#BastaBufale, appello contro le fake news. Firma anche tu

Essere informati correttamente è un diritto. Essere disinformati è un pericolo.

Ho deciso di lanciare questo appello perché ritengo che il web sia un importante strumento di conoscenza e democrazia. Ma spesso anche luogo di operazioni spregiudicate, facilitate dalla tendenza delle persone a prediligere informazioni che confermino le proprie idee.

In rete sono nati fenomeni nuovi, come le fabbriche di bufale a scopo commerciale o di propaganda politica e certo giornalismo “acchiappaclick”, più interessato a incrementare il numero dei lettori anziché a curare l’attendibilità delle fonti.

Le bufale creano confusione, seminano paure e odio e inquinano irrimediabilmente il dibattito.

Le bufale non sono innocue goliardate. Le bufale possono provocare danni reali alle persone, come si è visto anche nel caso dei vaccini pediatrici, delle terapie mediche improvvisate o delle truffe online.

Questo è il tempo della responsabilità. È necessario mobilitarsi, ciascuno di noi deve fare qualcosa per contrastare la disinformazione e contribuire a tutelare la libertà del web e la dignità di chi utilizza questo spazio che offre enormi opportunità culturali, relazionali ed economiche.

Non si tratta né di bavagli né di censure. Si tratta di reagire e affrontare un problema che ci riguarda tutti. Firmare questo appello significa fare la propria parte e dare il proprio contributo. Alcuni ambiti, poi, sono più esposti di altri e hanno una maggiore responsabilità: la scuola in primis, ma anche l’informazione, le imprese, i social network. A chi vi opera chiediamo uno sforzo aggiuntivo.

Firma per dire NO alle bufale, SÌ alla corretta informazione

1. SCUOLA E UNIVERSITA’ La scuola e l’università, che sono il motore primo per creare gli anticorpi necessari a contrastare la disinformazione, devono farsi protagoniste di un’azione culturale che tenda a sviluppare l’uso consapevole di Internet. Insegnare a usare gli strumenti logici e informatici per distinguere tra fonti affidabili o meno dovrebbe essere una priorità del sistema educativo, nell’obiettivo di sviluppare senso critico e cultura della verifica.

2. INFORMAZIONE In questo momento è di primaria importanza che i giornalisti e gli operatori dell’informazione aumentino lo sforzo del fact checking, del debunking – l’attività che consente di smascherare le bufale – e della verifica delle fonti. Così come gli editori dovrebbero, attraverso un investimento mirato, dotare le redazioni di un garante della qualità che sia facilmente accessibile ai cittadini, come già avviene in alcune testate.

3. IMPRESE L’impegno passa anche per le aziende. Le loro inserzioni pubblicitarie non dovrebbero comparire su siti specializzati nella creazione e diffusione di false notizie, per non finanziare anche involontariamente la disinformazione e per non associare i propri prodotti a questi danni sociali.

4. SOCIAL NETWORK In quest’ottica un ruolo cruciale lo possono svolgere i social network, che dovrebbero assumersi le loro responsabilità di media company e indirizzare le loro politiche verso una maggiore trasparenza. Per contrastare fake news e discorsi d’odio è essenziale incrementare la collaborazione con le istituzioni e le testate giornalistiche, così come un maggiore investimento in risorse umane e tecnologie adeguate a fronteggiare il problema.

5. CULTURA, SPORT, SPETTACOLO Ai protagonisti del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo chiedo, in quanto personalità capaci di raggiungere un vasto numero di persone, di spendersi contro le false notizie e la diffusione dell’odio.

Per firmare vai al sito www.BastaBufale.it

L’intervista di Alberto Nardelli per Buzzfeed 

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8 commenti su “#BastaBufale, appello contro le fake news. Firma anche tu

  1. Riccardo dice:

    Sig.a Boldrini, ho visto il sito “bastabufale.it”. Perche’ non consente la raccolta delle firme anche di chi e’ contrario alla sua iniziativa? Mi sembra doveroso per capire come la pensa l’opinione pubblica. La sua (opinione), gia’ la conosciamo abbastanza. Grazie dell’attenzione.

  2. rosanna rutigliano dice:

    più serietà e impegno da parte di tutti: ora basta davvero ed è ora che le coscienze si risveglino a difendere lo sforzo, il sacrificio per lo sviluppo della buona informazione e la cultura. Grazie Laura!!!!

