La ‘normalità’ che noi studenti disabili chiediamo alle istituzioni

PicsArt_10-25-06.38.10di Mattia Liguori

Chi lo avrebbe mai detto che la politica avrebbe aperto le sue porte a noi ragazzi disabili?

Ed invece quello che per tanti di noi poteva sembrare solo un sogno oggi si è realizzato. Il format dell’incontro che si è tenuto oggi a Montecitorio, in occasione della Giornata mondiale per le persone disabili, è stato di scambio e di domande sul modello del question time parlamentare. Una formula che ha permesso a noi ragazzi di interagire in modo propositivo con le istituzioni, parlare ed essere ascoltati.

La cosa davvero straordinaria è stato il confronto tra noi; diverse regioni, gradi e tipologia di disabilità riuniti sotto lo stesso tetto, quello dell’impegno e della rappresentanza. Certo l’emozione è stata forte ma la consapevolezza di essere lì a fare un pezzo di storia (la nostra storia!) ha superato l’imbarazzo di parlare in pubblico in diretta televisiva.  La mia storia come quella di molti altri ragazzi sordi dalla nascita è quella “quasi” normale di qualsiasi altra persona. Ecco normalità: questa parola che molti usano banalmente tutti i giorni per noi è una dura conquista da sudare, nella scuola, nello sport, nella vita quotidiana e, quindi, raggiunta l’autonomia, siamo disposti a mettere a disposizione di altri la nostra esperienza. Ecco perché è indispensabile esserci oggi ma anche esserci tutti i giorni dentro le istituzioni e nelle associazioni. Le richieste che abbiamo sottoposto ai rappresentanti del Governo e ai presidenti delle Commissioni parlamentari presenti all’iniziativa sono chiare e semplici e possono riassumersi in una parola chiave che è “ascolto”. La scuola, gli enti locali devono ascoltare le nostre istanze, ma non per mero pietismo,  ma per il convincimento non retorico del valore aggiunto che una persona disabile può essere nella scuola, nel lavoro, ovunque. Come fare questo passaggio culturale? Solo mettendo noi ragazzi, noi giovani disabili al centro di un progetto di comunicazione.

Io mi alzo spesso la mattina e so che dovrò affrontare le mille insidie di una giornata nella quale incontrerò persone che nulla o poco sanno della mia disabilità, a partire dagli insegnanti e gli operatori che, a vario titolo, lavorano nella scuola per i quali noi tutti, che abbiamo fatto parte del progetto del Miur, il Ministero per l’istruzione, l’università e la ricerca, chiediamo formazione e informazione obbligatoria.

La tecnologia è un altro punto sul quale abbiamo dibattuto molto; libri digitali, insonorizzazione delle aule ma anche stampa in braille e tante altre opportunità che la modernità ci offre. Ma se da una parte l’uso delle innovazioni è essenziale dall’altra non dovremmo mai perdere di vista la necessità di comprensione, umanità e sensibilità di chi opera nel mondo della disabilità.

Mattia Liguori è nato e cresciuto a Perugia, 20 anni, studente e ragazzo sordo dalla nascita. Porta da sempre le protesi acustiche e grazie ad una riabilitazione logopedica ha acquisito il linguaggio orale. Grazie a questo percorso, e dopo aver superato molte difficoltà, è ben inserito nella società. Fa teatro e si dedica alle iniziative dell’associazione Fiadda Umbria onlus (sezione ragionale) che sostiene e accompagna le famiglie con persone sorde nel loro cammino.

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Un commento su “La ‘normalità’ che noi studenti disabili chiediamo alle istituzioni

  1. da molti anni a roma, nelle scuole e nell’ambito di qualsiasi società, i giovani disabili vengono aiutati da tutti a patto che loro si sentano normali e non si chiudano in se stessi per le loro disabilità. tra tanta indifferenza ho notato più volte che se un portatore di handicap fa un gesto per chiedere aiuto per scendere da un’auto o per percorrere tratti di strada non c’è persona che non si renda disponibile e lo fa volentieri. stessa cosa constatata da me quando i miei compagni di liceo necessitavano di sostegno fisico o psichico. erano i ragazzi e le ragazze più spiritose e simpatiche forse perché c’era un lavoro costante da parte dei familiari e loro, apparentemente, avevano la sensazione di essere normali. non mi sembra, a dire il vero, un grande passo in avanti perché la solidarietà, in una città grande e dormiente come roma, c’è sempre stata.