L’acqua rubata nel cuore di Roma

Anna Istanbuldi Anna Mazzone

Fino a un anno fa quando sentivo parlare di mancanza di acqua pensavo che il problema riguardasse qualcuno molto lontano da me.

Ci sono 1 miliardo e mezzo di persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua potabile. Da diversi mesi tra queste persone, oltre agli abitanti del Darfur e della Somalia, ci sono anche i 300 inquilini del Supercondominio di Via Giolitti a Roma, ai civici 101, 119 e 137. Novanta appartamenti e vari negozi nel cuore della Capitale che rischiano continuamente di restare senza acqua. L’ultima volta i rubinetti sono rimasti a secco per otto giorni. Era la settimana di Pasqua.

E’ già successo 5 volte negli ultimi mesi. Viviamo con le vasche sempre piene di acqua e bottiglie sparse in tutta casa, perché gli idraulici di Acea Ato 2 arrivano senza alcun preavviso, staccano il contatore unico e se lo portano via. Non serve provare a dissuaderli, spiegargli che l’acqua è un bene essenziale e comune, che c’è stato un referendum, che tra gli abitanti del Supercondominio ci sono anziani e bambini. Gli idraulici Acea scrollano le spalle e dicono di eseguire solo degli ordini. Qualche volta, per sentirsi più forti di fronte agli inquilini arrabbiati, si presentano con i Carabinieri. Come se fossimo tutti dei criminali, qui nel Supercondominio di via Giolitti.

Acea sostiene che siamo morosi di più di centomila euro. Un debito macroscopico, contratto in due anni (da marzo 2013) e che l’azienda non riesce a motivare, pur esigendolo. Finché il debito non sarà saldato, Acea continuerà a mandare i suoi idraulici a toglierci l’acqua. Non a ridurne la pressione, come decreta la legge, ma a toglierla del tutto, causando problemi igienico-sanitari e di sicurezza: nel caso di un incendio nei tre edifici al centro di Roma come faremmo a spegnerlo?

L’assurdità è che l’acqua non ce l’hanno nemmeno i condomini che hanno regolarmente pagato. E l’acqua in via Giolitti costa cara: in media un appartamento di 70 mq con un inquilino arriva a pagare anche 800 euro l’anno. Follia!

Il paradosso è che il principale moroso è il Comune di Roma, a cui è stato recapitato un decreto ingiuntivo di più di 63.000 euro. Lo stesso Comune di Roma proprietario di più di metà degli appartamenti del Supercondominio e del 49% di Acea, che si rifiuta di pagare. Quando abbiamo provato a spiegare all’azienda padrona dell’acqua di Roma che è illegale portare via il contatore a 300 persone, ci ha risposto che “se Acea lo fa è perché lo può fare”. Da mesi in silenzio subiamo questo ricatto e questa vile arroganza.

Acea e Comune tra loro non si parlano. Tradotto: per una guerra intestina tra l’azienda e Roma Capitale i caduti sul campo sono i cittadini. Si potrebbe pensare che ci troviamo in qualche villaggio dell’Africa Centrale, vittime di qualche spietato signore della guerra. Ma, molto più banalmente, siamo a Roma, di fronte alla stazione Termini e agli autobus che ogni giorno portano i turisti all’aeroporto.

Ma non avevamo votato un referendum per l’acqua pubblica come bene primario per ogni individuo? E perché Acea e il Comune non seguono quanto indicato dal referendum? E’ questa la città “Capitale” che si appresta ad accogliere milioni di turisti per il Giubileo e che ha le tasse locali più alte d’Italia?. Per noi del Supercondominio di via Giolitti 101-119-137 questa è solo la Capitale del furto dell’acqua e della vergogna Acea. E’ triste pensare che secoli fa gli antichi romani costruirono il più imponente acquedotto del mondo per far arrivare l’acqua a tutti. Mentre oggi, nel 2015, le autorità chiudono i rubinetti, assetando in modo spietato centinaia di cittadini romani.

Anna Mazzone è una giornalista e una inquilina del Supercondominio di Via Giolitti a Roma, dove da mesi più di 300 persone rischiano ogni giorno di restare senza acqua a causa di arbitrari interventi di Acea Ato 2

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2 commenti su “L’acqua rubata nel cuore di Roma

  1. Davide dice:

    Buongiorno.

    Considerato che il primo “moroso” è il comune di Roma nei confronti di ACEA, che evidentemente punta solo al profitto come una normale S.p.a. (questo non giustifica affatto il comportamento di ACEA, si chiaro) si dovrebbe puntare alla ri-pubblicizzazione totale di ACEA, trasformandola da S.p.a. in azienda speciale (come fatto da Napoli nei confronti della ARIN S.p.a.). In questo modo si risolverebbe la morosità del comune di Roma (che non potrà mai essere moroso nei propri confronti) e, soprattutto, ai cittadini che abitano il supercondominio non si potrebbe togliere l’acqua, in quanto la responsabilità sarebbe totalmente del comune di Roma che, come Ente pubblico, non potrebbe farlo in quanto il sindaco, primo responsabile sanitario del proprio territorio, non potrebbe essere l’artefice di eventuali malattia dovute alla scarsa igiene personale dei propri cittadini, dovute alla mancanza d’acqua.

    Cordialmente.

    Comitato per l’Acqua Bene Comune della Provincia di Varese.

  2. Elisabetta dice:

    Sempre (ormai è una consuetudine) mi chiedo come è ridotto il nostro Paese, anche se questa è una frase trita e ritrita, che non consola, anzi ci piomberebbe nella più cupa disperazione se non avessimo le preoccupazioni familiari a distoglierci da quel pensiero. Gentilissima signora Mazzone, non potete fare niente per il vostro caso? penso che abbiate consultato degli avvocati. “Ahi serva Italia di dolore ostello…” Nulla cambia: ciò che avveniva al tempo di Dante, si ripropone anche oggi. Auguri.