Studiare gli uomini per fermare la violenza sulle donne

cristinaoddone_1di Cristina Oddone

Studiare gli uomini per comprendere la violenza sulle donne: riconoscerli parte del problema per coinvolgerli nella ricerca di soluzioni.

E’ quello che ho fatto in lunga osservazione presso il CAM – Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti, nato a Firenze nel 2009. I risultati di questo studio sono nella mia tesi: “Uomini in transito. Etnografia di un centro d’ascolto per uomini maltrattanti”.

La ricerca, premiata a Montecitorio come miglior tesi sul tema della violenza contro le donne, ha privilegiato il punto di vista degli uomini, in quanto autori di violenza, analizzando le loro credenze e opinioni rispetto a tre questioni fondamentali: la relazione con la moglie o compagna, il rapporto con la violenza, la propria idea di sé.

Gli uomini che frequentano il centro sono “uomini normali”: della classe media, istruiti, in alcuni casi professionisti, per lo più incensurati. Nell’analisi non si trattano casi di femminicidio né esperienze di uomini detenuti per aver commesso violenza ma storie di uomini che in maniera volontaria decidono di affrontare il problema della violenza – fisica, economica, psicologica, sessuale – in ambito familiare e nelle relazioni d’intimità. Molti di loro arrivano a contattare il centro nel tentativo disperato di recuperare la relazione con la moglie o il rapporto con i propri figli, spesso a seguito di qualche episodio particolarmente grave: una visita al pronto soccorso, una denuncia, la separazione imminente; in altri casi arrivano a seguito di un “consiglio” da parte di operatori sociali o personale socio-sanitario.

Dalla ricerca emerge come la costruzione della soggettività maschile sia ancora molto centrata sull’uso dell’aggressività: per affermare la propria identità di genere, per stabilire le gerarchie nel rapporto con la compagna, per essere riconosciuti e rispettati nella cerchia degli altri uomini. L’esperienza della violenza è tuttora un tratto fondamentale nell’educazione dei maschi, fin dalla prima infanzia, e finisce per sedimentarsi in reazioni corporee, automatismi, e comportamenti acquisiti, spesso considerati naturali o socialmente accettati.

Grazie all’esperienza dei centri antiviolenza e dei centri per uomini autori sappiamo che alcuni atteggiamenti apparentemente banali, se osservati con attenzione al contesto e alle dinamiche relazionali, possono indicare i primi segni della violenza nei confronti delle donne: si tratta per esempio del tentativo di controllare la vita dell’altra, di esercitare un potere sulla sua libertà individuale, così come la tendenza a svalorizzare la persona e le sue scelte. La letteratura parla di continuum della violenza, “from vigilance to violence”, dalla violenza verbale, al controllo psicologico, in alcuni casi fino alla morte.

Il femminicidio spesso viene descritto dalla stampa come un atto di follia, un gesto che avviene all’improvviso; in realtà può essere preceduto da una serie di comportamenti apparentemente innocui, molto spesso socialmente approvati o addirittura sostenuti. Sessismo, discriminazione, certe forme di galanteria che presuppongono la fragilità femminile sono alcuni degli aspetti su cui può crescere la violenza di genere.

La presa in carico psico-sociale degli uomini autori di violenza – e lo studio delle loro azioni e motivazioni – è un passo necessario per la ricerca di soluzioni al problema della violenza. Ancora oggi le indagini su questo fenomeno sono prevalentemente orientate alle vittime, mentre per lo più si ignorano le opinioni maschili rispetto alla violenza e lo studio di quei comportamenti che, in maniera graduale, possono condurre ai tragici casi di femminicidio che ottengono ampia visibilità nella cronaca nazionale. In un momento in cui il Family Day e le battaglie contro la cosiddetta “teoria del gender” raccolgono ampi consensi diventa difficile promuovere il pensiero critico intorno ai ruoli e agli stereotipi di genere. Assistiamo a un’ondata di conservatorismo o backlash, in un sistema di valori in cui i ruoli tornano a essere predefiniti e fissi, legittimando la persistente disuguaglianza tra i generi come un fatto naturale.

Proprio per questo è importante mantenere un’attenzione costante alle relazioni tra donne e uomini, coinvolgendo anche questi ultimi in un’assunzione di consapevolezza e mobilitazione attiva, per continuare a riflettere su quanto la violenza contro le donne sia anche l’effetto di stereotipi codificati e di condizionamenti di genere, per gli uni e per le altre.

Cristina Oddone è laureata in Scienze della Comunicazione (Università di Bologna). Dopo diversi anni di lavoro all’estero (Avila TV, Caracas, Venezuela), Cristina Oddone ha conseguito il dottorato in Sociologia (Università di Genova) con una tesi sulla violenza maschile contro le donne dal punto di vista degli uomini. Dal 2010 è assegnista di ricerca per l’Università di Genova e ha realizzato studi sul carcere e sulla violenza di genere. E’ membro attivo del Laboratorio di Sociologia Visuale della stessa università e, in qualità di regista, ha realizzato diversi documentari associati alla ricerca sociale (Loro Dentro, 2012; M&F – Io maschio tu femmina, 2013). Al momento sta lavorando ad un documentario sulla costruzione storico-sociale del maschile in Italia, in collaborazione con l’associazione Maschile Plurale. 

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2 commenti su “Studiare gli uomini per fermare la violenza sulle donne

  1. nuccio dice:

    Gentilissima Presidente dottssa Laura Boldrini, molto importante la parte che riguarda l’infanzia, i pilastri della nostra vita. Io quando ero bambino andavo d’estate
    in vacanza a Scilla , dove i miei nonni entrambi del 1897,, , da parte di mamma coltivavano un grande
    terreno, ma molto grande, del marchese Zerbi di Reggio Calabria. Ricordo che mio
    nonno, tutto il giorno gridava con tutti: con quelli che raccoglievano le arance,
    con quelli che curavano le olive, con chi si occupava degli orti con i cani , gatti,
    i bovini, ovini ecc, gli unici che non gridava era con noi , anzi ci raccontava
    di quando era in guerra sul Piave e poi in America con il bastimento. Al
    al contrario mia nonna quando il nonno gridava gli diceva :- E stai un po’
    tranquillo- e mio nonno rispondeva vedi, se non grido non fanno niente. Pero’
    qualche giorno dopo mentre mio nonno gridava, mio nonna gli diceva :- Luigi guarda che domani io vado al paese in banca- e mio nonno rispondeva si si si
    Quando poi io diventai grande capii che chi gridava e pensava di comandare
    era mio nonno, ma i cordoni della borsa li teneva mia nonna, il sesso debole
    si fa per dire, perche’ l’unica cosa che lo potrebbe impensierire e’ il latte
    quando sta per bollire

  2. ho notato, col passare degli anni, un’involuzione comportamentale che riguarda più gli uomini che le donne. pochi sono gli uomini che aprano la portiera della macchina alla compagna o alla collega o alla propria sorella. stessa cosa al bar. gli uomini che porgono il bicchiere sono rarissimi. passando alla coppia il primo sentimento dovrebbe essere a mio avviso il rispetto anche in assenza di amore. se c’è amore si ama tutto ed in particolare la libertà. difficile comprendere gelosie immotivate. se uno di loro ha maturato l’idea della fine del rapporto l’altra persona, pur con sofferenza, deve con civiltà accettarlo. non credo nel recupero degli uomini violenti perché la mia esperienza mi ha insegnato che le persone non cambiano.