‘Cuori connessi’, il cyberbullismo raccontato dalle vittime

di Luca Pagliari

“La mia vita è divisa tra il prima e il dopo. In mezzo c’è stato l’inferno”.  A parlare è un’ombra perché Sofia (nome di fantasia) è proprio lì che vuole rimanere.

Nessuna telecamera puntata sul viso. Ed è un peccato, perché i suoi occhi azzurri meriterebbero un primo piano. Sofia invece resta nell’ombra, senza un volto, senza colori, senza uno sguardo diretto. Solo una voce incerta che ci trascina dentro un percorso di sofferenza vera.

Del resto, quando a 17 anni scopri che tre foto in cui vieni ritratta nuda e seminuda sono state postate su un social, da quella maledetta ombra non vorresti uscire mai più.

Tutto per una leggerezza, per aver voluto condividere con il ragazzino del momento quella finta parentesi di intimità. Frazioni di secondo in cui una scelta apparentemente banale è in grado di cambiare per sempre l’esistenza di una ragazza come tante altre.

“Cuori connessi”,  il docufilm che ho realizzato in collaborazione con la Polizia di Stato e il supporto di Unieuro, racconta senza retorica e pietismo due storie esemplari legate al mondo del web.

Nessun “consiglio utile” nessun epilogo corredato da qualche morale scontata e logora. Il mio lavoro termina l’attimo prima di entrare nel giudizio. Mostro il dolore per quello che è, siano poi i ragazzi ad avventurarsi nel mondo dei perché.

Sofia ha trovato la forza di raccontare la sua storia alla Polizia Postale e fortunatamente le persecuzioni sulla rete e in classe sono cessate, ma la sua non è una storia a lieto fine. A causa della pubblicazione di quelle foto è stata costretta a cambiare scuola, è in terapia da uno psicologo e quando un ragazzo la osserva inizia ad avere il fiato corto, si sente sporca e colpevole, perché sicuramente, secondo Sofia, quello è lo sguardo inquisitorio e morboso di chi sa.

Allora meglio l’ombra anche se oggi, a distanza di un anno, Sofia sta cercando faticosamente di affacciarsi nuovamente alla vita.

Il docufilm racconta anche la vicenda di Flavia, altra adolescente che si è macchiata di tre grandissime colpe: essere brava a scuola, frequentare i boy-scout e soprattutto essere sovrappeso.  Quanto basta per attivare l’istinto bestiale del branco. Per tre anni Flavia ha vissuto  isolata. Falsi profili Facebook, atti pesanti di bullismo, foto del suo sedere postate senza ritegno e molto altro. Fortunatamente la coesione della famiglia, l’aiuto di qualche volenterosa professoressa e soprattutto un carattere caparbio, hanno aiutato Flavia a gettarsi dietro le spalle questo periodo drammatico della sua esistenza, ma sono troppi quello che non hanno la sua forza, che non denunciano e che vivono il loro dolore isolati dal mondo. È proprio a loro che principalmente si rivolge il docufilm, perché di solitudine e angoscia si può morire, perché a volte il silenzio è il peggior nemico in assoluto.

“Cuori Connessi” non a caso racconta due storie al femminile perché sono soprattutto le adolescenti (e non solo) ad essere bersagliate dal branco. Etichettare una ragazza è alla portata di tutti e quasi mai gli argomenti vengono a mancare. Basta qualche chilo di troppo, lasciare un ragazzo per un altro o un seno prosperoso. Il branco non è esigente, per azzannarti si accontenta di poco. E ti massacra circondato dall’omertà. È anche a loro che il film si rivolge, a quelli  che abbassano lo sguardo fingendo di non vedere, a quelli che non trovano il coraggio di tendere una mano verso la vittima. Dopo qualche proiezione ci sono già stati ragazzi che hanno chiesto aiuto, che hanno denunciato il loro disagio, che si sono dichiarati disponibili a presidiare e a difendere la propria scuola da qualsiasi genere di sopruso. In definitiva “Cuori Connessi” non deve essere un bel film, deve semplicemente essere utile ed è aggrappati a questa speranza che proseguiamo il nostro cammino.

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3 commenti su “‘Cuori connessi’, il cyberbullismo raccontato dalle vittime

  1. Annabel Price Bedini dice:

    Scusa Luca ma non ti rendi conto che il tuo commento ‘perché i suoi occhi azzurri meriterebbero un primo piano.’ è, sicuramente inconsciamente, un commento sessista? Avresti mai parlato del colore degli occhi di un maschio?

  2. Luigi crocco dice:

    Il problema.sui web , fecebook e posta nternet.di persone criminali che li.utilizzono.il pc , computer ,tablet ecc nascosti da falsi indirizzi da quando si e’ aperta questa via di contatto elettronico. e’ un divertumento.peri un gioco perverso di menti perverse e malate di qualsiasi eta’. Cosi’ in base alla mia esperienza sulle truffe suggerisco di utilizzare immediatamente i sistemi aggiornati come i clic sui Facebook a bloccare post, commenti, video ecc. E sui.persistenti ossessivi che offendono la nostra persona e minacciano la nostra salute subito dalla polizia postale preposta con.la notra denuncia a indagare ,scoprire e.fermare chiunque in internet. senza la nostra autorizzazione offende la sensibilita’ sul rispetto e la privacy della nostra persona

  3. ma cosa hanno nella testa questi ragazzi? parlo del branco e dei perseguitati. l’amore, l’attrazione fisica, gli atti sessuali appartengono solo a due persone e senza differenza di genere. se abbiamo bisogno che gli altri sappiano non è amore. riflettere su questo concetto è più importante che stoppare il web. quando si ha un rapporto felice piangi per la felicità, senti suonare le campane, credi per la volta in dio e speri che niente e nessuno ti possa portare via il partner e, per la prima volta, ti soffermi sull’idea di eternità. perchè l’eternità non esiste, perchè la vita ha dei limiti temporali e, pertanto, questo grande amore finirà magari solo per questo. chi non vive tutto questo non può parlare d’amore. l’amore è sublime, immenso,irripetibile.