Rana Plaza: una grande vittoria della società civile

rana plazadi Campagna Abiti Puliti

Il 21 febbraio, Benetton ha comunicato la disponibilità a partecipare al fondo istituito presso l’Organizzazione Internazionale del Lavoro per risarcire le vittime del Rana Plaza.

Il Rana Plaza, molti lo ricorderanno, è il palazzo che crollò nell’aprile 2013 a Dacca provocando la morte di oltre 1100 persone e il ferimento di oltre 2000.

Benetton c’entra perché le vittime erano donne e uomini alle dipendenze delle cinque fabbriche che in quel dannato palazzo cucivano pantaloni, camicette, giacchetti, per famosi marchi mondiali, fra cui Benetton. Lo dimostravano i vestiari con le sue etichette  e gli ordini di produzione che affioravano dalle macerie. In Bangladesh, come in molti altri paesi del Sud del mondo, non esistono forme di assicurazione contro gli infortuni e in caso di invalidità o addirittura di morte, la sola prospettiva che si apre per le famiglie delle vittime è la miseria. Già in passato si è visto come va a finire.

Non paga lo Stato perché non è organizzato, non paga l’impresa produttrice perché si dichiara fallita, non paga l’impresa committente perché non accetta di rispondere per un rapporto di lavoro stipulato da altri. Modo facile per incassare i benefici dello sfruttamento senza addossarsi neanche una responsabilità. Ma ora anche le Nazioni Unite hanno decretato che le imprese committenti debbono fare la loro parte affinché i diritti umani siano rispettati lungo tutta la filiera produttiva.

Per questo dopo il crollo del Rana Plaza, la Clean Clothes Campaign e il sindacato internazionale hanno esercitato tutta la pressione possibile per costringere le imprese committenti a istituire un fondo comune destinato a garantire un indennizzo alle vittime e alle loro famiglie. Convinti che il fondo deve rappresentare anche un’occasione per nuove relazioni industriali a livello globale, la Campagna Abiti Puliti (sezione italiana della Clean Clothes Campaign), in alleanza con altre realtà della società civile, ha promosso varie iniziative di pressione per spingere Benetton ad aderire al fondo. Non solo proteste davanti ai suoi negozi, ma anche azioni tramite i social network e l’ospitalità di alcune vittime che hanno partecipato a manifestazioni pubbliche e incontri con esponenti del parlamento e del governo italiano.

E per finire la collaborazione con Avaaz per il lancio di una petizione che ha raccolto oltre un milione di firme. Ma ancora la partita non è chiusa: Benetton ha dichiarato di voler aderire, ma non ha ancora specificato quanto è disposta a metterci. Un buon motivo per non abbassare la guardia e spingerla a versare i cinque milioni di dollari che la Clean Clothes Campaign considera congrui. E per chiedere agli altri marchi italiani coinvolti Robe di Kappa, Manifattura Corona e Yes Zee di fare la loro parte. Per questo il 28 febbraio la Campagna Abiti Puliti è stata a Milano in Piazza Duomo insieme a Hoferlab per una azione/performance in memoria delle vittime del Rana Plaza ideata da Sara Conforti.

Un grido di giustizia durante la settimana della moda, per rompere il muro dell’indifferenza che ancora oggi non consente di risarcire pienamente le vittime della fabbrica della morte.

La Campagna Abiti Puliti – sezione italiana della Clean Clothes Campaign – opera per il miglioramento delle condizioni di lavoro e il rafforzamento dei lavoratori nell’industria tessile globale www.cleanclothes.org 

Nella foto la visita di alcuni familiari delle vittime e di rappresentanti di ‘Abiti Puliti’ a Montecitorio, accolti dalla Presidente Boldrini

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Un commento su “Rana Plaza: una grande vittoria della società civile

  1. lucio dice:

    Chissà perché i risarcimenti sono sempre molto molto lenti e mai congrui. Vogliamo finirla!!!!!!!