#milionidipassi, volti e storie di migranti in fuga raccontati da Msf

Foto Loris De Filippidi Loris De Filippi

Sono più di 15 anni che Medici Senza Frontiere lavora in Europa a favore di una delle popolazioni più neglette e criminalizzate: i migranti.

Ricordo ancora nitidamente il giorno in cui è cominciato il nostro cammino a fianco delle persone sopravvissute ai pericolosi attraversamenti del Mediterraneo. Era il 17 agosto 2002, quando visitai per la prima volta l’isola di Lampedusa, a capo di un team di MSF. C’erano almeno 450 cittadini somali nel centro di transito, che aveva allora una capacità di 80 persone. Decidemmo di andarci per toccare con mano quello che stava succedendo e ci trovammo di fronte a una situazione drammatica. Condizioni igieniche precarie, totale assenza di assistenza medica, diffusi episodi di violenza. Molti dei migranti venivano dal campo di Dadaab, ed erano le stesse persone che stavamo assistendo ad Hagadera, Ifo e Dagalahey. Ricordo ancora il sollievo che alcuni di loro provarono alla vista del logo di MSF.

Capimmo allora che era nostro dovere continuare a occuparci di queste persone anche una volta sbarcate sulle coste italiane. Allora come oggi, era poco importante sapere la loro provenienza o lo status giuridico che avrebbero potuto assumere dinanzi alle autorità. Erano fuggiti dalla disperazione, lottavano per la sopravvivenza, avevano bisogni umanitari immediati. E soprattutto, come noi, non avevano frontiere.

Iniziò in quei giorni un incessante lavoro di pressione nei confronti delle istituzionali nazionali ed europee, per spingerle ad assolvere i loro obblighi di assistenza e protezione a favore di persone che si erano lasciate tutto alle spalle per inseguire il sogno di una vita migliore. Avviammo anche progetti di assistenza medica e umanitaria, che ci portarono poi a seguire i migranti lungo le rotte che sono costretti a intraprendere per superare le barriere fisiche e legali costruite dall’Europa: dal Marocco alla Spagna, dalla Libia a Malta, dalla Grecia ai Balcani. In tutti questi anni, abbiamo continuato a testimoniare la sofferenza di queste persone e curato i traumi e le sofferenze provocate dai viaggi pericolosi, i segni fisici lasciati dalle violenze subite e la fatica generata dalle loro vite clandestine.

Oggi mi sono imbarcato su una delle navi con cui MSF ha deciso di attivare proprie operazioni di soccorso nel Mar Mediterraneo. In molti ci hanno domandato i motivi di questa scelta: non è una provocazione, ma la naturale prosecuzione di un cammino iniziato a Lampedusa 15 anni fa. Attendere i sopravvissuti sulle coste, mentre ogni giorno centinaia di persone rischiano la vita per fuggire dalla disperazione, nella quasi completa inerzia dei governi europei, era diventato per noi del tutto inaccettabile. Dal 2000 a oggi, più di 22 mila profughi hanno perso la vita attraversando il Mar Mediterraneo. Abbiamo i mezzi e la capacità per intervenire, e del resto salvare le vite messe a rischio dalle emergenze umanitarie è il nostro lavoro e la ragione per cui esistiamo.

Siamo ben consapevoli che il nostro potrà essere solo un contributo parziale e che, in generale, le operazioni di ricerca e soccorso in mare non costituiscono in alcun modo la soluzione al problema, ma un rimedio transitorio per attenuare le conseguenze delle politiche d’immigrazione restrittive messe in campo dall’Europa, che non offrono alle persone alternative sicure per cercare protezione. Continueremo ad alzare la nostra voce per mobilitare l’opinione pubblica e convincere le autorità e i governi europei a cambiare drasticamente il loro approccio, che in questi anni si è dimostrato fallimentare e disumano.

Dopo l’ultima grande tragedia in mare, abbiamo ascoltato le parole di cordoglio dai leader europei a Bruxelles, Berlino, Londra, Parigi e Roma. Purtroppo sono state lacrime di coccodrillo, risuonate alle nostre orecchie come un ulteriore, insopportabile insulto alle vittime e ai sopravvissuti. All’Europa e al governo italiano chiediamo uno sforzo umanitario e scelte politiche coraggiose: vie legali e sicure per le persone che hanno bisogno di protezione; il rafforzamento su vasta scala delle operazioni di ricerca e salvataggio in mare; piani di emergenza per fornire condizioni di accoglienza adeguate in caso di aumento degli arrivi sulle coste italiane.

Medici Senza Frontiere ha appena lanciato #MILIONIDIPASSI, una campagna di sensibilizzazione sulla sofferenza e i bisogni delle popolazioni in fuga; sul coraggio e la determinazione di chi porta loro il soccorso e le cure mediche di cui hanno bisogno; sulle responsabilità e i doveri di governi e attori non statali che dovrebbero garantire loro l’assistenza e la protezione a cui hanno diritto. Ma soprattutto, #MILIONIDIPASSI è un appello alla mobilitazione delle nostre coscienze, perché solo riconoscendo i volti e le storie che si nascondono dietro ai passi di chi è costretto alla fuga è possibile restituire loro la dignità, l’assistenza e la protezione che meritano.

Loris De Filippi è presidente di MSF Italia. Maggiori informazioni e adesioni alla campagna su: www.milionidipassi.it

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