Generazione 2.0? Oltre i pregiudizi, è tutto scritto nel loro S.T.I.L.E.

foto-capecedi Federico Capeci

Pochi, senza stipendio, ancora a casa dei genitori, sempre su Internet. E ancora: svogliati, distratti, irrispettosi, malati di web. E poi: incapaci di vivere i momenti, egocentrici, volgari, asociali. Sono questi i nostri ragazzi?
Fortunatamente non tutti li vedono così, anche se parliamo di stereotipi che spesso serpeggiano nei discorsi che parlano di giovani e del loro rapporto con il web. Di certo il libro che ho scritto ‘#Generazione2.0: chi sono, cosa vogliono, come dialogare con loro’ dà una visione differente, avvalorata da ricerche sul campo condotte negli ultimi 10 anni di studio.

Proviamo a raccontare questi giovani nel concreto: la Generazione 2.0 è quel gruppo di ragazzi (poco più di 8 milioni, il 14% della nostra popolazione) che, cresciuta con i social media, ha formato la propria identità e cultura a suon di relazioni, interazioni, socialità, visibilità, like, commenti e condivisioni. Si tratta, per questo, di un nucleo estremamente diverso dagli altri: avere vissuto l’adolescenza in questi mondi, e per primi in assoluto, li ha condizionati a vita. E per fortuna, direi!

Invece hanno comportamenti e valori che ci sembrano incomprensibili e spesso sciocchi. Ma bisogna saperli guardare, capire, interpretare: è fondamentale, sia perché sono il nostro futuro ed abbiamo il dovere di capire per poterli aiutare a cambiarci (parliamo dei 18-30enni, di chi inizia a progettare la società del nostro Paese), ma sono altresì interessanti perché sono la miglior rappresentazione di come anche noi saremo nel prossimo futuro. Abbiamo di fronte, in sostanza, un osservatorio privilegiato su come sarà la nostra società, non possiamo perdere l’occasione di guardarli e capirli con attenzione.

Non è certamente facile farlo, ma nel libro si propone una griglia di interpretazione dei comportamenti dei giovani di oggi che nel contempo ne illustra i valori peculiari: è tutto scritto nel loro S.T.I.L.E., ovvero socialità, trasparenza, immediatezza, libertà, esperienza. Sono i cinque valori che li caratterizzano, che li spingono a interagire con i contenuti della rete e anche con la vita cosiddetta reale. Così possiamo capire, per esempio, che un selfie non è narcisismo, ma un gesto di comunicazione perfetta che mette in scena contesto, soggetto ed emozione provata; che lo scambiarsi opinioni, idee, esperienze con un nickname non è spregiudicatezza, ma un atto di fiducia e solidarietà verso il mondo; che l’agire e reagire con frenesia facendo volare le dita sullo smartphone non è superficialità, ma una necessità per l’esserci e partecipare al fluire delle cose; che il mancato rispetto per il ruolo e l’autorità è l’indifferenza verso chi non ha ricevuto approvazione dalla community; che il commentare ogni cosa non è presunzione, ma cultura sana del feedback e collaborazione.

Gli occhiali dello S.T.I.L.E., quindi, ci aiutano – genitori, insegnanti, capi d’azienda o politici – a capirli meglio e conseguentemente ci consentono di gettare le basi del ponte (e patto) intergenerazionale di cui giovani e adulti hanno bisogno per poter costruire e cambiare questo nostro vecchio Paese.

Federico Capeci è ricercatore ed esperto di comunicazione digitale, docente di master della Business School del Sole 24 Ore e dell’università Cattolica di Milano.

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3 commenti su “Generazione 2.0? Oltre i pregiudizi, è tutto scritto nel loro S.T.I.L.E.

  1. luigi crocco dice:

    Gentile Presidentessa della Camera Laura Bodrini ,
    non posso competere con esperti giornalisti in testate così importati come 24 ore neppure con altri in giornalismo social comunque il problema esposto sulla nuova tecnologia internet che oggi impegna sin dalla più tenera età i nostri narcisisti che nascondendosi dietro al computer commentano sinteticamnete sul piacere di partecepire meglio gaeggiare sul gergo o con termini volgari sulle emozioni che provano a leggerne altri sulla catena dei commenti.
    Ovviamente per quelli più esperti il divertimento è garantito ma per quelli che ingenuamente o più educati si avvicinano la sconcerto è garantito.
    E’ un segnale a distinquere i post che ci danno una maturazione intelettuale o un segnale negativo di abbruttimento intelettuale sugli altri ?
    Ovviamente non ho statitische sul tema se non la mia autoiddatta esperienza che tra Web commerciali, post con testi provocatori , spam, truffe, offese e commenti su casi diversi dal tema ecc. sembra quasi che scrivo solo per me stesso restando vuoto sul mio PC non avendo con chi scive e legge alcun contatto fisico , visivo, orale ecc anche per corregerci sul mio e il suo nichlilissmo a rispondere dal vivo

  2. io li osservo con dispiacere. la maggior parte di loro non sanno esprimersi in italiano, sono ignoranti, laureati compresi, e quando parlano alternano parole e turpiloquio. io attribuisco la responsabilità alla famiglia e provo compassione per i loro docenti.

  3. salve
    per fortuna i dati non danno ragione alle sfortunate esperienze personali che descrive e che, ovviamente, non ho elementi per discutere. la volgarità è volgarità e la violenza è violenza. Ma troppo spesso interpretiamo come narcisisti alcuni comportamenti che sottengono altre motivazioni; come volgari e irriverenti i nuovi modi di relazionarsi in rete e non solo; nullafacenti o passivi i nostri giovani che invece hanno e fanno molto per cambiare questo nostro vecchio paese (e potrebbe fare ancora molto di più se solo dessimo loro delle occasioni) . Occorre saper leggere e capire i comportamenti, online e non, dei nostri giovani. per non cadere nelle solite trappole di battaglia tra vecchi e giovani (nei due sensi, intendo) basterebbe darsi come obiettivo il provare a costruire un ponte intergenerazionale… Io penso che siamo noi a dover fare il primo passo: loro, i giovani, sono già avanti nel futuro.