Fawziya: “Grazie all’Italia che non mi ha fatto mai sentire sola”

irachena e figliodi Katia L. Fitermann

“Io non mi sono sentita mai sola in Italia. Qui ho molti amici e gli amici sono una famiglia”. Sono parole di Fawziya F., cittadina irachena che vive in Italia con il figlio Musa, 28 anni, dal 1992.Fawziya e Musa sono arrivati a Firenze  quando lui aveva 5 anni, nel 1992. A Musa,era già stata diagnosticata una malattia rara, la Istiocitosi di Rosai Dorfman, una grave forma di tumore e per questo necessitava di cure urgenti, impossibili in un Iraq devastato dalla guerra. Nel 1998 anche gli altri componenti della famiglia, il marito di Fawziya,  Khadin e gli altri quattro figli, li hanno raggiunti, scappati dalla guerra e dagli orrori del regime di Saddam Hussein.

Nonostante le cure continue e diversi interventi chirurgici, il tumore ha portato Musa alla cecità, poi alla perdita dell’udito e più recentemente lo ha costretto  su  una sedia a rotelle. Attualmente può muovere soltanto il braccio destro e si comunica con le persone leggendo le parole che gli vengono scandite, lettera per lettera, sulle dita della sua mano destra.

Ma la sofferenza di Musa non dice tutto della vita di questa famiglia perché anche il piccolo Hussein era stato colpito da una esplosione in Iraq che lo aveva reso invalido psichico.

Fawziya, in Italia, è riuscita comunque a lavorare, a prendere la patente di guida, indispensabile per i continui spostamenti per le visite mediche di Musa, anche fuori Firenze.

Nell’autunno del 2009, un grave incidente stradale ha portato via il giovane Mustapha, il figlio più piccolo della copia, all’età di soli 19 anni, mentre  si stava recando al lavoro. Fawziya si trovava, in quel momento, nel luogo dove è avvenuto l’incidente e ha visto morire il figlio tra le sue braccia. Questo fatto drammatico ha avuto una grande risonanza anche nella città di Firenze.

Dopo la morte del figlio, il marito di Fawziya ha deciso di rientrare in Iraq portando con sé, Hussein. Era il 2010, appena caduto il regime di Saddan Hussein e si accendeva una nuova speranza in Iraq.

Purtroppo nel corso del 2015 la situazione di Musa si è ulteriormente complicata e le cure a cui era sottoposto sono diventate insufficienti a rallentare la malattia. Intanto, anche in Iraq la situazione era peggiorata a causa del perdurare della instabilità interna. Fawziya temeva per suo figlio e suo marito e anche Musa  aveva assoluto bisogno di averli entrambi vicini: però, nel frattempo, i permessi di soggiorno dei due erano ormai scaduti e l’unica soluzione possibile era attivare un ricongiungimento familiare con loro, ma si scontrava con l’ enorme difficoltà a produrre i documenti necessari ad ottenere i visti.

A giugno dello scorso anno, durante le iniziative per la Giornata dei Rifugiati svoltasi a Firenze, Fawziya è riuscita ad chiedere ottenere che l’UNHCR, la Caritas Diocesana della città toscana e l’Ambasciata Italiana a Baghdad si occupassero della sua vicenda, che sembra finalmente essere arrivata alla sua fase conclusiva. Con buona probabilità, presto la famiglia di Fawziya, tanto coraggiosa quanto forte e dignitosa, sarà di nuovo insieme.

Il dramma di Fawziya e della sua famiglia, purtroppo non è l’unico e ci saranno tante altre situazioni simili alla sua in questo momento, in tante altre parti del mondo. Ma la sua storia racconta non solo ciò che ha vissuto la sua famiglia, ma ci parla anche tutti di coloro che sono intervenuti con umanità per rendere meno difficile la vita delle persone in difficoltà di questo nostro tempo!

Katia L. Fitermann è una giornalista brasiliana, nata a Salvador, Bahia in Brasile. Vive in Italia dal 1992 e lavora a Firenze presso la Caritas Diocesana di Firenze, dove si occupa dei migranti. Attualmente si è impegnata nel raccogliere la memoria dei profughi che arrivano a Firenze. 

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2 commenti su “Fawziya: “Grazie all’Italia che non mi ha fatto mai sentire sola”

  1. questa storia dimostra che, nonostante i cambiamenti delle ultime generazioni della nostra società, gli italiani hanno un grande senso di umanità e di solidarietà. a parte qualche partito politico miope a tutti gli altri non verrebbe in mente di affondare le navi che portano gente sfortunata che scappa da luoghi infernali. la caritas fa molto ma anche i cittadini (devo ammettere i più poveri) che abitano nel sud della nostra penisola si dimostrano tra i più generosi.sono orgogliosa di essere italiana anche se l’italia di fatto è divisa in due: i ricchi intolleranti del nord e i poveri generosi del sud. che lo stato, tuttavia, non dimentichi chi ha perso casa e lavoro e si vede scippare una casa popolare assegnata ad italiani che vivono in tenda per darla ad extracomunitari. questo non è tollerabile.

  2. luigi crocco dice:

    ….ho poco da dire sul argomento ma se 1 su 10 si integra e 4 su 10 no … mi preoccupo dei 6 e/o… numero che rimane ad AGGIUNGERE I NOSTRI ANCHE ALLE PERIFERIE SENZA LAVORO PER UN UN REDDITO DECOROSO CHE GLI PERMETTE NON DI SOPRAVVIRE MA DI VIVERE DIGNITOSAMENTE OGGI RITENGO INUTILE LA CRITICA NEGATIVA SULLA POLITICA ATTUALE IN ARGOMENTO