Riforma elettorale, iter nel rispetto delle regole

6Sulla riforma elettorale la mia lettera aperta pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica.

In questi giorni di acceso dibattito e anche di tensione attorno alla riforma elettorale, sono stati espressi pareri e giudizi che non sempre hanno colto pienamente il compito a cui è chiamato chi presiede Montecitorio. Ritengo perciò utile fornire alcuni chiarimenti, premettendo che come Presidente non posso certamente farmi guidare dai miei convincimenti di merito o da valutazioni di opportunità. Prima viene il rispetto delle regole di funzionamento della Camera. E’ questa, a mio avviso, la terzietà: che in tanti esigono da chi è al vertice di un’istituzione, ma che non tutti sono disposti a riconoscere quando viene praticata.

L’articolo 116 del Regolamento della Camera elenca le materie sulle quali non può essere posta la questione di fiducia, e tra queste materie non figura quella elettorale. La fiducia, in base allo stesso articolo,  non può essere messa sui provvedimenti per i quali il voto segreto è obbligatorio; può invece essere posta sulle materie per le quali il voto segreto è ammissibile solo su richiesta, come è appunto la legge elettorale. Dalla Presidente Iotti in poi – pronunciamento del gennaio 1990 – la prassi è sempre stata questa. Né vale il richiamo all’articolo 72 della Costituzione, impropriamente invocato. Quell’articolo stabilisce infatti che “la procedura normale di applicazione e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale”, ma la “procedura normale” alla quale si riferisce è quella che prevede il passaggio prima in commissione e poi in Aula. Vuol dire cioè che la legge elettorale non può essere approvata in via definitiva dalla sola Commissione, ma deve obbligatoriamente arrivare al voto dell’Aula. Come è stato fatto.

Dell’assoluta correttezza di questo iter c’è una prova ulteriore, contenuta nella proposta di riforma del Regolamento della Camera sulla quale ha lavorato dall’inizio della legislatura l’apposita Giunta di Montecitorio, e che da mesi è pronta per essere esaminata dall’Assemblea. In questa bozza la nuova formulazione dell’articolo 116 prevede espressamente che “la questione di fiducia non può essere posta su progetti di legge costituzionale o elettorale”. Se c’è bisogno di scrivere tale divieto nella riforma del Regolamento, è evidente che il testo ora in vigore invece lo consente.

Fin qui le regole. Ma ci tengo a ricordare un altro aspetto non meno essenziale del modo in cui ho esercitato il ruolo di Presidente in questa fase. Proprio perché sono pienamente consapevole della delicatezza del passaggio, ho sottolineato in varie uscite pubbliche la necessità di trovare un punto di equilibrio che, al di là di ciò che le norme permettono, evitasse una nuova lacerazione. In un’intervista televisiva la settimana scorsa avevo usato queste parole: “Certamente questa situazione mi preoccupa. Abbiamo già vissuto con il voto sulla riforma costituzionale un epilogo poco felice, col testo votato con la metà dell’emiciclo vuoto. Faccio appello perché tutti, tutti, tutti si adoperino per non arrivare a questa conclusione”. Mi sembra di essere stata molto chiara. Poi ciascuno si assume le responsabilità delle proprie scelte.

In conclusione: così come non sono antigovernativa quando sostengo l’opportunità di tenere nella dovuta considerazione i pareri delle commissioni parlamentari, come ho fatto sul  Jobs Act, allo stesso modo non tiro la volata al governo quando applico il Regolamento sulla legge elettorale. In un caso e nell’altro, faccio la Presidente della Camera.

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3 commenti su “Riforma elettorale, iter nel rispetto delle regole

  1. Salvatore Claudio Maiorana dice:

    Bene anzi benissimo. Concordo pienamente su quanto espresso dalla Presidente Boldrini. E’ importante il rispetto delle regole e questo è il compito del Parlamento. Tutte le altre considerazioni fanno parte di un certo terrorismo ideologico atto a confondere le idee degli elettori. Il contrasto e l’opposizione sono sempre leciti, ma nel limite della decenza comportamentale e ideologica. Non è ammissibile l’invettiva e l’offesa verso i propri antagonisti (soprattutto in sede parlamentare) che denota oltrechè una villania gratuita anche una incapacità di dialogo e di contrapposizione che dovrebbero essere sempre rispettose delle proprie e delle altrui ideee.

  2. Elisabetta dice:

    Signora Presidentessa, ammiro la sua competenza e la sua tenacia nel dirigere un Parlamento, che non sempre (direi poco), è all’altezza del suo compito: con le assenze, le risse e le varie buffonate gli onorevoli (sic!) prendono mai coscienza di ciò che pensa la gente? si documentano sui regolamenti (come si deduce dalla sua lettera) o parlano, tanto per udire la loro voce, senza mettere in moto l’intelligenza e la buona educazione. Ma che dico! oggi l’educazione è materia obsoleta e noi dobbiamo sopportare. Almeno che un giorno si possa esprimere il nostro disprezzo votando persone civili e interessate al bene del popolo. Con stima. Elisabetta Angelini

  3. Ricordo che anche Nilde Iotti fu spesso criticata anche dalla sua parte politica per il modo assolutamente imparziale con il quale applicava il regolamento della camera. Non si può certo pretendere che la presidente Laura Boldrini violi la legge . Purtroppo su di lei ben da prima che entrasse in politica si sono avventati di diffamatori dI ogni risma. Forse è perché di persone per bene c’è ne sono poche che su di esse si scatenano così massicce campagne denigratorie, che travisano i fatti e ne inventano di falsi di sana pianta.