Kiara Rojas: “Fare l’infermiera, sogno piccolo ma difficile per un’italiana ‘diversa’”

kiararojasdi Kiara Rojas

“Sono una studentessa del liceo Secco Suardo di Bergamo.

Ho assistito, insieme ad altri 600 ragazzi delle scuole superiori della mia città, alla conferenza organizzata il 10 maggio scorso dalla Fondazione Zaninoni sui temi del lavoro, dell’Europa e delle pari opportunità. Mi hanno veramente colpita le sue parole e, nonostante non sia cittadina italiana, mi sono sentita coinvolta. Gli episodi che lei stessa ha raccontato dimostrano che spesso il ‘sentirsi diversi’ diventi parte costitutiva di una certa identità. E questo è veramente molto triste da varie prospettive.

Lei ha detto che tutti dobbiamo entrare in competizione, sia in ambito scolastico che lavorativo. Ma a volte, in quanto migrante, penso di non poter nemmeno partecipare alla gara. Su che basi un datore di lavoro assume una straniera piuttosto che una concittadina italiana? Su che basi una determinata compagna può meritare sette in italiano e io no? Si pensa subito che ho copiato? Per mia fortuna ho come insegnante una donna straordinaria, ma il mio anno di liceo finisce a giugno. Dopo saranno anche gli altri a valorizzarmi come donna, essere umano?

Ecco tutti gli interrogativi che si affollano nella mia mente. Non penso che ci sia paura nei confronti del diverso, ma indifferenza. So che spesso mi ritrovo a odiare me stessa, la mia origine boliviana, la mia pelle mulatta, il mio accento marcatamente diverso. Pensi che da piccola pensavo che se mi lavavo la faccia con il latte sarei diventata bianca. Che stupida! Sono caratteristiche che, purtroppo, non puoi scegliere di avere o meno. Lei ci ha detto anche di “inseguire i propri sogni”. Tutto facile a parole. Crescendo capisci che non è come nelle favole. Perché i sogni non sempre si avverano e sono secondari rispetto ad altre esigenze: familiari, economiche, burocratiche.

Quanto darei per frequentare l’università ed essere, domani, una buona infermiera. Ma ogni giorno che passa penso che nonostante i sei anni di liceo finirò per fare l’addetta alle pulizie come mia madre. Anche perché lei, in seguito ad un incidente che gli ha quasi provocato la perdita di una gamba, non è più in grado di lavorare. Siamo quattro figli e non ci vorrà ancora molto perché mia madre prenda la decisione di tornare nel nostro paese di origine perché da sola qui non può sostenere tutte le spese.

Tuttavia, io ho deciso di restare, di continuare studiare per cercare di cambiare il mio futuro. L’Italia è anche il mio paese, perché non ne ho conosciuto altri. E tra cinque anni, forse, potrò diventare cittadina a tutti gli effetti”.

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Un commento su “Kiara Rojas: “Fare l’infermiera, sogno piccolo ma difficile per un’italiana ‘diversa’”

  1. dario dice:

    forza Kiara