  3. stefano zambon dice:

    Ha ragione. bene così.

  4. Alessandro Pipino dice:

    Concordo pienamemte con l’ appello della Presidente della Camera Laura Boldrini, contro tutte le informazioni tendenziose, calunniose, false, che persone coperte da anonimato, spandono a piene mani per intimidire, confondere, disorientare persone non culturalmente attrezzate, al fine di manipolare le loro volontà a favore di interessi occulti e pericolosi. Concordo che occorre che tutte le Agenzie Educative della Società, la Famiglia, la Scuola, la Cultura, le Imprese, i Socialnetwork, lo Sport. lo Spettacolo, il Cinema,.. operino con trasparenza per contrastare discorsi e informazioni false e tendeziose, al fine di creare in tutte le persone anticorpi culturali, per emarginare i colpevoli comportamenti antisociali.
    Un plauso alla Presidente Laura Boldrini e ai suoi ottimi Collaboratori.per l’ opportuna iniziativa.
    Alessandro Pipino Montebelluna (TV)

  5. Leda dice:

    Grazie per questa iniziativa e per la lettera aperta a Facebook. Il web ha purtroppo una doppia faccia: ci dà la preziosa opportunità di condividere il sapere, le esperienze e le opinioni costruttive ma, allo stesso tempo, permette di insultare con odio, di deridere e di diffondere disinformazione protetti dall’anonimato o comunque dalla distanza. La pericolosità di questa deriva dovrebbe preoccupare tutti i cittadini di buonsenso. Mi rincuora sapere che una rappresentante delle istituzioni si sia attivata.

  6. marco vegetti dice:

    Gentile signora Boldrini,
    sono naturalmente d’accordo sulla iniziativa di “basta bufale”. Mi permetta però alcune osservazioni.

    1) Chi si arroga il diritto di decidere se una notizia è una bufala o vera? Non credo ai “pool” di esperti. Esempio esplicativo: la guerra con l’Iraq e il rovesciamento di Saddam Hussein sono state fondate sulla bufala del secolo, le “armi di distruzione di massa”. Una bufala sparata dall’allora Segretario di Stato USA Colin Powell davanti all’Assemblea Plenaria dell’ONU e sostenuta da tutti i Paesi che a quella guerra (che continua tuttora) ha partecipato. Le poche voci che ponevano dubbi già allora sono state subissate di improperi e di accuse di complottismo, ecc. ecc..
    Dunque: perché dovrei fidarmi oggi dei media che allora sostennero questa bufala immane?

    2) Trump è stato eletto Presidente dagli Stati Uniti dai Grandi Elettori, non dal popolo americano né, fino a prova contraria, dalle manovre cibernetiche russe. Se c’è un “buco di democrazia” nella più grande nazione presidenziale del mondo, per cui la signora Clinton prende più voti popolari ma vince il suo contendente, forse non è una “bufala” scaricare sui russi la sconfitta?

    3) Fino ad oggi non ci sono prove sostanziali ed evidenti dell’influenza russa sull’elezione del Presidente negli USA (non lo sono certo, me lo conceda, 35 paginette autoreferenziali dei vari Servizi Segreti americani di cui però non si conosce appieno il contenuto anche se pieno di se e condizionali) mentre ci sono prove fattuali ed esaustive sullo spionaggio della NSA americana in Europa (prima i telefoni della signora Merkel, oggi i giornali riportano che la CIA spiava anche i candidati francesi alle Presidenziali 2012). Qual è dunque il valore dei fatti reali e quello delle notizie buttate lì e piene di presunzioni di colpa?

    4) il signor Facebook è tanto carino nel decidere di controllare le notizie pubblicate sul suo social. Ma trascura una fatto fondamentale: negli Stati Uniti non può farlo, in grazie del Primo Emendamento della Costituzione. Dunque sarà solo per gli “altri” come già avviene oggi, per cui censurano “L’origine del mondo” di Courbet ma non le migliaia di siti nazisti che prolificano sul social americano. Chiedo: “censureranno” me, e i nazi americani?

    Grazie per l’attenzione,

    marco vegetti

  7. Andrea dice:

    Voler reintrodurre il reato di opinione fa pensare a un triste passato!
    Io credo che la iniziativa contro le “fake news” sia in realtà una iniziativa contro la verità che è sempre molto scomoda per il potere.