“La mia passione per l’equitazione capace di vincere anche la cecità”

adaammirata1di Ada Maria Ammirata

A 15 anni la perdita della vista, per un glaucoma che mi ha portato alla cecità totale dopo avere subito diversi interventi chirurgici, ha segnato l’inizio di un cambiamento radicale di tutta la mia vita.Ho dovuto imparare a svolgere tutte le attività che facevo prima, anche con poco visus, alla condizione di buio totale…compreso l’andare a cavallo.

Ho fatto dei corsi di orientamento, ho imparato a girare sui mezzi pubblici da sola, prima con il bastone, poi con il cane guida e la motivazione che mi ha dato coraggio e determinazione per fare tutto questo è stata la mia grande voglia di vivere e il desiderio di poter arrivare al maneggio in autonomia. L’equitazione, infatti, è stata per molto tempo la mia grande passione. L’ho praticata con regolarità fin da quando ero piccola e ho continuato a farlo prima da ipovedente molto grave e poi da cieca assoluta.

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Questo sport è stato una palestra di vita: mi ha insegnato ad affrontare le difficoltà legate alla mia disabilità con coraggio e determinazione forgiando il mio carattere. L’andare a cavallo da non vedente mi ha aiutato a migliorare la capacità di orientarmi prendendo come riferimento quelli chiamati naturali o fissi, per fare un esempio: la siepe dietro alla staccionata di uno dei lati del campo, il rumore delle macchine in lontananza, qualche albero vicino. Il legame tra me e il cavallo è stato un  punto di forza per crescere e migliorare le mie capacità intuitive e sensoriali, anche nella gestione dello spazio.

Da quando ho iniziato ad allenarmi seriamente nel dressage, mio malgrado ho scoperto che per quanto riguarda la postura e la coordinazione motoria mi avevano insegnato ben poco. Nel circolo equestre dove sono approdata grazie ad un’amica, ho trovato oltre a un grande valore umano, una grande professionalità e competenza. Ho iniziato una serie di allenamenti che partivano da terra per migliorare la mia postura da ferma, successivamente anche in sella, e nonostante andassi a cavallo da anni, ho dovuto fare tantissime ore di lavoro alla corda, che mi ha aiutato moltissimo a capire il bilanciamento del mio corpo, il vero ritmo del trotto, quanto può influire la mia rigidità sulla schiena del cavallo, e come un piccolo movimento può trasmettere al cavallo svariate informazioni, per dirla in gergo equestre, il valore di comunicazione che ha un buon assetto.

Nel 2010 ho cominciato l’attività agonistica di Dressage Paralimpico. Con un allenamento molto duro, con tanta grinta e impegno ho ottenuto la medaglia d’oro ai Campionati Italiani assoluti di Equitazione  Paralimpica 2012; mi sono classificata al quarto nel Concorso Internazionale di Casorate Sempione 2012; sono stata inserita nella ranking list federale tra gli otto atleti di interesse nazionale per rappresentare  l’Italia alle Paralimpiadi 2012; ho vinto la medaglia d’argento al Campionato Regionale Lazio dressage nel 2013.

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Nell’immaginario comune l’equitazione è uno sport individuale, anche se in realtà si parla sempre dell’insieme di cavallo e cavaliere. Per i non vedenti, nello sport equestre, è importante il rapporto di fiducia che si istaura con il proprio cavallo, ma ancora di più con la figura di caller/ guida, che può coincidere con l’istruttore.  Siamo un trinomio e l’equitazione in questo modo diventa uno sport di squadra, non si è mai da soli, ma si deve collaborare, affidarsi e fidarsi dei propri compagni. In questa squadra ogni ruolo è ben definito e, per rendere al massimo, c’è bisogno di stima reciproca perché l’atleta non vedente deve spostarsi in tutte le direzioni attraverso il continuo confronto con i caller e in collaborazione con  il proprio cavallo.

Nonostante l’importanza dello sport, però, ci tengo a sottolineare che questa è solo  una parte della mia vita. Oggi, a 36 anni, oltre ad essere un’atleta, sono una donna che ha bisogno di realizzarsi in ogni aspetto della propria esistenza. Questo non per sminuire l’importanza della disciplina sportiva, che, al contrario, si è rivelata una grande ancora di salvezza per me, ma per precisare che la vita è fatta da tante componenti come famiglia, lavoro e amici. A differenza di una situazione più ordinaria, però, lo sport nella vita di un non vedente risulta essere, per me come per molti altri, quel ponte fra la negazione del proprio essere e la voglia di vivere e di affermarsi.

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2 commenti su ““La mia passione per l’equitazione capace di vincere anche la cecità”

  1. ugo bolle dice:

    Molti politici dovrebbero fare come la Boldrini che a quanto pare e ‘ pressoché l’ unica a dare spazio a queste questioni tanto importanti quanto dimenticate da tutti!!! Grazie Boldrini!! Non si con fonda con chi urla, offende insulta e poi non conclude niente affondando il ruolo della politica a circo equestre!!! 10 100 1000 Laura BOLDRINI!!!!

  2. lucio dice:

    E’ splendido vedere come ci sia molta gente che riesce a reagire alle vere avversità della vita.
    Io sono sempre del parere che bisogna imparare tanto da queste persone.
    E come sempre un immenso grazie a Laura che ci dà la possibilità di esprimere i nostri pareri