“Contro il femminicidio la vera sfida è il cambiamento culturale”

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di Nando Pagnoncelli e Gabriella Scarcella

Secondo i dati della Direzione Centrale della Polizia criminale il numero degli  omicidi volontari consumati in Italia dal 2008 al 2013 è in diminuzione (da 614 a 501).

Ma nello stesso periodo la percentuale di vittime di genere femminile è in crescita (dal 24% al 35%) e lo è in misura ancor più rilevante se si considerano i soli omicidi in ambito familiare e affettivo (dal 58% al 70%). Come a dire: si uccide di meno ma, quando si uccide, la vittima è più spesso donna.

In base alla ricerca condotta da Ipsos per conto di We World Intervita, il tema della violenza sulle donne è molto sentito e le percezioni del campione intervistato sono coerenti con le tendenze recenti: il 70% infatti ritiene che il fenomeno sia diffuso ed in aumento. Tra le principali cause scatenanti attribuite alla violenza di genere vi sono le dipendenze da alcool o stupefacenti (85%) o la predisposizione personale (76%). Ma c’è anche chi attribuisce al comportamento provocatorio delle donne la ragione che scatena la violenza su di esse: un uomo su tre (32%) è di questo parere, a conferma di un atteggiamento di indulgenza che fatica a scomparire.

La quasi totalità degli italiani considera inaccettabile tentare di uccidere, stuprare, colpire con calci o pugni una donna, poiché tali comportamenti rientrano nella sfera più ampia del rispetto dell’individuo tout court. L’aspetto su cui riflettere viceversa riguarda il fatto che il 16% consideri ammissibili avances fisiche esplicite e il 19% ritenga accettabile fare battute e prese in giro a sfondo sessuale nei confronti di una donna. E tra gli uomini questi atteggiamenti, sebbene minoritari, sono molto diffusi: uno su cinque (19%) nel caso delle avances e uno su quattro (24%) in quello delle battute grevi.

Ci sono aspetti culturali che influenzano in misura significativa le opinioni. I dati della ricerca Ipsos, infatti, mostrano il permanere di un’immagine stereotipata della figura femminile, ancora incentrata su logiche afferenti l’accudimento (matrimonio, famiglia, casa, figli), in particolare tra gli uomini.

Di conseguenza, anche in riferimento ai rapporti di coppia e all’implicito «codice di comportamento» che li regola, rimane ancora largamente diffuso un retaggio antico, in cui il potere è fortemente sbilanciato in favore dell’uomo. Si tratta di atteggiamenti molto più diffusi tra le persone adulte e anziane rispetto alle giovani generazioni ma non va dimenticato che l’Italia è un paese che invecchia e i primi prevalgono nettamente sui secondi. Tra gli aspetti culturali va annoverata anche l’immagine della donna nella comunicazione pubblicitaria, ancora troppo spesso  proposta come oggetto di desiderio maschile, in ruoli subalterni o di cura, rafforzando un cliché che fatica a suscitare una forte censura sociale. Basti pensare che per il 61%  del campione intervistato è tutto sommato accettabile mostrare un bel corpo di donna a scopo commerciale.

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Ma come si può sconfiggere il fenomeno della violenza di genere? Gli intervistati sembrano avere le idee chiare: innanzitutto garantendo la certezza della pena (91%) più che il reinserimento e la rieducazione dei colpevoli (43%). Ma la vera sfida è quella di favorire una profonda trasformazione culturale che parta in primo luogo dalla famiglia e dalla scuola: insegnare ai giovani la parità dei diritti (89%), programmi di formazione nelle scuole (88%), campagne di sensibilizzazione nell’opinione pubblica (80%). Come tutti i cambiamenti culturali si tratta di un processo che richiede determinazione e costanza, nella consapevolezza che saranno necessari tempi lunghi.  Ed è un processo rivolto alle nuove generazioni, alle donne, troppo spesso rassegnate ad un destino che è tutt’altro che ineluttabile, ma soprattutto agli uomini che devono rendersi protagonisti del cambiamento.

Nando Pagnoncelli è Presidente dell’Ipsos, Gabriella Scarcella è Direttore di ricerca e curatrice dell’indagine

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4 commenti su ““Contro il femminicidio la vera sfida è il cambiamento culturale”

  1. Cosetta dice:

    I Dati sono molto preoccupanti ed e’ x questo che e’ fondamentale intervenire con forza …..Grazie Presidente Boldrini siamo certe che Lei farà tutto il possibile x sensibilizzare il Paese …..” Istanbul ” deve essere fatta conoscere al maggior numero di Donne e non solo ….avete già pensato di invitare Emma Watson ?

  2. Antonio Luigi Ik8vry dice:

    Non ho condiviso l’atteggiamento di quelle donne che anche a dispetto delle loro convinzioni personali hanno sempre acconsentito alla valutazione che il marito dava alle cose … mia madre per prima, classica mentalità del “il marito ha sempre ragione !”. Sono divorziato e solo negli ultimi mesi prima della separazione ho dato uno schiaffo alla mia ormai ex moglie, ho cercato nei rapporti con l’altro sesso lo spirito colloquiale e di confronto, se ho potuto ho sempre evitato quel rapporto di scontro che dimostra che l’uomo è sempre il più forte il che è vero ma solo per un fatto fisico, molti suppliscono alla carenza intellettuale con la forza fisica non volendo capire che a qualcuno non si è graditi

  3. lucio dice:

    E’ possibile che nel 2014 ci siano ancora tanti, troppi mascalzoni che non rispettano la vita degli altri (soprattutto se donne) sotto qualsiasi forma ed in qualsiasi nodo?
    Non possiamo introdurre delle pene veramente molto severe che possano scongiurare questo disastro?
    Grazie Laura

  4. Carminati Valentina dice:

    onestamente mi domando chi possa credere che la violenza sulla propria donna sia sinonimo di “amare”. E’ una follia, una follia troppo radicata nella mente di molti individui, indipendentemente da religione e cultura. Credo che in una società moderna, come lo è la nostra oggi, gli istinti primordiali tentino di riemergere; il problema consiste proprio nel fatto che dovremmo essere abbastanza evoluti per capire che questi istinti vanno soppressi. Non dico che noi donne non sappiamo difenderci, però abbiamo una predisposizione naturale all’amore incondizionato, che passa sopra ad insulti, botte e quanto c’è di peggio. Ho solo 16 anni, forse non capisco ancora bene, ma posso affermare con certezza che tutte le persone favorevoli alla violenza, verbale o fisica, in un rapporto non sono nemmeno degni di essere chiamati “esseri umani”.