L’Europa serve, ma a vocazione sociale

logo conf 2Il sindaco di un paese del meridione d’Italia che grazie ai fondi europei ha restaurato il centro storico.

L’agricoltore che coi contributi di Bruxelles ha costruito una serra ad alta tecnologia e crea ricchezza nel rispetto dell’ambiente. Lo studente che con gli scambi Erasmus si è guadagnato un’opportunità di formazione che ora può spendere sul mercato globale. L’imprenditrice che dice grazie all’Europa perché la semplificazione dei procedimenti giudiziari le permette di riscuotere i suoi crediti in un altro Paese con una velocità che ieri sarebbe stata impensabile.

Nell’Europa che si avvicina al voto, storie così è indispensabile conoscerle e farle conoscere, ora che i movimenti antieuropeisti alzano la voce e sperano di fare il pieno dello scontento. Contro la demagogia populista, che addebita alle istituzioni europee la responsabilità del disagio sociale, serve ricordare anche quello che l’Europa ha già cambiato in meglio nelle nostre vite. Ed è utile sottolinearlo soprattutto per i più giovani, che non hanno vissuto l’intera evoluzione del progetto europeo.

Non perché ci vada bene l’Unione come è oggi: il modo in cui ha affrontato la crisi iniziata nel 2008 le ha meritato critiche aspre e giustificate. Le risposte sono state spesso tardive e insufficienti. Non è corretto, tuttavia, addebitare all’Europa le carenze e gli errori compiuti dai governi nazionali: le occasioni sprecate nell’utilizzo delle risorse disponibili, le mancate riforme, la disattenzione verso i più deboli, le possibilità negate ai giovani. Domandiamoci anche se non sarebbe stato possibile migliorare la qualità della spesa per sostenere di più la ricerca, l’innovazione e la formazione del capitale umano.

Ma la soluzione non può essere quella che, purtroppo, da tanti viene evocata in modo strumentale: fare a meno dell’Europa. La dimensione dei problemi da affrontare impone a tutti noi di lavorare insieme; nessuno dei nostri Paesi è in grado di fare da solo e di reggere ad una competizione globale sempre più aggressiva. C’è bisogno di più Europa, di un vero governo dell’Unione, che consenta al nostro continente di mantenere un ruolo di protagonista a livello internazionale. C’è bisogno di un’Europa che corregga gli errori compiuti e abbia il coraggio di rinnovarsi, nella consapevolezza degli effetti positivi che già vivono quotidianamente i suoi cinquecento milioni di abitanti.

Per dare risalto alle proposte di cambiamento, ma anche ai traguardi già raggiunti, la Camera dei deputati ha promosso per il 13 e 14 marzo a Roma, insieme al Parlamento ellenico, una conferenza internazionale dedicata al “valore dell’Europa”, alla quale prenderanno parte le delegazioni del Parlamento europeo, del Consiglio d’Europa, dei Parlamenti degli Stati dell’Unione e di quelli candidati ad entrarvi. Padroni di casa Italia e Grecia insieme, cioè i due Paesi che in questo 2014 ricoprono in successione la Presidenza del Consiglio dell’Ue e che, sia pure in modo diverso, hanno pagato a caro prezzo la crisi economico-finanziaria. Una prospettiva mediterranea dalla quale riesaminare le scelte di questi anni in cui l’Europa è sembrata troppo concentrata sulla stabilità dei sistemi finanziari e creditizi. E’ indispensabile ora rilanciare la crescita e le politiche per il lavoro: l’Europa non può esercitare alcuna attrattiva sui suoi cittadini se la disoccupazione giovanile è la più alta di sempre, se i diritti dei lavoratori vengono erosi, se i tagli alla sanità pubblica fanno riaffiorare in alcuni Paesi malattie debellate da decenni. E deve avvertirsi più chiaramente che l’Europa è la terra in cui i diritti fondamentali di tutti vengono rispettati: le crescenti tensioni sociali si scaricano spesso sulle minoranze, su migranti e rifugiati, senza che gli Stati membri riescano a contrastare con efficacia tali violazioni.

Di questi obiettivi parleremo a Roma. Ai cittadini disillusi vogliamo indicare la prospettiva di un’Europa che non si occupi soltanto di bilanci. Se sarà in grado di farlo, recuperando la sua anima originale e la sua vocazione sociale, l’Europa potrà rilanciarsi come straordinario progetto di libertà e prosperità.

Questo articolo è stato pubblicato sull’Huffington Post

Per saperne di più http://bit.ly/1hbDGtX

Segui la diretta sulla webtv della Camera http://bit.ly/Ps4rmy

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2 commenti su “L’Europa serve, ma a vocazione sociale

  1. angela rita iolli dice:

    Gent.ma Presidente Laura Boldrini
    prendendo spunto dalle parole “per noi che abbiamo fatto l’Erasmus l’Europa è la dimensione minima, dove il mondo è la dimensione massima”, possiamo dire quanto l’Europa abbia contato per ogni singolo cittadino. Sin dal lontano sogno di Altiero Spinelli l’Europa ha cercato di riunire sotto l’ala protettrice i suoi abitanti. Non sempre ciò è accaduto e le recenti crisi di più Stati Europei sono lì a dimostrarcelo, ma l’Europa proprio per questo è tenuta a darci risposte. Per troppo tempo pessime speculazioni finanziarie hanno finito col danneggiare chi nel suo piccolo ha cercato di sedere a quel tavolo di intenti comuni. La successiva crisi economica e la sempre più crescente disoccupazione a più livelli hanno fatto il resto. E’ ora di ritornare a discuterne con ricette forti, ma efficaci. Lo si deve ad ogni singolo cittadino e ad ogni singola cittadina, laddove ogni diritto va salvaguardato. Senza tutto questo l’anima originaria dell’Europa e la sua vocazione sociale sono destinate al fallimento. Insieme si può evitare tutto questo, insieme facciamolo, tenendo ben presente gli esempi iniziali, dove senza quello scambio globale forse parleremmo di altro. Grazie Presidente

  2. Russo Antonio dice:

    Non ritengo opportune e valide le varie proposte che chiedono l’uscita dalla moneta europea, cioè dall’euro anche se è verso in Inghilterra paese che non aderisce alla moneta unica che si sta verificando quello stato di emigrazione che all’epoca invece fu verso la Germania non dimentichiamo che loro differenza sia sociale che di carattere politico l’America per prima ha fatto degi stati uniti !!