Parità di genere, riforme, migranti: la mia intervista a SkyTg24

Linguaggio e immagini non sono quisquilie. Se le donne accettano di essere chiamate al maschile, accettano anche di essere discriminate sul lavoro.

So bene che questo è un aspetto del problema, che i salari delle donne sono più bassi, che con la crisi non c’è lavoro, e se non c’è lavoro le donne restano a casa. Ma sono tutti elementi che fanno parte di una stessa idea di diseguaglianza contro la quale io mi sono battuta fin dall’inizio.

Della rappresentazione della donna e delle battaglie per la parità di genere ma anche di riforme, di crisi internazionale e di migranti parlo in questo video con la giornalista Maria Latella nel corso di un’intervista trasmessa da SkyTg24 domenica 8 marzo.

Share Button

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicatoI campi richiesti sono marcati da *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*

Un commento su “Parità di genere, riforme, migranti: la mia intervista a SkyTg24

  1. Cara Presidente, copio qui la lettera che ho inviato a Luciana Littizzetto:

    Cara dottoressa Littizzetto,

    ho letto con interesse il suo articolo “Il pensiero debole” su La Stampa, qui riportato:
    http://www.lastampa.it/2015/03/27/torinosette/rubriche/il-pensiero-debole/il-pensiero-debole-XxadDkri1ZHoZa9qMUhWeK/pagina.html e, sinceramente, non sono d’accordo quasi su nulla. E forse nemmeno lei, dato che comincia riportando l’incontro organizzato “dalla” presidente della Camera Boldrini. La presidente, dunque. Al femminile.
    Quindi non capisco il suo accanimento verso la suddetta, che, mi pare, sta operando per eliminare il caos presente nella comunicazione istituzionale e, in generale, nell’uso scorretto della lingua italiana. D’altro canto lo stesso Regolamento della Camera dei Deputati descrive il/la presidente «come organo neutro che garantisce il regolare e retto svolgimento delle funzioni istituzionali attribuite al Parlamento dalla Costituzione» e gli o le dà «un più ampio ruolo costituzionale, per funzioni anche esterne all’attività parlamentare per le quali l’imparzialità costituisce un fondamentale requisito di correttezza» (http://documenti.camera.it/bpr/2295_testo.pdf). Neutro, giusto? Imparzialità, giusto?
    Lei, che ha compiuto studi accademici di alto livello, sa certamente che nel 1987 la Presidenza del Consiglio dei Ministri commissionò ad Alma Sabatini uno studio, “Il sessismo nella lingua italiana”, proprio per adeguare il linguaggio parlamentare a un uso più democratico dell’italiano. Sono passati molti anni, ma le indicazioni di Sabatini sono ancora abbondantemente disattese, così come sono quasi assenti le donne nella toponomastica delle nostre città, in ossequio a una storiografia vecchia e maschilista.
    Come lei stessa dice, anche l’Accademia della Crusca si è espressa chiaramente in merito: esiste un femminile per ogni vocabolo designante un lavoro, un ruolo o una professione. Stop. Dunque non vedo il problema. Dov’è? Forse nel fatto che esista un’istituzione che si occupa della lingua italiana? Ma povera lingua! Con tutte queste spending review e job act ed election day se la passa proprio maluccio (mia madre ottantottenne proprio non capisce tutte queste parole, eppure ogni tanto qualcuno di quelli che le usano le chiede il voto) e sarebbe ora che la si rispettasse. Requisito minimo dell’attività parlamentare italiana è proprio quello di essere comprensibile, cioè in italiano. E cosa sia l’italiano lo stabilisce la Crusca. Punto.

    A quanto vedo, molte persone pensano, come lei, che la presidente della Camera dovrebbe occuparsi solo dei Grandi Temi, come la disoccupazione, la criminalità, il terrorismo, eccetera, mentre le parole, essendo immateriali, non sarebbero importanti. Difficile darle torto: non è più grave che le donne guadagnino meno degli uomini e vengano da questi ammazzate in gran quantità piuttosto che siano chiamate “architette” anziché “architetti”? Certo che è più grave. Probabilmente, se esistesse una reale parità nel lavoro e nella famiglia (cioè se, per esempio, noi uomini ci stirassimo le camicie anziché pretenderlo dalle donne, insieme a una gran quantità di altre faccenduole), le avvocate, le mediche e le ingegnere se ne infischierebbero degli appellativi con i quali vengono apostrofate. Il problema, però, è proprio che la parità non c’è. E questo lo si vede dalle parole.
    Le parole sono la cartina al tornasole della realtà. Infatti quelle per designare i mestieri delle donne ci sono tutte: serva, sguattera, massaia, cameriera, bambinaia (oggi baby sitter, più à la page e globalizzato), cuoca (ma non chef, quello è solo maschile), infermiera, operaia, nonché troia, zoccola, mignotta, eccetera, e anzi in questo variegato campo i sinonimi abbondano (sarà un caso?), mentre architetta “suona male”. Ma andiamo! Suonano male le parole a cui non abbiamo ancora fatto l’abitudine. E poi: “otorinolaringoiatra” le pare una bella parola? Ma la usiamo senza batter ciglio.
    Però le donne, lei scrive, si sono fatte il mazzo per accedere alle professioni maschili e ci sono anche arrivate, ed è questo l’importante.
    Certo. Ma mica basta.
    Tutti sanno che il re è nudo, ma solo quando quel marmocchio, troppo giovane per essere già catechizzato, lo ha strillato in pubblico la gente se n’è accorta. «È nudo!», ha detto, e tutti: «Ooooooooooh!». Lo sapevano anche prima, per carità, ma facevano finta di niente, hai visto mai che qualcuno si arrabbiasse. È solo con la parola che è avvenuto il cambiamento. Le parole a volte vengono prima delle cose.
    Aveva un bel dire Giulietta a Romeo: rinuncia al tuo nome. È stata proprio quella faccenda dei nomi a provocare un bagno di sangue.
    «Le parole sono pietre», diceva Carlo Levi.
    «Chi parla male, pensa male», ha detto Nanni Moretti.

    Ho tanto l’impressione che questa storia delle Cose Più Importanti sia un pretesto per non occuparsi nemmeno di quelle meno importanti. Come dire che il medico di famiglia si rifiuta di curarmi la faringite perché per meno del cancro al pancreas lui non si disturba.
    C’è sempre Qualcosa Di Più Importante Da Fare, basta cercarlo. Nel frattempo, meglio non far nulla, tanto non servirebbe a niente. È Più Importante la Lotta alla Corruzione! No, ai Clandestini! No, alla Jihad! Così, mentre tutti e tutte vigiliamo, ci allarmiamo e ci indigniamo anziché partire dal nostro piccolo, mutare oziosi atteggiamenti di comodo e far attenzione quantomeno alla grammatica, le donne continuano a essere discriminate, stuprate, uccise, eccetera. Tanto, noi che possiamo farci?

    Nemmeno la presidente Boldrini può farci molto, cara dottoressa: le sue mansioni e il suo potere sono quello che sono. Riportare il dibattito su toni quantomeno grammaticalmente corretti è già molto, ed è doveroso. Le parole sono pietre.