“Nell’abisso di Gaza dove nessun luogo è più sicuro l’impegno dell’Unrwa per 182mila sfollati”

unrwa1di Marina Calvino

A Gaza, come in ogni conflitto, sono i civili a pagare il prezzo più alto. Parlano chiaro i numeri, che aumentano in maniera drammatica ogni giorno che passa.

Secondo fonti OCHA sono oltre 1.116 i morti, di cui più del 70% civili. Oltre 100 vittime sono donne, oltre 200 bambini. Il Ministero della Salute parla di oltre 6.600 feriti, mentre le persone che hanno dovuto abbandonare la casa sono 200.000.

In 82 delle scuole dell’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine refugees in the Near East) nella Striscia di Gaza ospitiamo ad oggi 182.604 sfollati, un numero che è tre volte il picco raggiunto durante il conflitto “Piombo fuso” del 2008/9. Dal 7 luglio, da quando cioè l’UNRWA ha dichiarato lo stato di emergenza in tutte e cinque le aree della Striscia in risposta all’escalation di violenza tra Israele e Hamas, già cinque membri del nostro staff hanno perso la vita: l’ultimo questa notte, la maggior parte di loro insegnanti che lasciano mogli e mariti, figli e amici, e che sono morti tra le mura di una casa che ha smesso di rappresentare un posto sicuro, sulla strada, o mentre lavoravano senza sosta per mettere in pratica il mandato dell’UNRWA, quello di assistere e dare protezione alla popolazione palestinese rifugiata in attesa di una giusta soluzione alla loro condizione.

Dietro ogni vittima, dietro ogni persona sfollata, c’è una storia, il dramma di una fuga, in preda al panico, senza il tempo di portare con sé nulla, a volte persino a piedi scalzi; il trauma di aver visto morire genitori e figli; lo sgomento del ritorno, magari approfittando di uno dei brevi periodi di tregua umanitaria, alla distruzione di quella che prima era una quotidianità, pur in mezzo alle tante privazioni di Gaza, cercando oggetti di necessità quotidiana, e i ricordi di una vita, tra le macerie.

Per ognuna di queste persone l’UNRWA rappresenta un punto fermo, una garanzia di protezione anche in mezzo all’instabilità più acuta. Ed è per questo che condanniamo nella maniera più risoluta i tragici fatti dell’ultima settimana, le violazioni ripetute delle nostre strutture, con la bandiera blu delle Nazioni Unite in vista che ne simboleggia l’inviolabilità, culminate con il bombardamento della scuola di Beit Hanoun che ospitava migliaia di sfollati provocando morti e feriti, e confermando il terrore più grande della popolazione di Gaza: la consapevolezza che nella Striscia nessun luogo è sicuro.

Nonostante tutto, il rischio, la frustrazione e il dolore per le troppe morti di cui siamo testimoni quotidianamente, UNRWA rimane saldamente in prima linea per rispondere a questa emergenza di proporzioni immani: 24 ore al giorno, 12.500 persone del nostro staff sono al lavoro per distribuire cibo e acqua potabile, una delle priorità più pressanti visto che la rete idrica è stata danneggiata dai bombardamenti; kit per l’igiene personale delle famiglie, dei più piccoli e delle scuole che continuano ad accogliere nuovi sfollati, generi di prima necessità, coperte e materassi, pentole e taniche per l’acqua. Senza dimenticare le operazioni regolari, che continuano anche nell’emergenza: le distribuzioni di cibo alle persone più bisognose (erano già 830.000 prima del conflitto), le visite mediche nei nostri ambulatori (normalmente oltre 4,5 milioni di visite l’anno, in questi giorni di violenza una media giornaliera di oltre 8.000 al giorno, con picchi anche di 14-15.000 pazienti), il rifornimento di gasolio agli ospedali e alle strutture di base, che possono contare solo su 4 ore di corrente elettrica al giorno.

Dall’abisso in cui sembra essere precipitata Gaza, lanciamo un appello alla solidarietà di tante persone, per aiutarci nel nostro incessante lavoro di assistenza e per unire le voci e dire che il prezzo che sta pagando la popolazione civile ha superato ogni limite.

Marina Calvino è Segretario Generale del Comitato Italiano UNRWA onlus – United Nations Relief and Works Agency for Palestine refugees in the Near East – www.unrwaitalia.org

Share Button

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicatoI campi richiesti sono marcati da *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

3 commenti su ““Nell’abisso di Gaza dove nessun luogo è più sicuro l’impegno dell’Unrwa per 182mila sfollati”

  1. Cosetta dice:

    Non si può non provare un grande dolore quando si leggono queste notizie , ovunque dove c’è la guerra c’è tanta sofferenza , cerchiamo di essere ” operatori di Pace ” , proprio alcuni giorni fa abbiamo commemorato i cent’anni della prima guerra mondiale , i milioni di vittime , ebbene i governanti si debbono adoperare perché ciò non accada più ! Non abbandoniamoli ….

  2. elisabetta dice:

    E’ terribile apprendere ogni giorno notizie di questi massacri; è sconfortante “conoscere” l’uomo nella sua malvagità e crudeltà; è angosciante pensare che idee religiose (ma non solo) eccitino gli animi a tanta furia.
    Domanda assillante: dove sono i cortei di protesta, dove sono gli scalmanati, pronti a mettere a ferro e a fuoco le città? Dov’è l’Europa?

  3. Vito Cavina dice:

    Dispiace che il Medio-Oriente non trovi una soluzione.
    Ho visitato Israele a Maggio 2014 cercando di capire.
    I due popoli vogliono la pace.
    Ripeto quello che ho cercato di spiegare Loro: duemila anni fa Ebrei e Palestinesi erano lo stesso popolo e dormivano in tende comuni.
    Poi sono arrivati i Romani, Cristo e Maometto.
    Nel 70 d.c. Tito ha distrutto il tempio dando inizio alla diaspora.
    Sono cattolico osservante: per duemila anni la gerarchia ecclesiastica ha accusato di deicidio il popolo ebreo.
    Cristo è venuto a volontariamente a farsi crocifiggere per salvare anche i suoi carnefici; non bisogna mai dimenticarlo!
    Oggi, dopo che tre ragazzi ebrei sono stati barbaramente rapiti ed uccisi, tutta la società civile sta ancora condannando un POPOLO che ha ampiamente sofferto e che si sta difendendo per non essere definitivamente soppresso.
    Ovvio che addolorano le morti dei BAMBINI PALESTINESI, ma perché ONU non vigila sull’utilizzo delle sue scuole ( scuola significa scuola!)
    Saluti
    Vito Cavina