“Da sindaco chiedo all’Ue di non seppellire la propria coscienza di fronte a stragi migranti”

Enzo-Biancodi Enzo Bianco

L’Etna, gigantesca torcia accesa sul Mediterraneo, fin dalla preistoria ha guidato alla ruvida costa di Catania marinai salpati,

su rudimentali imbarcazioni, da ogni sponda del Mare nostrum. Questo faro naturale continua ancor oggi a condurre verso la mia città migliaia di migranti sospinti sulle nostre coste dalla disperazione. Chi ha viaggiato su questi barconi ha visto spesso morire decine di compagni di viaggio, a volte figli, sorelle, genitori. Ed è approdato al confine dell’Europa, ossia sulle coste della Sicilia, inseguendo una speranza, il sogno di una vita dignitosa.

C’è un termine arabo, miskìn, la cui radice ritroviamo in diverse lingue, dal turco al portoghese, dallo spagnolo al francese, all’italiano. In siciliano mischinu, indica una persona ridotta alla miseria più assoluta, senza più nulla da perdere se non la propria stessa vita. Una chiave per comprendere il fenomeno che stiamo vivendo: la più grande migrazione di massa della storia.

Il governo italiano, con l’operazione Mare Nostrum, si è fatto carico con generosità e coraggio di questo dramma. I comuni, soprattutto del sud e soprattutto quelli siciliani, pur provati dalla crisi economica, stanno facendo il resto, accogliendo i mischini, gli ultimi del mondo.

Il 3 ottobre del 2014 è stato ricordato l’anniversario della strage di Lampedusa, una tragedia con centinaia di morti che scosse le coscienze. Ma ci sono stati poi altri episodi, altre morti. A Catania, per esempio, alla fine di maggio, con il vescovo cattolico, l’imam e il prete copto, abbiamo celebrato funerali interreligiosi per diciassette uomini, donne e bambini, anche di pochi mesi, morti perché abbandonati dai pericolosi criminali che sfruttano la disperazione.

Dissi, allora, che l’Europa tutta, i governi e i cittadini europei, davanti a quelle bare, dovevano scegliere se seppellire anche la nostra coscienza di uomini civilizzati.

La risposta fu un assordante silenzio.

Noi sindaci oggi non vogliamo lamentarci. Sappiamo di essere all’altezza della sfida di civiltà che la nostra coscienza ci consegna e vogliamo continuare, orgogliosamente e responsabilmente, a fare la nostra parte. Ma proprio per questo abbiamo il dovere di alzare la voce, perché è inammissibile che l’Unione europea volti le spalle alla sua tradizione di civiltà. Non possiamo essere lasciati soli ad affrontare un’emergenza che, a giudicare dalle condizioni geopolitiche di quella sponda del Mediterraneo, si protrarrà certamente per molti anni. E bisogna anche immaginare interventi nei Paesi di partenza per alzare, in quei luoghi, il livello di sicurezza.

L’Europa deve farsi carico delle proprie responsabilità innanzitutto sul terreno degli interventi umanitari, ma anche sciogliendo l’intricato nodo che prevede che la richiesta di asilo debba essere presentata nel Paese in cui avviene lo sbarco, come se non fossimo tutti entro i confini di un’unica Unione. Perché l’Unione Europea non può avere come unico valore una moneta. Occorre invece mettere al primo posto il bene assoluto della nostra umanità.

Enzo Bianco, avvocato, è sindaco di Catania dal 2013. Era già stato sindaco dall’’88 all’’89 e poi nel 1993. Eletto deputato nel 1992, ministro dell’Interno nel governo D’Alema (1999-2000) e nel successivo governo Amato (2000-2001).  Nel 2001 ancora deputato, dal 2006 al 2012 senatore.

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