In fondo alla speranza: la graphic novel su Alex Langer

Jacopo Frey2

di Jacopo Frey

“Che ci faccio qui? Dove sono? Le foglie, il pozzo, le lettere…Ah, sì, le lettere. Alex calma: sei in treno, stai andando in missione, una situazione tutto sommato normale.

Non pensare al pozzo, non te lo puoi permettere ora. Pensa al lavoro che devi fare e ai messaggi che devi consegnare e tutto andrà bene”. Immerso nei rumori di un treno su cui viaggiano diplomatici e operatori di pace, il protagonista si sveglia, confuso, dopo essersi visto in sogno nel fondo di un pozzo di collina, immerso in un turbinio di foglie e lettere. I suoi occhi sono stanchi e tradiscono ansia e fatica, spesso messe da parte per non destare preoccupazione in chi gli sta attorno, ma anche per continuare ad andare avanti nell’impegno quotidiano. Per portare a termine, come se niente fosse, la sua missione.

Così comincia il viaggio di In fondo alla speranza. Ipotesi su Alex Langer (Bologna, Comma 22, 2013), la graphic novel ispirata alla biografia del pacifista ed ambientalista sudtirolese Alexander Langer, realizzata assieme al disegnatore Nicola Gobbi all’indomani del premio “Reality Draws” per giovani autori del “Komikazen Festival del fumetto di realtà” di Ravenna del 2012.

Come questa storia poi si possa concludere, purtroppo, lo sappiamo già: proprio in questi giorni ricorre l’anniversario del suo suicidio, il 3 luglio del 1995 a Pian dei Giullari vicino Firenze e il nostro fumetto, questo dato non poteva non considerarlo. Una conclusione di quelle dure, che fanno paura e lasciano l’amaro in bocca, che misero in chi scrive il dubbio di come raccontarla senza violare uno spazio intimo, privato, dove nessuno, a eccezione, forse, di chi gli ha voluto bene, può entrare; ma che non può essere messa da parte considerando l’ombra gettata sulla storia precedente. Questo timore, questo muoversi circospetti era una difficoltà non da poco: un’altra, aggiunta alle già numerose discussioni affrontate da me e Nicola su come poter realizzare un racconto biografico senza scivolare nei cliché e didascalismi che spesso si incontrano nel fumetto di realtà.

Dopo aver incontrato l’emozione delle parole e la fiducia regalataci da chi l’aveva conosciuto ed esserci confrontati col nostro editore, Daniele Brolli, abbiamo deciso di trasformare la paura in una scommessa servendoci degli strumenti che il fumetto metteva a disposizione: la profondità e l’umanità che andavamo scoprendo nella vita di Langer, il suo gettare ponti e continuare a lottare nonostante le solitudini e le debolezze, dovevano diventare il cuore del nostro racconto e il carattere soggettivo della narrazione a fumetti doveva diventare la cifra della nostra “quasi biografia” . Alexander Langer doveva diventare un personaggio nel senso classico delle storie a fumetti e avrebbe vissuto un’avventura in cui l’avremmo conosciuto per quello che era.

Così liberati dai nostri timori iniziali abbiamo costruito un’avventura che, se da un lato, ha il sapore della fantasia e dell’irrealtà, con le paure rappresentate da scheletri che inseguono Alex (solo una volta nell’intera storia chiamato con il suo nome completo), dall’altro si vuole testimonianza di parti importanti della vita e dell’attività di Alexander Langer –quello vero, diciamo- come uomo di pace: le corrispondenze epistolari mantenute con le aree in conflitto, il dialogo “a tutti i costi” e la consapevolezza che la convivenza e la pace si costruiscono con un “pacifismo concreto”.

Restavano però due incognite molto pesanti. Scegliendo di costruire un’avventura ispirata alla vita e al pensiero di Langer saremmo riusciti a far uscire dal pozzo della memoria questo personaggio e farlo conoscere a quanti, soprattutto giovani, non lo conoscevano? Come avrebbe potuto essere accolto questo fumetto da parte di chi, invece, Langer l’aveva conosciuto?

