Troppo odio sui social network. Lettera aperta a Facebook


Signor Zuckerberg,

come molti sono preoccupata per il dilagare dell’odio nel discorso pubblico. Fenomeno non generato certo dai social network, ma che in essi ha un veicolo di diffusione potenzialmente universale. Questo dev’essere quindi per tutti il tempo della responsabilità: tanto maggiore quanto più grande è il potere di cui si dispone. E il suo è notevole. Lei ha affermato che “su Facebook non c’è spazio per l’odio”. Mi tocca dirle che, almeno in Italia, non è vero. Le faccio pochi esempi. Una ragazza, Arianna Drago, ha richiamato l’attenzione sull’inquietante fenomeno dei “gruppi chiusi”. Ha avuto il coraggio di pubblicare alcuni commenti di utenti che avevano postato foto di donne ignare, facendone il bersaglio delle loro violente sconcezze.

Facebook ha oscurato il profilo della ragazza, e soltanto dopo che io avevo deciso di condividerne la denuncia ha fatto sapere che era stato sospeso “per errore”. C’è voluta invece qualche settimana perché i gruppi segnalati da Arianna fossero chiusi. E ancora ne esistono diversi di questo tipo che agiscono indisturbati, nonostante le numerose segnalazioni. Il problema è analogo per le pagine di gruppi politici estremisti e violenti. Una ricerca dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha catalogato 300 pagine che su Facebook esaltano il fascismo. L’apologia del fascismo da noi è un reato, ma i rappresentanti italiani della sua azienda rispondono che non è compreso nelle regole di Facebook e che “gli standard della comunità devono poter valere in ogni Paese”.

Del resto, parlano chiaro i dati di applicazione del codice di condotta contro “la diffusione dell’illecito incitamento all’odio in Europa”, che anche la sua azienda ha sottoscritto a maggio 2016 con la commissione Ue. La prima verifica semestrale dice che risulta cancellato appena il 28% dei contenuti segnalati come discriminatori o razzisti. Una media che si ricava dal 50% di Germania e Francia e dal misero 4% italiano. Mi domando se questo dato allarmante lo dobbiamo anche all’assenza di un ufficio operativo di Facebook in Italia.

Un’Italia che sconta scarsa collaborazione da parte della sua azienda anche sul fronte della disinformazione, al contrario di quanto avviene in Germania o in Francia. Su questo tema ho da poco lanciato una campagna di sensibilizzazione (www.bastabufale.it). Proprio perché sono convinta che le fake news – create ad arte per fini di lucro, delegittimare l’avversario o generare tensioni sociali – provochino danni alle persone e spesso rappresentino l’anticamera dell’odio.

Prima di essere eletta Presidente della Camera dei deputati, ho lavorato per 25 anni nelle agenzie delle Nazioni Unite, occupandomi di crisi internazionali e di rifugiati. Ho visto quanto siano importanti la Rete e i social network anche nei luoghi più remoti del pianeta e nei campi profughi. E proprio perché ne conosco lo straordinario valore, ritengo si debba agire presto e su più livelli affinché i social non diventino ostaggio dei violenti. Ho avuto modo di parlarne di recente con Richard Allan, vicepresident public policy di Facebook per l’area Europa-Medio Oriente-Africa, che ho incontrato a Montecitorio su sua richiesta. Mi ha contattato dopo che, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, avevo postato una selezione delle oscenità che costantemente arrivano a me, come a quasi tutte coloro che hanno una presenza nella sfera pubblica. Ho denunciato anche che Facebook non si cura a sufficienza di rimuoverle. E lei sa bene che la mancata rimozione di un contenuto umiliante può provocare tragedie come quella accaduta recentemente a Napoli, dove la trentunenne Tiziana Cantone si è tolta la vita per la vergogna di un video divenuto virale.

Ad Allan ho avanzato tre proposte. Due di natura tecnica. La terza riguarda l’apertura in Italia di un ufficio operativo per i 28 milioni di utenti che Facebook ha nel Paese. Le risposte giunte dopo due mesi sono evasive e generiche. A questo punto chiedo a lei, signor Zuckerberg: da che parte sta Facebook, in questa battaglia di civiltà?

