGA DI CREMONA GIANEMILIO VERCESI, DOCENTE DI FILOSOFIA AL LICEO MANIN DI QUELLA CITTA’, CON LA COMPLICITA’ DEL PROVVEDITORE DI CREMONA E DEL MIO AVVOCATO CHE ERA ANCHE AVVOCATO DEL PROF: VERCESI, GARANTENDO AL VERCESI LA PERMANENZA IN SERVIZIO PER L’ANNO SCOLASTICO 2010 / 2011. IN PRECEDENZA, IL PROVVEDITORE E IL SUO ( E MIO ) AVVOCATO AVEVANO OTTENUTO DA UN GIUDICE DEL LAVORO DI CREMONA LA SOSPENSIVA DEL ” PENSIONAMENTO COATTO” DEL PROF. VERCESI E, QUINDI,LA SUA PERMANENZA IN SERVIZIO PER L’ANNO SCOLASTICO 2010 / 2011 (VEDI ALL, 3 – 4 ). IO, INVECE, A 63 ANNI, MONOREDDITO, CON MOGLIE E FIGLIO VENTITREENNE A CARICO, SONO STATO CACCIATO BRUTALMENTE DAL MIO LAVORO DI INSEGNANTE DI RUOLO DI LETTERE NELLA SCUOLA SECONDARIA DI II GRADO ED OBBLIGATO ANCHE, COL RICATTO DELLA SOSPENSIONE DELLO STIPENDIO, A PRESENTARE, AL PROVVEDITORATO / INPDAP, CON UNA PALESE CONTRADDIZIONE LOGICO – GIURIDICA, UNA ” VOLONTARIA DOMANDA DI PENSIONE “.

    ________________________________________________________

    Sul quotidiano “la Repubblica” di Venerdì 12 Marzo 2010, nelle pagine di cronaca di Milano, è uscito un articolo dal titolo “E’ boom degli istituti professionali” :

    Nelle ultime righe di questo articolo si legge: Il sindacato stima un taglio di 800 insegnanti entro il 2011 in Lombardia.

    La direzione scolastica regionale lombarda chiede al Ministero di limitare i pensionamenti previsti in Finanziaria per il prossimo anno: dovrebbero essere messi a riposo tutti gli insegnanti con 40 anni di servizio, che in Lombardia sono 2.800. ”

    Con buon senso, cercheremo di lasciare ancora in cattedra i docenti che ricoprono