Una buona risposta l’abbiamo trovata in una delle più belle recensioni che In fondo alla speranza abbia ricevuto. Alessandra Zendron, che di Langer fu amica e compagna di militanza così ha raccontato su “Questotrentino”: “Avevo ascoltato un’intervista dei due autori a Radio Radicale, e mi ha di nuovo colpito la chiarezza con cui i due giovani hanno compreso alcuni aspetti essenziali della sua militanza e della sua persona. […] Il libro non è una biografia, ma è sorprendente quanto ci si ritrovi di Alex in quest’opera di finzione, ambientata nel tempo delle guerre in Jugoslavia. Gobbi ha parlato di una storia “archetipica”, ma nel racconto ci sono la passione, la sua gentilezza e mitezza, il ponte sulla Drina o di Mostar, intrecciati nella memoria di una convivenza difficile e di un’esperienza sofferta e profonda. E la drammatica esperienza di guerra, la lotta interiore fra il pacifismo e la richiesta di aiuto da parte di popolazioni massacrate. […]Con il privilegio della gioventù di non avere tabù, l’hanno messo nel pozzo della morte, e di lì l’hanno fatto volare fuori, insieme alle lettere da recapitare a persone separate dalla guerra, per vivere una storia, e infine ce l’hanno rimesso dentro. Ma hanno capito che “non era un uomo autunnale, autunnale era ciò che lo circondava”. È il “nostro Alexander Langer”, hanno detto, quasi a scusarsi. […] Finora non ho letto nessuna biografia, nessuna antologia che cogliesse così tante verità della sua complicata e ricca esistenza. Con un disegno irreale eppure capace di restituire la dolcezza e l’irriducibile coerenza del protagonista, illustrando in poche immagini un modo di fare politica attiva anzitutto nella pratica personale quotidiana, nelle relazioni, nell’essere presente dove c’è il conflitto, e nel credere in un’Europa diversa da quella che allora rimase immobile di fronte ai massacri fra vicini di casa”.

Ci ha sorpreso quest’articolo: abbiamo trovato degli elementi, degli spunti che noi stessi non avevamo intravisto nel nostro lavoro. Noi abbiamo certamente provato a raccontare Alexander Langer, il suo pensiero e le sue parole, immaginandocelo in missione in una zona di guerra, come spesso è stato nella sua vita, perseguitato da scheletri che compaiono in ogni momento di scontro. Ma allo stesso tempo , descrivendo una vita votata all’impegno pubblico e alla militanza, come fu per Langer e tanti della sua generazione, attraverso il dolore e la fatica che comporta prendere una posizione, abbiamo raccontato anche noi stessi e i vent’anni di crisi e cambiamenti che ci separano dalla morte di Alex.

 Jacopo Frey (Ancona, 1987) è storico e operatore culturale nella città di Bologna, collabora con siti web e riviste autoprodotte, è fra gli animatori del progetto di comunicazione storica Il Caso S. (www.casoesse.org ) dove si occupa di storia, fumetto e letteratura e lavora nell’ambito di progetti di assistenza sociale.  

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4 commenti su “In fondo alla speranza: la graphic novel su Alex Langer

  1. Nazzarena Bernardi dice:

    Ho letto alcuni dei liebri di Alex Langer ( Il viggiatore leggero, Una vita semplice, Fare la pace) li ho trovati molto belli, ma anche drammatici quando descrive i luoghi dilaniati dalle guerre; ma in lui ho trovato sempre una luce di speranza per la pace.

  2. molto vero, penetrante e coinvolgente. e, particolare non trascurabile, molto ben scritto.

  3. Trovskj Trovskj dice:

    La Boldrini e’ sempre attenta: egregio esempio di come si possa coniugare attività istutuzionale e vicinanza alle persone e a ciò che ci accade nella vita di tutti i giorni. Grazie Boldrini !! Molti politici dovrebbero fare altrettanto!!!