 

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3 commenti su “Troppo odio sui social network. Lettera aperta a Facebook

  1. Elisabetta dice:

    Gentilissima Presidentessa, ammiro la sua lotta contro le ingiustizie italiane e mondiali; la ringrazio per questa lettera al “padrone” di Facebook, e mi auguro che le risponda non solo verbalmente, ma con i fatti, in modo che cessino le vigliaccate di chi non ha altro da fare e che si nasconde nell’anonimato di un social network. Distinti saluti. Elisabetta

  2. Marina Angeloni dice:

    Gentilissima Presidente Boldrini, sono una libera professionista, mamma fiorentina quarantenne, e oggi ho avuto modo di leggere la Sua lettera indirizzata a Mark Zuckerberg, CEO del social network Facebook , in merito all’odio che molti utenti italiani esprimono nei loro interventi sulla piattaforma.
    Le scrivo perchè la Sua lettera mi ha davvero colpita e cercherò di farle brevemente capire i motivi del mio sconcerto.
    Come tutti i mezzi di comunicazione, la piattaforma Facebook è di per sè neutrale, nel senso che è un mezzo che veicola informazioni. E’ sicuramente molto più neutrale di altri mezzi, come per esempio un giornale, o la televisione, mezzi nei quali c’è un agente che comunica e un pubblico che riceve la comunicazione. Facebook, invece, è un mezzo di comunicazione tra pari, dove chiunque può esprimere e condividere le proprie opinioni. Quindi è solo un veicolo che, potremmo dire, trasporta e mette in circolo opinioni.
    Ciò che invece non è neutrale è il messaggio che viene veicolato. Ognuno, come dicevo, può esprimersi con facilità, esprimere opinioni, che spesso sono anche opinioni cariche d’odio, razzismo, discriminazione e misoginia. A volte, invece sono opinioni positive, che cambiano la percezione delle cose. Mi viene in mente per trovare un esempio positivo, il grande lavoro che attraverso i social network sta facendo Iacopo Melio per cambiare la percezione della disabilità. Anche lui è stato spesso attaccato e insultato, ma ha portato avanti il suo messaggio con coraggio e determinazione, usando lo stesso mezzo che usano i così detti “haters”.
    Quindi, lo stesso mezzo può essere usato per scopi elevati e a beneficio di tutti oppure per diffondere odio e paura.
    Mi chiedo come sia possibile che la Presidente della Camera di un paese evoluto, si appelli al presidente di una società di comunicazione per lamentarsi del degrado culturale dei cittadini del paese che governa. Davvero Lei crede che la colpa del degrado culturale di questo paese sia da attribuire ai social network? Io credo che per una persona nella Sua posizione, avere la possibilità di tastare il polso del livello culturale medio dei suoi concittadini sia solo un vantaggio, una misura sulla quale programmare politiche educative e culturali che risolvano il grave problema di questo degrado. Quello che veramente mi stupisce è che un politico come Lei, non capisca che l’ignoranza va prevenuta attraverso politiche educative che aumentino il livello culturale dei cittadini. E programmare e attuare queste politiche dovrebbe essere un Suo compito, assieme a tutta la classe politica. E’ questo il punto importante, Zuckerberg è un imprenditore che si occupa dello sviluppo della sua società, Lei Presidente Boldrini è invece responsabile, assieme a tutta la classe politica, del livello culturale in cui questo paese si trova!
    Spero che questa mia lettera possa essere un punto di riflessione per comunciare a lavorare davvero per una società migliore, dove non ci sia più il desiderio di fare appello a qualche forma di censura, ma dove i cittadini siano messi in condizione di poter esprimere la loro opinione in piena libertà e democrazia, forniti “anticorpi culturali” per arginare in modo naturale i predicatori dell’odio.
    Perchè non c’è altro antidoto al degrado che l’educazione alla civiltà.

    I miei migliori saluti, Marina Angeloni

  3. Alessandro Pipino dice:

    Concordo pienamente con la lettera della Presidente della Camera Laura Boldrini al Sig.Zuckerberg, amm. delegato di Facebook. L’area dei social Network non può diventare in Italia una zona franca dove tutto è lecito, in cui c’è spazio per l’ odio immotivato. irrazionale, dove si puo insultare, calunniare, dileggiare e rimanere impuniti, causando danni morali, psicologici, ingiusti alle vittime, prese di mira da persone verbalmente aggressive , incoscienti e irresponsabili. Su segnalazione delle vittime, l’ intervento della Polizia Postale, unita all’ Ufficio Operativo Facebook deve bloccare, annullare in modo tempestivo ed efficace questi messaggi deliranti, offensivi e inquisire gli autori che violano la legge, come avviene in Francia e Germania. Stimata Presidente Laura Boldrini e Collaboratori, continuate con fermezza e determinazione questa utile e essenziale battaglia di Civiltà !!
    Alassandro Pipino Montebelluna Montebelluna (TV) alexapipino@hotmail.com