Premio Langer all’impegno per la pace di ‘Adopt Srebrenica’

IMG_0921di Fabio Levi

Ricordare il massacro compiuto 20 anni fa dalle milizie serbo-bosniache di Karadžić a Srebrenica è uno sforzo che per chi continua a vivere lì richiede grande coraggio.

Riuscire a parlare fra bosgnacchi e serbi delle ferite che quella strage ha prodotto è ancora più doloroso. Richiede un lungo lavoro di avvicinamento, fatto di tentativi, di esitazioni, di accese discussioni e di nuovo impegno; presuppone la consapevolezza di quanto sia vitale saper guardare a sé stessi e al proprio passato anche con gli occhi degli altri.

Ebbene, quel lavoro così difficile è stato fatto, proprio a Srebrenica dal 2007 ad oggi, da un piccolo gruppo di giovani costituitisi nell’Associazione ‘Adopt Srebrenica’, destinataria in questo 2015 del premio attribuito ogni anno dalla Fondazione Alexander Langer: un premio concepito per proporre all’attenzione internazionale l’operato di individui o gruppi in sintonia con le idee e lo spirito che animarono l’uomo politico sudtirolese, scomparso proprio pochi giorni prima del genocidio di Srebrenica.

Langer non poté assistere a quel macello, ma aveva a lungo temuto che l’incapacità dell’Europa di prendere parte contro le aggressioni perpetrate nelle guerre in ex-Jugoslavia degli anni ’90 conducesse a massacri irreparabili di inermi. Come deputato europeo eletto nel gruppo dei Verdi aveva svolto, sin da prima che il conflitto scoppiasse, un lavoro instancabile volto a contrastare gli effetti devastanti della guerra, in particolare tessendo legami di dialogo fra personalità della società civile radicate nei diversi territori in cui il paese balcanico si stava drammaticamente disgregando.

Il premio dato oggi ad ‘Adopt Srebrenica’ costituisce dunque un passaggio di testimone fra l’opera di Langer allora e le iniziative di quanti lavorano per la convivenza nelle condizioni di oggi. Gli accordi di Dayton del 1995 erano sì serviti a far tacere le armi. Ma l’isolamento in cui da quel momento la Bosnia è stata lasciata, la povertà e l’assenza di sviluppo che non hanno mai cessato di deprimere la vita di quel paese, l’immobilismo del suo sistema politico hanno fatto sì che il dopoguerra non iniziasse mai. E dunque l’impegno per la pace non può ritenersi concluso.

Anche Srebrenica è rimasta schiacciata sotto quei duri condizionamenti, tanto che il trauma subito vent’anni fa continua a pesare come un macigno. A maggior ragione dunque la determinazione dei giovani di Adopt è così importante: e lo sono la loro volontà di costruire un Centro di documentazione sulla storia della città prima, durante e dopo la dolorosa frattura del 1995, e l’impegno ad organizzare ogni anno la Settimana internazionale per la memoria, un’occasione decisiva per richiamare l’attenzione su che cosa abbia significato e significhi tuttora Srebrenica per l’Europa.

Come per Langer la pace andava non già predicata in astratto ma costruita giorno per giorno, per i giovani di ‘Adopt Srebrenica’ il futuro loro e di tutti noi dipende dalle piccole cose che si possono fare momento per momento per rimediare, nei limiti del possibile, alle atroci lacerazioni lasciateci dal passato e che rischiano di incancrenire nel presente.

Fabio Levi insegna Storia contemporanea presso l’Università di Torino. E’ presidente del Comitato scientifico della Fondazione Langer di Bolzano e direttore del Centro Internazionale di Studi Primo Levi.

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2 commenti su “Premio Langer all’impegno per la pace di ‘Adopt Srebrenica’

  1. Edi rabini dice:

    Adopt srebrenica alla presidenza della camera il 17.6.2015
    Alexander Langer e la lezione bosniaca

  2. Edi rabini dice:

    Sì tengono per mano Alex e srebrenica. Il senso delle parole.grazie